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13 Marzo 2012

Odontoiatria è ancora appetibile?

Visto da Fuori

di Norberto Maccagno


Da qualche anno, circa il 10% degli studenti iscritti a odontoiatria, appena ne hanno la possibilità, si trasferiscono al corso di medicina. Il dato non è ufficiale: l'abbiamo rilevato confrontando il numero dei laureati con quello degli iscritti e raccogliendo le sensazioni di alcuni Direttori dei corsi universitari di odontoiatria. Probabilmente la percentuale di abbandoni sarebbe molto più alta se i posti a medicina fossero superiori.
Un calo di appeal verso la professione di dentista?
Sicuramente ha ragione la prof.ssa Antonella Polimeni, presidente del Collegio dei Docenti e direttore del Dipartimento di scienze odontostomatologiche dell'Università Sapienza di Roma quando ci dice (si veda l'intervista alle pagg. 2-3) che il fatto non deve essere visto negativamente e che, alla fine, odontoiatria attrae ancora molto i giovani italiani. Non si spiegherebbero gli oltre diecimila iscritti per poco meno di 900 posti disponibili - quest'anno il test di ammissione era unico tra medicina e odontoiatria e i candidati erano oltre 98mila, un posto ogni 9 candidati.
Mi piace molto il termine utilizzato dalla professoressa Polimeni a commento del numero di aspiranti: "numeri da epidemiologia". E da presidente del Collegio dei Docenti rileva come gli studenti che oggi frequentano il corso di laurea in odontoiatria sono più motivati di un tempo, perché conoscono le difficoltà che incontreranno nell'entrare nel mondo del lavoro. Ma le difficoltà saranno più o meno pesanti di quelle che troverà un laureato in legge o in economia?A confermare come odontoiatria sia ancora una professione ambita sono gli escamotage adottati da coloro che non riescono a superare i test di ingresso o da chi vede nella formazione universitaria un business.
Su questo ultimo aspetto abbiamo più volte parlato, soffermandoci in particolare sulla possibilità offerta dagli atenei privati esteri. Un provvedimento del ministro dell'Istruzione, Francesco Profumo, recentemente firmato e pubblicato in Gazzetta Ufficiale, non autorizza l'Università Ferdinando Pessoa di Lisbona a svolgere in Italia attività didattica per il conseguimento della laurea in odontoiatria. L'autorizzazione, d'altra parte, avrebbe sicuramente aperto le porte agli istituti esteri che vedono nella formazione universitaria in odontoiatria in Italia un potenziale business.
Il provvedimento chiude definitivamente una querelle che da mesi preoccupava sindacati e organismi istituzionali della professione e del mondo universitario odontoiatrico, preoccupati della possibilità che una università estera potesse aprire una sorta di succursale per fare studiare in Italia studenti iscritti all'Ateneo portoghese.
I rappresentanti di Aio, Andi, Cao, Collegio dei Docenti e Conferenza permanente dei corsi di laurea in odontoiatria, che hanno svolto un lavoro unitario di lobbyng contro questa possibilità, "auspicano che venga definita una norma legislativa che escluda la possibilità che iniziative di tal genere possano essere  reiterate".
Un altro provvedimento, che va però nel senso opposto, è la sentenza del Consiglio di Stato (Sez. VI, ordinanza 15 febbraio 2012, n. 647), che può stravolgere i delicati equilibri degli Atenei sede di corso di laurea in odontoiatria, in quanto permetterebbe di assegnare i posti lasciati liberi dagli studenti extracomunitari, 59 solo quest'anno, secondo il Miur, ai cittadini comunitari.
I giudici di Palazzo Spada hanno infatti accolto il ricorso degli avvocati Santi Delia e Michele Bonetti, ammettendo uno studente al corso di laurea in odontoiatria di Messina.
"La sentenza del Consiglio di Stato" spiegano attraverso un comunicato stampa i due avvocati protagonisti di tante battaglie contro il numero chiuso e il diritto allo studio "mutando indirizzo rispetto agli ultimi arresti, hanno ritenuto illegittima la scelta del Miur e degli Atenei di non assegnare ai pretendenti comunitari i posti liberi inizialmente riservati ai cittadini extracomunitari e rimasti vacanti. L'ex Ministro Gelmini, in una delle sue ultime dichiarazioni da reggente del dicastero di Piazzale Kennedy, aveva dichiarato di volere che i posti riservati a extracomunitari fossero riassegnati agli studenti italiani e comunitari che sono rimasti fuori dalle graduatorie. L'ennesima promessa del Ministero rimasta inattuata: difatti rimangono posti mai assegnati, né ai comunitari, né agli extracomunitari".
Proprio nei giorni scorsi il Ministero dell'Università non aveva concesso, cosa invece valida per medicina, l'ammissione di nuovi studenti per coprire i posti non assegnati agli studenti extracomunitari (67 quelli previsti per l'anno 2011-2013, 8 quelli assegnati).
Infine, sempre sull'argomento, arriva la decisione del Tar regionale della Calabria (sentenza 15 del 28 gennaio 2012) che ha ammesso (con riserva) il trasferimento di uno studente italiano iscritto al terzo anno dell'Università dell'Ovest "Vasile Goldis" della Romania presso l'Università degli Studi Magna Grecia di Catanzaro.
Il ricorrente si era rivolto al tribunale amministrativo dopo che l'Ateneo italiano aveva sostenuto che non fosse consentito a uno studente proveniente da una Università comunitaria di ottenere il trasferimento in Italia senza aver superato il test di ammissione.

n.maccagno@d-press.it

GdO 2012;3:1-3

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