Nell'intervista del vice direttore del Censis, Carla Collicelli, che abbiamo pubblicato sul GdO 5;2012 (pagg. 2-3) era emersa con forza la necessità di compensare la riduzione dell'assistenza del Servizio sanitario nazionale causata dai tagli alla spesa con servizi offerti dalla sanità integrativa. Tagli alla spesa pubblica che hanno penalizzato gli investimenti, costringendo 9 milioni di italiani a non curarsi. E proprio la sanità integrativa è stata protagonista durante il Welfare Day in cui il Censis ha presentato una propria indagine che ne ha tracciato il ruolo nel Ssn.
Secondo quanto emerge, la spesa pubblica è in flessione, mentre cresce quella privata (+25,5% negli ultimi tre anni), con la conseguenza che chi non può pagare di tasca propria medici e analisi rinuncia alle prestazioni.
E a determinare questo crollo verticale del ritmo di crescita della spesa pubblica sono principalmente piani di rientro e spending review, spiegano dal Censis. Tanto che si è passati da un tasso di incremento medio annuo del 6% nel periodo 2000-2007 al +2,3% del periodo 2008-2010.
La flessione si registra soprattutto nelle regioni con piano di rientro, dove si è passati dal +6,2% all'anno nel periodo 2000-2007 a meno dell'1% di crescita media annua nel periodo 2008-2010. La spesa sanitaria privata invece è aumentata più che nel periodo pre-crisi: +2,2% medio annuo nel periodo 2000-2007 e +2,3% negli anni 2008-2010 (l'incremento complessivo nel periodo 2000-2010 è stato del 25,5%).
Sanità integrativa
Ma al di là di questi risultati, la ricerca del Censis ha provato a fotografare, dopo alcuni anni, la sanità complementare: un universo composto da centinaia di Fondi integrativi, che vanno a beneficio di oltre 11 milioni di assistiti e svolgono un ruolo sostitutivo, colmando in certi casi i vuoti dell'offerta pubblica italiana.
Ma quali sono le motivazioni che portano alla scelta di pagare di tasca propria le visite mediche, gli accertamenti diagnostici e i ricoveri, rivolgendosi all'assistenza sanitaria a pagamento?
"In generale" aveva raccontato la Collicelli nel corso dell'intervista "il ricorso a prestazioni e servizi sanitari a pagamento dipende da un mix di fattori, tra cui i più importanti sono lo stato dell'offerta pubblica (di fronte a un deficit di servizio pubblico, è logico attendersi un incremento del ricorso al privato e, dunque, della spesa out of pocket), il livello dell'efficienza pubblica (se l'offerta pubblica esistente è inefficiente, è naturale attendersi un incremento del consumo privato), e le attitudini, le propensioni e le preferenze per il privato a pagamento di per sé (ovvero aspetti soggettivi dell'utenza, come la preferenza per un maggior comfort, la richiesta di prestazioni personalizzate o di una specifica équipe medica e così via)."
"È chiaro" sono ancora le parole del vice direttore del Censis, "che la spesa privata è indotta da un'articolazione delle motivazioni molto ampia in cui, agli estremi, si collocano, da una parte, i soggetti che scelgono liberamente di rivolgersi al privato, in cerca di trattamenti personalizzati e di maggiore qualità, dall'altra, le persone che ricorrono a prestazioni private per iniquità o lentezze nelle modalità di accesso ai servizi e alle prestazioni sanitarie".
"Relativamente a quest'ultimo punto, i dati di ricerche da noi condotte evidenziano come sia alta la quota di cittadini che sceglie di rivolgersi al mercato privato delle prestazioni e dei servizi sanitari per ragioni legate alla lunghezza delle liste di attesa. I deficit dell'offerta pubblica con riferimento a questi aspetti, soprattutto per quanto riguarda gli accertamenti diagnostici e le visite mediche specialistiche, rappresentano una delle principali motivazioni per le quali gli italiani scelgono di pagare per intero le varie prestazioni sanitarie."
