Dato un numero certo di guanti, tovaglioli ed aspirasaliva acquistati in un anno, sapendo che l'assistente ha le mani più piccole ed utilizza i guanti diversi da quelli del dentista, che si spreca il 10% del materiale monouso, quante prestazioni odontoiatriche fa lo studio?
La professoressa di matematica di mio figlio direbbe che mancano degli elementi per poter ottenere il risultato. Certamente l'Ufficio delle Entrate che ha effettuato l'accertamento al dentista di Genova contestandogli una presunta evasione, conosce il reddito dichiarato, anche se sembra che il dentista denunciava entro i parametri fissati dagli studi di settore.
Ma la questione è quella che pone il dentista nei suoi ricorsi ovvero: ma i parametri utilizzati dall'Ufficio che ha effettuato il controllo sono corretti? Come si fa stabilire non solo il numero ma il valore delle postazioni effettuate basandosi sul numeri di guanti ed aspira saliva comprati?
Sia la Commissione Tributaria della Liguria e poi, avendo perso, la Corte di Cassazione, hanno rigettato il ricorso. Sappiamo bene che in abito giudiziario avere torto o ragione dipende molto da come il proprio avvocato imposta il ricorso, cosa viene sollevato. In questo caso ci sembra venisse non tanto contestato il calco effettuato ma la metodologia utilizzata per stabilire la presunta evasione.
Infatti la Cassazione, rigettando il ricorso, non entra nel merito del "calcolo" effettuato dall'Ufficio per ipotizzare il "nero" fatto dal dentista, ma conferma che il metodo utilizzato, ovvero ricostruire il valore del reddito in base al numero del materiale acquistato, è coretto. Così come si fa quando la verifica avviene in una fabbrica di bulloni: un bullone pesa "X", quindi si prende la quantità di ferro acquistato, si divide per il peso di un bullone, si toglie la percentuale dello scarto e si ottiene il numero di bulloni fabbricati.
Ma questo metodo non può valere per una prestazione professionale. Vado dall'ingegnere e gli conto i fogli del plotter utilizzati per stampare i progetti e poi dico che visto che aveva comprato 100 fogli ha fatto 100 progetti, e quindi doveva fatturare "X". Ma il foglio serve si per il progetto di un garage che per quello di un condominio, ma gli importi dei progetti saranno diversi.
Stesso discorso per quanto imputato al dentista di Genova. Nel 2005 ha comprato 1.250 aspira saliva. Dando per scontato che in quell'anno li abbia utilizzati tutti e non ne abbia avanzati, per il Fisco dovrebbe aver visto 1.250 pazienti. Ma sappiamo bene che un paziente per effettuare una cura deve recarsi dal dentista più volte, e poi il numero delle sedute varia al variare della tipologia delle prestazione effettuata. La Cassazione afferma nella sentenza che questa valutazione è stata fatta avendo "puntuale riguardo alle diverse tipologie di prestazioni eseguite e la loro incidenza percentuale, anche sulla base delle indicazioni del contribuente, e con riferimento ai valori medi risultanti dalle tariffe ANDI per l'anno di accertamento". Ma voi avete mai letto ricerche che indicano per ogni tipologia di prestazione odontoiatrica, il numero di guanti, aspirasaliva e tovaglioli da utilizzare? A me non sembra.
Ovviamente non è contestabile l'assunto della Cassazione che giudica la sentenza impugnata (quella della Commissione Tributaria) corretta "costituendo dato assolutamente normale e corrispondente ai canoni di ragionevole probabilità quello secondo cui, per ciascuna prestazione odontoiatrica, si adoperi tendenzialmente una certa quantità di materiale di consumo, onde tale elemento rappresenta un fatto noto capace, anche di per sé solo, di lasciare ragionevolmente e verosimilmente presumere il numero delle prestazioni effettuate ed i relativi ricavi".
Però mi chiedo: ma come è possibile definire il materiale di consumo utilizzabile per ciascuna prestazione non sapendo non tanto quante, ma quale tipologia di prestazioni sono state eseguite?
Il consiglio che mi sento di dare a voi dentisti è, da oggi, quando il paziente ha finito la prima visita e prima di cominciare le cure, sfilate l'aspira saliva, ripiegate il tovagliolo e sciacquate il bicchierino ed infilate tutto in un sacchettino di plastica e lo consegnate al paziente chiedendo di riportarlo all'appuntamento successivo perché così vuole l'amministrazione fiscale.
Voi che sia una strategia del Fisco per salvaguardare l'ambiente evitando l'utilizzo smodato della plastica? (vai alla notizia)
La fattura che piace al fisco ed alla privacy
Le considerazioni che il consulente fiscale ha fatto per indicare come deve essere compilata la fattura di una prestazione odontoiatrica si agganciano a quanto scrivevo prima. La fattura deve essere dettagliata, dice l'amministrazione fiscale (quindi in questo caso indicando chiaramente la cura eseguita), senza ledere la privacy del paziente dice il Garante. Il consulente fiscale interpellato da Odontoiatria33 consiglia una dicitura che indichi la tipologia di prestazione eseguita, per esempio ciclo di cure endodontiche, ma che di fatto non permette di capire l'entità della patologia ma neppure cosa è stato fatto. Quindi, tornando al commento di prima, come fa il fisco a stabilire quanto materiale serviva? (vai alla notizia)
Scoprire il numero dei propri crediti ECM
Sapete quanti crediti ECM avete, che c'è la possibilità di trasferire parre dei crediti acquisiti da un triennio all'altro? Odontoiatria33 ha fatto uno speciale per guidarvi passo dopo passo a registrarvi alla vostra area riservata sul portale Co.Ge.APS. in cui trovare tutte queste informazioni. (vai alla ntozia)
Odontoiatra33 cambia vestito
Domani 26 febbraio, dopo 4 anni, Odontoiatria33 cambia vestito e non solo. Sarà on line il nuovo portale con molte novità rispetto all'attuale. Il passaggio dal vecchio al nuovo sarà graduale e impiegherà alcune ore. Possibili i disagi (ci scusiamo in anticipo) ma, siamo sicuri, ne varrà la pena.
Norberto Maccagno
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