Potrebbe essere “ben gli sta” la reazione al racconto della mamma che ha versato 35 mila euro sui vari conti correnti indicati dal dott. Galazzo – dentista con un brevissimo passato da professore universitario- per fare entrare la figlia ad Odontoiatria alla Statale di Milano. Figlia che non ha mai varcato le soglie dell’Ateneo milanese perché le promesse non erano mantenibili oltre che illegali.
La vicenda è stata raccontata dalla stessa protagonista a Le Iene che l’hanno resa pubblica attraverso un servizio trasmesso domenica scorsa.
Quella della necessità della raccomandazione prima di tutto, prima del merito, prima del rispetto delle regole, è una “credenza” nata con la generazione dei nostri genitori (io sono nato negli anni 60) e consolidata dalla nostra generazione; probabilmente grazie ad un modo di intendere la politica indicato dalla storia come “tipico della prima repubblica”.
Una mentalità, quella della raccomandazione, che contagiò tutti i settori: non andavi neppure all’anagrafe per capire come si doveva fare per richiedere un documento ma cercavi subito l’amico usciere che ti potesse aiutare. Luogo comune del tempo (spesso confermato dalla realtà dei fatti) era pensare che la raccomandazione fosse la strada principale per poter ottenere un posto di lavoro o accedere a servizi oppure anche solo passare davanti agli altri ed evitare la fila. Quella mentalità che ha reso nella nostra Italia “merce rara” il senso civico.
Credo che oggi il mito della raccomandazione sia rimasta solo nella mentalità della nostra generazione, il credere che la raccomandazione può tutto, la scusa per dire non ho ottenuto il posto perché l’hanno dato a quell’altro che sicuramente è raccomandato: e non perché più capace di me.
Magari mi dimostrerete che ancora oggi le raccomandazioni sono “indispensabili”.
La vicenda “trasmessa” da Le Iene sembra invece confermare la mia convinzione. Da una parte una mamma credulona che, probabilmente fortemente convinta delle scarse potenzialità della figlia, invece di esortarla a studiare per superare il test, cerca l’italica scappatoia.
Dall’altra parte una persona, il dentista, che approfitta della “credulona” per spillarle dei soldi. Dentista che, dai dati pubblicati sul sito FNOMCeO, è nato nel 1966, si è laureato nel 2001 ed abilitato nel 2002, stesso anno in cui l’Università di Milano, così informa l’Ateneo, ha attivato “rapporti di collaborazione professionali” fino al 2004 “per importi molto esigui”.
E spiace -ovviamente è una mia opinione- notare come dal servizio de Le Iene ad uscirne male (e ci mancherebbe non fosse così) è il dentista che prende “la mazzetta” per servizi che non può garantire, ma anche l’Università, perché nonostante sia parte lesa, aleggia quel credo di fondo (anche nei post di commento che ho letto viene sostenuto): ma si, intanto funziona così. Invece nei confronti della mamma nulla, solo una ramanzina di Giulio Golia, ma comunque passa per “la poverina raggirata”.
Ultima considerazione sul ruolo dell’Università di Milano che è indubbiamente la danneggiata, quella la cui immagine viene accomunata ad un illecito, ad un sistema truffaldino. Invece sappiamo che la vera scappatoia all’entrare per merito non è quella della “mazzetta”, peraltro decisamente costosa ed illegale, ma quella legale e più a buon mercato (meno costosa persino di alcuni corsi di preparazione ai test) che si chiama Tar, magistratura.
La cronaca negli anni ci ha insegnato che spesso basta un buon legale, un ricorso collettivo per ottenere “legalmente” quanto la raccomandazione prometteva di dare: potersi iscrivere a odontoiatria o medicina senza meritarselo sul campo.
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