Tra gli aspetti meno considerati quando si progetta e realizza il proprio studio odontoiatrico c’è sicuramente il bagno. Certo lo si considera dal punto di vista normativo, da quello pratico ma quasi mai dal punto di vista dell’immagine. Le attenzioni per questo vengono dirottate su altri ambienti: le sale cliniche, la segretaria, la sala d’attesa.
“Il bagno racconta molto dell’ambiente di lavoro in cui ci troviamo”, dice Moyra Girelli (nella foto), formatrice e consulente di processo, esperta in gestione del cambiamento di Aula41.
“Il mio lavoro mi porta a viaggiare parecchio e abito spesso, seppur per poche ore o pochi giorni, vari contesti organizzativi: aziende, studi dentistici, studi professionali, negozi, enti formativi. C’è una cosa che non smette mai di stupirmi, la poca importanza che la maggior parte delle organizzazioni dà alla cura e alla pulizia dei servizi igienici. Si trova di tutto: arredi fatiscenti o dalle forme e colori improbabili, condizioni igieniche a dir poco imbarazzanti, impianti di aerazione che non funzionano, perdite d’acqua, luci che vanno a intermittenza come nel braccio della morte, mancanza di sapone, di carta per le mani (e non solo), di piani di appoggio o ganci per le borse delle signore”.
Secondo la Consulente l’aspetto più sottovalutato è ciò che in psicologia si chiama “effetto alone”, ovvero l’estensione di una caratteristica al tutto, anche se abbiamo sperimentato solo una parte. “Si tratta di quel meccanismo per cui un’impressione superficiale si trasforma in un giudizio”.
“Se voi andate in un ristorante nuovo che vi hanno segnalato persone fidate perché lì il cibo è strepitoso, il personale di sala simpatico e cortese, l’ambiente curato e pulito e i prezzi assolutamente vantaggiosi e quando arrivate passate dal bagno per lavarvi le mani e lo trovate sporco e in disordine e maleodorante, qual è il primo pensiero che fate? Che quel giorno qualcosa deve essere andato storto, ma sarà di certo un’eccezione, o che i vostri amici vi hanno tirato una ‘sola’? Pensate che si deve trattare di un errore momentaneo o che – se tanto mi dà tanto – anche le cucine saranno altrettanto oscene? E la voglia di degustare le prelibatezze del locale aumenta o diminuisce? E per l’esperta la stessa percezione la hanno i pazienti entrando nel bagno a loro dedicato nel vostro studio. Certo uno studio deve rispettare le norme, soprattutto igieniche, ma questo non toglie che il bagno non debba essere un’area “curata” come tutte le altre dello studio".
Queste le cose da fare e non fare secondo l’esperta:
1. Individuate un/una responsabile che vada a controllare e, se serve, pulire il bagno più volte al giorno: il primo e l’ultimo paziente della giornata hanno diritto al medesimo livello di cura e attenzione;
2. Bandite gli asciugamani di spugna, creano più disagio che agio;
3. Predisponete dei ganci o dei piani di appoggio per borse e zaini: evitate di mettere i vostri pazienti nelle condizioni di dover mettere il loro effetti personali per terra;
4. Fate in modo che il bagno abbia sempre una finestra (se possibile) o, almeno, un eccellente impianto di aerazione;
5. Assicuratevi che i materiali di consumo siano sempre presenti e in ottimo stato (cominciamo a considerare materiali di consumo anche lo scopino e il porta scopino, che vanno cambiati con una certa frequenza);
6. Tenete gli arredi curati e rinnovateli quando necessario, comprese le tinteggiature dei muri;
7. Non lasciate a vista il kit di pulizia (spugne, secchi, detersivi, scope, guanti, ecc.).
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