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10 Giugno 2008

Ognuno al suo posto

di Cosma Capobianco


Come quelle diaboliche musichette pubblicitarie che si fissano in qualche neurone e non se ne vanno più, così imperversa un ritornello ogni volta che si parla di qualche buona idea, di un progetto interessante, di una cosa necessaria : “mancano i fondi”, se si tratta di un’opera pubblica; “mancano i soldi” se si tratta di privati. La seconda parte del ritornello fa: “ci vorrebbe uno sponsor”, come si dice adesso usando una parola latina con passaporto britannico. I congressi medici non fanno eccezione a questa usanza, anche se i soldi potrebbero pure bastare se si separasse nettamente l’informazione dalla pubblicità e si rinunciasse a certe abitudini (la videoconferenza esiste da anni ma si continua a viaggiare come camionisti, raccogliendo punti Ecm e bollini Agip).
Uno che la pensa così e agisce di conseguenza è il veneziano Luca Dal Carlo che cura i rapporti con le società scientifiche estere e con le università per conto dell’ Accademia italiana di stomatologia implantoprotesica (Aisi).

Dottor Dal Carlo, oggi pare che senza sponsor non si possa neppure seminare l’erba in uno spartitraffico; come fate a organizzare un congresso di implantologia?
Il rapporto con gli sponsor è uno dei temi più delicati nell’organizzazione dei congressi e di tutta l’informazione che li accompagna. Il problema è il ruolo dello sponsor. Se oggi l’informazione scientifica è dominata da alcuni sponsor, dobbiamo ringraziare chi si presta a diventare loro testimonial, diffondendo messaggi pubblicitari travestiti da comunicazioni scientifiche. Chi ha esperienza capisce subito la natura della comunicazione, ma per i giovani colleghi è più difficile. Il congresso mondiale organizzato lo scorso marzo a Venezia da Aisi, Sei e Icoi, era intitolato “Indicazioni alle diverse tecniche di impianto”, in antitesi con gli interessi commerciali di chi vuole continuare a dire, contro ogni evidenza e contro l’interesse dei pazienti, che tutto si risolve con un solo sistema. Noi vogliamo molti sponsor e nessun condizionamento.
Ci contrapponiamo quindi ai congressi e consensus “mono-marca”, che sono fuorvianti e auto-referenziali. Ci contrapponiamo anche a chi non riconosce le priorità scientifiche dei colleghi, impadronendosene per fini commerciali.
Una volta la vostra associazione era una delle pochissime del settore quando nei corsi di laurea l’implantologia era una parola proibita.
Formalmente l’Aisi ha dieci anni, in realtà 35. Infatti, a causa problemi di successione dello storico marchio Gisi di Muratori, nel 1998 i soci più rappresentativi si trasferirono in blocco in un’associazione fondata allo scopo con un nome simile (Aisi), la cui sede permane a Bologna esattamente dov’era prima.
Il Congresso internazionale di Venezia è stato quindi il 35° sommando i 27 organizzati dal Gisi tra il 1970 e il 1997 e gli 8 organizzati dall’Aisi tra il 1999 e il 2008. A questi vanno aggiunti altri 35 congressi nazionali.
Lì sono sfilati tutti i grandi nomi di una volta.
Il palco del Gisi è stato calcato, oltre che dai “quattro moschettieri” italiani (Pasqualini, Garbaccio, Mondani e Tramonte) e dai loro seguaci, da ospiti stranieri che sono poi diventati di rilevanza mondiale, quali Misch,Tatum, Linkow e Weiss. Lo studio dell’inclusione ossea,  del carico immediato, del bicorticalismo, delle diverse forme e superfici, della multi-disciplinarietà nasce nel Gisi di Muratori. L’Aisi mantiene l’impostazione del Gisi, aperta a tutte le proposte terapeutiche.
Che rapporti avete con le altre società del settore?
Abbiamo ottimi rapporti con società internazionali di importante tradizione.Tra queste la spagnola Sei, fondata nel 1959, e l’americana Icoi, cui sono affiliate 60 società scientifiche. Collaboriamo anche con realtà sudamericane e dell’ex Unione Sovietica. Con l’italiana Aioc abbiamo sviluppato una sessione congressuale di poster multimediali nella quale abbiamo consentito di esprimersi a molti giovani promettenti.

 
 

GdO 2008; 8

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