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22 Settembre 2024

Medicina estetica in odontoiatria: come “certificare” la competenza

di Norberto Maccagno


Medicina estetica

Per pura casualità, credo, in questi giorni due eventi hanno affrontato, o affronteranno, il tema della medicina estetica in ambito odontoiatrico. Ovvero quanto consentito dal Decreto bollette nel maggio scorso, che ha modificato l’articolo 2 della legge 409/85 (quella che definisce le competenze dell’odontoiatra) consentendo di esercitare le attività di medicina estetica non invasiva o mininvasiva al terzo superiore, terzo medio e terzo inferiore del viso.  

Ad approfondire, anche questo tema, un interessante evento promosso da FISO (Federazione Italiana Società di Odontoiatria).
Durante la tavola rotonda che ho avuto il piacere di moderare sulle problematiche del settore, si è anche parlato degli scenari aperti dal Decreto Bollette.  

Il problema sollevato, quello della formazione in questo ambito.  

Tutti i partecipanti, CAO, Sindacati di categoria (AIO, ANDI), Università (Collegio dei Docenti) e Società scientifiche presenti hanno convenuto che si doveva intervenire per definire chiaramente cosa l’odontoiatra potesse fare in tema di medicina estetica. Era assurdo che l’odontoiatra potesse intervenire sul terzo medio del volto solo se a completamento della terapia protesica, ha ricordato il presidente CAO Raffaele Iandolo. Meno unanime il consenso sulla possibilità data a tutti gli iscritti all’Albo degli odontoiatri di intervenire su tutto il viso, anche per un problema di formazione.

Altra questione che ha diviso i partecipanti la modalità con cui è avvenuta la modifica legislativa, approvata con un blitz notturno in Parlamento senza averlo concordato neppure all’interno del settore.  

Abbiamo colto un’opportunità che si è aperta all’ultimo momento, è stato ricordato, per sanare la stortura interpretativa degli interventi possibili e dare la possibilità agli odontoiatri italiani di ampliare verso la medicina estetica i servizi dati ai propri pazienti.  

Mercato dei trattamenti estetici decisamente importante ed in continua crescita.  

Stando a dati che ho trovato in rete attributi, come fonte, alla Società Italiana di Medicina Estetica (SIME) e Market Research e ISAPS (International Society of Aesthetic Plastic Surgery), il mercato della medicina estetica in Italia, in particolare quello legato ai trattamenti per il viso e all'anti-age, ha registrato una crescita significativa negli ultimi anni toccando nel 2022 un miliardo di euro con un tasso di crescita annuo che si attesta tra il 7% e il 10%. E solo considerano trattamenti come filler, botox, e rigenerativi come il PRP. Considerando più in generale i trattamenti anti-age, viene evidenziato come il settore continua a crescere, trainato anche dall'incremento dell'età media della popolazione e da una maggiore attenzione al mantenimento di un aspetto giovane.  

Se nessuno dei partecipanti ha messo in dubbio le potenzialità lavorative date dalla norma, le perplessità sono venute dal fatto che il percorso formativo dell’odontoiatra contempla oggi la medicina estetica solo sulla capacità di individuare le eventuali problematiche ma non su come effettuare queste pratiche.  

Meglio cogliere l’occasione per ottenere l’ampliamento del profilo, oppure prima creare il percorso formativo e poi chiedere la modifica legislativa?  

E’ su questo aspetto che i partecipanti si sono divisi. Riunendosi poi nuovamente su chi dovrà, oggi, certificare la formazione per evitare o contrastare quanto già oggi sta succedendo: il fiorire del mercato della formazione legato alla medicina estetica odontoiatrica. La formazione, è stato detto, deve essere autorevole e qualificata, e non può che arrivare dall’Università supportata, nell’aggiornamento continuo, dalle Società scientifiche.  

Tema della necessità di creare un percorso formativo dedicato, all’interno delle università per futuri dentisti ma anche post universitario per chi si è già laureato, che sarà anche al centro dell’evento promosso da SIMEO, domani 23 settembre a Roma.

Evento che toccherà anche un altro tema ancora più cogente, quello della responsabilità. Ad oggi non è ancora stato chiarito da parte del Ministero cosa si intenda per “attività di medicina estetica invasiva e mini invasiva”.  

La norma, ovviamente, consente a tutti gli iscritti all’Albo che vogliono offrire ai propri pazienti questi trattamenti di poterlo farlo. Alcuni Ordini, i primi a farlo sono stati quelli di Roma e Milano, hanno attivato dei registri a disposizione dei cittadini in cui sono elencati gli iscritti che hanno dimostrato di aver svolto un percorso formativo dedicato, ma l’iscrizione è puramente volontaria.  

Invece servirebbe un “percorso” specifico per poter esercitare queste terapie. Ma sappiamo come il settore ami il tuttologo e sia più restio a limitare le possibilità degli iscritti all’Albo a “specialisti” formati attraverso percorsi dedicati: l’ortodonzia, ma non solo, insegna.  

Certificare la formazione o ancora meglio legare il praticarla ad un percorso formativo dedicato (anche per i medici) è decisamente la questione più cogente per tutelare noi pazienti che sempre più spesso consideriamo questi interventi puramente estetici e non un atto medico. Peraltro anche la politica li considera così, non possono essere detratti e si paga l’Iva e alcune sostanze sono acquistabili direttamente dal cittadino in farmacia e su YouTube sono molti i tutorial che insegnano ad auto iniettarsi il filler.  

Recentemente la medicina estetica è stata oggetto di un interessante inchiesta di 100 minuti, il programma di Corrado Formigli e Alberto Nerazzini su La7, e quanto emerso non è molto tranquillizzante confermando che qualche regola in più servirebbe. Oltre anche a campagne d’informazione, rivolte a noi pazienti, sui rischi dei trattamenti e di affidarsi a chi non è qualificato.   

Ma quanti sono gli odontoiatri che si occupano di medicina estetica?  

Stando ad una ricerca condotta dall’amico Roberto Rosso di Key-Stone, fatta a ridosso dell’approvazione del Decreto bollette, il 15% dei partecipanti all’indagine ha dichiarato di eseguire alcuni trattamenti, sia pur in modo occasionale e a volte supportati da medici specializzati in questo ambito, e un ulteriore 19% ha in programma di integrare tali trattamenti nel prossimo futuro. Considerando coloro che hanno già iniziato a praticare questi trattamenti e chi pensa di iniziare a breve, Roberto Rosso ipotizza che poco più di un terzo del campione è di fatto motivato allo sviluppo di questa disciplina.  

Ma la vera conferma che a poco più di un anno dall’approvazione del Decreto le pratiche di medicina estetica sono entrate a pieno titolo tra le competenze dell’odontoiatra arriva dalla cronaca, dal primo studio odontoiatrico abusivo nel quale sono state trovate anche fiale di filler per le labbra.


Nota: l'immagine è stata generata attraverso un programma di Itelligenza Artigiciale



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