Sulla questione bonus sanificazione perché stupirsi?
Fin dal primo DCPM che il Governo ha annunciato, prima ancora di vararlo, sottolineo come la linea d’intervento governativa seguita è estremamente chiara: i fondi a disposizione non sono certo illimitati e quindi invece di decidere le priorità, meglio fare finta di accontentare più categorie possibili distribuendo mancette che certo non risolvono la situazione, ma illudono oltre ad espandere drammaticamente il nostro debito pubblico senza dare soluzioni strutturali.
L’esempio più eclatante, ma meno importante, è quello del bonus bici/monopattini, annunciato 6 mesi fa’ e non ancora di fatto concesso. L'elenco degli "esempi" più importanti per il sostegno del Paese, purtroppo, è lungo e tocca tutti i settori sociali e produttivi.
Torniamo al bonus sanificazione. Per chi non avesse seguito la vicenda, mi riferisco alla notizia del provvedimento dell’Agenzia delle Entrate che indica nel 15% (in realtà è poco più del 9%) la percentuale che può essere recuperata come credito d’imposta per le spese sostenute per la sanificazione e l’acquisto di DPI. (A questo link il nostro approfondimento)
Se vogliamo, la vicenda è stata persino gestita meglio di altre legate alle promesse di aiuti governativi.
Si pensi al contributo a fondo perduto per le spese di sanificazione (voi liberi professionisti eravate esclusi), che per via dell’esiguità dei fondi stanziati, rispetto alla potenzialità delle richieste, è stato “bruciato” in pochi secondi.
Anzi, probabilmente proprio per evitare quanto avvenuto con la corsa ad ottenere quel contributo, che ha premiato solo quelli che sono riusciti a collegarsi al portale per richiederli nei primi 40 secondi, la decisione dell’Agenzia delle Entrate di suddividere i fondi a disposizione per le richieste arrivate in modo di dare (poco) a tutti è persino logica e condivisibile.
Già perché il Decreto Rilancio, diventato Legge il 18 luglio (pubblicazione Gazzetta Ufficiale) prevedeva chiaramente già dalla sua approvazione di maggio il tetto di 200 milioni di euro. In realtà ne sarebbero serviti 6 volte tanto.
Salvo le proteste con richieste di interventi avanzate dai Sindacati odontoiatrici, pochi altri settori sembrano essere intervenuti pretendendo modifiche. E questa è certamente un’occasione persa, che conferma il peso dell'interesse verso la libera professione da parte dei sindacati medici e delle professioni sanitarie.
Una mobilitazione più strutturata, anche solo dei sindacati sanitari, avrebbe dato più pressione alle proteste sollevando un problema reale, quello dell’aumento dei costi per prevenire il contagio. Nel webinar organizzato da Odontoiatria33 sul post Covid LINK la dott.ssa Viviana Cortese Ardizzone stima in 12 euro il costo per sistemi di protezione da sostituire per ogni paziente,a cui vanno aggiunti quelli una tantum come maschere facciali, gel disinfettante e prodotti per sanificazione. Oltre al tempo in più che ci impiegate per trattare un paziente, ma questo è difficile da quantificare. C'è poi da sperare che qualcuno lo segnali comunque alle Entrate per rivedere i Calcoli degli ISA (ex studi di settore), altrimenti vi si ritorcerà pure contro.
Sulla questione bonus sanificazione, ANDI ha informato della presentazione di emendamenti al Decreto di agosto (non siamo riusciti a recuperare testi o nomi dei parlamentari che li hanno presentati) che tendono a correggere la questione bonus santificazione. Secondo quanto pubblicato da ANDI attraverso gli emendamenti, “Compatibilmente con i vincoli di bilancio si richiede dunque una nuova misura di legge, ovvero una proroga, in via transitoria fino al 31 dicembre 2021, del credito d’imposta del 60 % come previsto dall’art. 125 del D.L. 34/2020 e dell’esenzione IVA, per l’acquisto di mascherine chirurgiche e degli altri DPI come indicato all’articolo 19, comma 1, del DPR 633/1972, specificamente riservata ai soli laureati in medicina e chirurgia, odontoiatria, e alle professioni sanitarie, iscritti ai rispettivi Ordini professionali, che svolgono un lavoro nella impossibilità di rispettare la prassi del distanziamento “interbuccale” di oltre 1 metro”.
Vedremo come andrà l’iter parlamentare che, come sempre, deve fare i conti contro il tempo. Entro il 13 ottobre il Decreto dovrà essere approvato dal Senato (che lo sta discutendo in questi giorni in Commissione) e dalla Camera.
Se gli emendamenti non verranno accolti, la richiesta di rendere definitivo, e non a scadenza, l’azzeramento dell’Iva sui DPI, gel igienizzatene ed altri prodotti, probabilmente sarebbe una battaglia sindacale da continuare a percorrere, magari tentando ad inserire la modifica al Decreto Rilancio nella prossima manovra finanziaria.
A conti fatti, l’azzeramento dell’Iva fino al 31 dicembre comporta per gli studi odontoiatrici un risparmio del 22%, decisamente di più di quanto otterranno con la mancetta concessa con il bonus sanificazione.
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