Dal Censis il punto sui fondi
Ma cosa ha rilevato questa volta l'istituto di ricerca sui fondi? Innanzitutto va detto che i fondi possono essere suddivisi per tipo di prestazioni erogate: quelli che offrono prestazioni a integrazione di quanto erogato dal Ssn, che per lo più non vengono del tutto offerte dal servizio pubblico, come le prestazioni odontoiatriche, quelli che propongono prestazioni complementari, come per esempio il rimborso del ticket, dei medicinali, delle protesi ortopediche, e così via, e quelli che offrono prestazioni sostitutive, fornite in alternativa a quelle già erogate dal Servizio sanitario nazionale, come, per esempio, ricovero ospedaliero, interventi vari e così via.
I dati
Dai dati presentati, riferiti al 2010, il 66% delle prestazioni rimborsate e oltre l'89% del totale dei sinistri fanno riferimento a prestazioni che vanno dalle cure odontoiatriche all'assistenza infermieristica, alla fisioterapia, al check-up e alla prevenzione.
È al Nord-Est che la quota di prestazioni assume il valore più alto di frequenza, collocandosi al di sopra del 69%. Il fenomeno è presente pure nelle regioni senza Piano di rientro, rispetto a quelle in Piano di rientro.
Ma i Fondi non si possono suddividere solo per tipologia di prestazioni erogate, ma anche tra quelli Aziendali, quelli legati ai Contratti nazionali di lavoro, quelli a gestione assicurata e quelli a gestione auto-assicurata.
Dal punto di vista dei soggetti coperti, spiega il Censis, si può dire che se i Fondi contrattuali (Ccnl) coprono una quota statisticamente particolarmente elevata del totale degli assistiti dei Fondi coinvolti nella ricerca, i Fondi aziendali mostrano una maggiore articolazione per età e per tipo di inquadramento degli assistiti.
Diversificazione che si collega anche a una maggiore flessibilità e a una maggiore ampiezza di assistiti, con il coinvolgimento dei nuclei familiari e, al loro interno, dei membri più vulnerabili, dai minori agli anziani. Si tratta in questo senso di un valore aggiunto, che costituisce un requisito importante. In termini, invece, di macrotipologie di prestazioni, i Fondi aziendali coprono di più quelle di tipo integrativo e complementare, mentre i Fondi contrattuali sono più coinvolti dalla copertura di prestazioni sostitutive, anche se spesso hanno incluso alcune prestazioni odontoiatriche di base.
Prestazioni frequenti e ad alta intensità
In merito poi alla distinzione tra prestazioni frequenti e prestazioni ad alta intensità, nei Fondi aziendali la quota di importi richiesti per prestazioni di frequenza rispetto al totale è superiore alla quota relativa ai Fondi Ccnl. Ciò significa che questi ultimi sono relativamente più impegnati nella copertura delle prestazioni cosiddette di rischio.
Per quanto riguarda le differenze tra Fondi auto-assicurati e a gestione assicurativa, il Censis rileva che i primi hanno complessivamente meno assistiti, ma risultano molto più articolati quanto a tipo di inquadramento e distribuzione per età, con una cospicua presenza di giovani e anziani.
I Fondi auto-assicurati, rispetto a quelli a gestione assicurata, sono anche maggiormente impegnati nella copertura di prestazioni di tipo integrativo e complementare e di quelle di frequenza, mostrando, quindi, in sostanza una modalità operativa più flessibile, più articolata e più estesa.
Conclusioni
Ricapitolando i dati, quanto alle tipologie, emerge che in quelli aziendali (quasi il 69%) è più alta la quota relativa alle prestazioni di frequenza rispetto a quelli Ccnl (63%). Rispetto al tipo di gestione, invece, risulta che i Fondi assicurati hanno ricevuto una richiesta di rimborsi relativi a prestazioni di frequenza pari a oltre il 57%, contro a oltre il 73,5% di quelli auto-assicurati.
Leggi anche:
-I fondi integrativi: la situazione attuale
Gdo 2012;8:4-5
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