Quale è lo stato di salute della Università italiana, dal punto di vista della formazione odontoiatrica? Quali i percorsi per migliorarla? Come competere con l’offerta formativa delle università private straniere e come garantire agli studenti un percorso, teorico e pratico, che sia conforme alle necessità dei futuri professionisti? Sono queste alcune domande a cui ha cercato di rispondere una tavola rotonda organizzata dalla Cao nazionale a Giardini di Naxos (Me) nell’ambito del congresso “Odontoiatria e società: etica, aggiornamento e tutela della salute”. Dibattito al quale ha partecipato anche il ministro per l’Attuazione del programma di Governo, Gianfranco Rotondi.
Gli atenei, da quanto è emerso dagli interventi, stanno vivendo un periodo non certo sereno: drammatico, addirittura a rischio chiusura, secondo Gregorio Laino, presidente del corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria (Clmopd) della Seconda Università degli Studi di Napoli: “Se non sapremo cambiare rischiamo la chiusura”, sbotta rivolgendosi al Ministro Rotondi. “La formazione pre-laurea” continua “sta vivendo un momento difficile. Alle università si chiede di formare con ancora più attenzione e qualità il futuro dentista, sia dal punto di vista scientifico sia pratico. Per fare questo il mondo universitario si è rimboccato le maniche e ha modificato il modello formativo, portandolo da 5 a 6 anni e dedicando l’ultimo anno alla formazione pratica. Impegno che a oggi non ha avuto un supporto da parte delle Istituzioni, con gli strumenti necessari per attuarlo.” Laino evidenza come siano proprio le regole che impediscono agli atenei di crescere, di strutturarsi adeguatamente e addirittura, di sostituire professori e ricercatori che vanno in pensione.
Ma non solo: i paletti che vengono messi agli studenti per accedere ai corsi, le forme di autofinanziamento imposte, unitamente alle regole che definiscono gli importi delle rette impediscono agli atenei di organizzarsi. Se poi si considera la libera circolazione della formazione a livello europeo, “tra meno di un decennio” è la previsione di Laino “la maggioranza dei giovani odontoiatri che lavoreranno in Italia saranno stati formati in prevalenza all’estero. Certo, il corso di laurea in Odontoiatria e Protesi dentaria è giovane rispetto a quello di Medicina. Ma i suoi trent’anni non devono impedirci di ridisegnarlo. E il cambiamento deve partire da regole pensate per le esigenze dei singoli corsi di laurea, riformando il sistema in un contesto europeo; anche tenendo conto delle conseguenze della migrazione culturale”.
E le difficoltà di organizzare sul campo un percorso formativo che garantisca ai futuri odontoiatri di reggere la concorrenza del mercato arriva dagli interventi di Giuseppe Gallina, presidente del Clmopd dell’Università di Messina e di Ernesto Rapisarda, presidente Clmopd dell’Università di Palermo. “Ci chiedono” interviene Rapisarda “di organizzare un’offerta formativa che potenzi la pratica curando i pazienti. Ma le regole a cui gli atenei oggi devono attenersi non consentono neppure di assumere nuovi docenti e ricercatori per sostituire quelli che sono andati in pensione; figuriamoci acquistare materiale di consumo o, peggio ancora, riuniti per le esercitazioni pratiche e l’assistenza ai cittadini.” Il problema di fondo evidenziato è poi quello che da tempo porta nelle piazze italiane il mondo docente: i tagli ai contributi statali. Gli atenei oggi devono autofinanziarsi, ricordano i rappresentanti del mondo universitario al Ministro Rotondi, ma come possono farlo se da un lato, anche giustamente, si contiene il costo delle tasse universitarie e si agevolano gli studenti più meritevoli permettendogli di laurearsi quasi a costo zero? Con quali soldi è possibile comprare gli strumenti, le attrezzature per la pratica al sesto anno, si chiede ancora Rapisarda? Certamente constatare che in Spagna ci sono centinaia di studenti italiani disposti a pagare 20-30 volte di più per laurearsi non aiuta a fare ragionamenti sereni. Ma per riformare la formazione universitaria bisogna tenere conto anche delle esigenze della professione, che a volte sono in conflitto con quelle dell’Università, che chiede per esempio la possibilità di accogliere più studenti. Ad Alessandro Zovi, componente della Cao nazionale, è toccato il compito di sottolineare i temi su cui professione, università, politica dovranno trovare una linea comune, tenendo conto di tutte le esigenze.
Esigenze che per la libera professione si traducono in contrasto alla pletora, ovvero meno odontoiatri “sfornati” dalle università, che poi si troverebbero senza lavoro. E la richiesta stride con quella dei dentisti che hanno un proprio studio avviato e che vorrebbero avere la possibilità di cedere ai figli la propria attività. E poi ci sono anche temi prettamente ordinistici, ha ricordato Zovi, come la necessità che sia l’Ordine a valutare se gli studenti sono preparati per entrare nel mondo del lavoro attraverso l’esame di Stato, ma anche che l’etica e la deontologia entrino a far parte della formazione. E il Ministro? Sottolineando, positivamente, come la tavola rotonda sia stata la dimostrazione di come l’Ordine non sia un’“eco corporativo ma un’istituzione in grado di portare avanti le esigenze della professione”, si è complimentato per aver indicato un chiaro percorso di intervento. “Il programma da voi tracciato” ha detto il Ministro “è simile a quello del nostro Governo. La riforma degli ordini professionali deve avvenire parallelamente a quella dell’università.” Ricordando come inevitabilmente le riforme accontentino alcuni, ma scontentino altri, il Ministro Rotondi si è reso disponibile per favorire un incontro con il Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, Mariastella Gelmini.
GdO 2010;14
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