L’istituto del numero programmato sembra essere giunto al capolinea travolto dallo scandalo dei test-truffa. La colpa ovviamente non è del “sistema”, ma del malcostume radicato in alcuni atenei e della mentalità consolidata degli italiani che cercano la via “dell’aiutino” per superare quanto non riuscirebbero a fare legalmente. Una vicenda che potrebbe avere ripercussioni pesanti sulla professione odontoiatrica portando a vedere nei prossimi mesi valanghe di ricorsi e probabili sanatorie parlamentari.
La legge prevede un posto per ogni riunito a disposizione dell’ateneo per i corsi pratici: fino a oggi il rapporto utilizzato per indicare quanti studenti possono essere iscritti è di poco inferiore a 2 studenti per riunito. Quest’anno i posti disponibili totali erano 782 più i 66 riservati agli studenti residenti all’estero. Lo scorso anno erano 877. Ricordiamo che è la stessa Ue a consigliare agli Stati membri di istituire il numero programmato per le facoltà di medicina, odontoiatria e veterinaria. La vicenda dei test truccati riapre la possibilità di fare ricorso e di chiedere l’iscrizione in attesa della sentenza del Tar - che arriva dopo alcuni anni quando i ragazzi avranno dato parecchi esami.
Lo scandalo parte dal test di medicina svolto il 4 settembre - e da quello del giorno seguente per odontoiatria - quando alcuni studenti scoprono che le risposte di 2 delle 80 domande proposte sono sbagliate. Ma il vero scandalo scoppia pochi gironi dopo: la Guardia di Finanza scopre irregolarità ed effettua le prime denunce. Ancona, Bari, Chieti, Catanzaro le prime università coinvolte. Gli inquirenti avrebbero accertato che ogni candidato indagato per entrare avrebbe pagato dagli 8 mila ai 50 mila euro in due tranche: prima e dopo l’ammissione alla facoltà; docenti conniventi avrebbero suggerito le risposte esatte agli studenti. L’inchiesta ha provocato a oggi, la decisione di rifare i test di ammissione a Bari e a Catanzaro. Ma “l’epidemia” potrebbe continuare.
Dopo due anni di sperimentazione della graduatoria unica nazionale, quest’anno si è ritornati all’antico: l’esame si svolge nella facoltà dove lo studente vuole essere iscritto e la graduatoria avviene per singolo ateneo.
I candidati hanno dovuto rispondere a ottanta quesiti a risposta multipla, cinque le risposte indicate di cui una sola giusta. Rimane la criticità sul fatto che la selezione per la scelta degli studenti che potranno diventare i futuri dentisti, avvenga principalmente su domande di cultura generale, alcune improbabili, e non su argomenti inerenti a materie determinanti per il futuro professionale dello studente.
Il ministro Mussi da subito ha inviato ispettori negli atenei, ma ha escluso di far ripetere le prove, se non per gli atenei in cui si riscontreranno irregolarità. Per il prossimo anno però ha annunciato modifiche al sistema. "Il rischio - spiega il presidente Andi, Roberto Calcioni - è che le irregolarità accertate durante lo svolgimento degli esami possano portare a una serie di ricorsi da parte degli studenti che attraverso la via legale potrebbero riuscire a iscriversi ai corsi universitari senza aver superato il test di ammissione e stravolgendo il numero programmato."
GdO 2007; 13
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