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16 Luglio 2018

CAO C’è: ecco chi vuole rappresentare e quali sono i programmi del “laboratorio di idee”

Lo racconta il presidente CAO Cuneo Gian Paolo Damilano che dice: è aperto a tutti

Norberto Maccagno

CAO C’è nasce come pagina Facebook e nell’ottobre 2017 diventa un portale che la CAO Nazionale, guidata dall’allora presidente Giuseppe Renzo, realizza per dare alla categoria “un grande contenitore” di notizie ed informazioni utili. Dopo il rinnovo della CAO nazionale, ed il cambio alla presidenza, pagina Facebook e sito rimangono “dormienti” per un certo periodo ritornando poi in attività, e sembrerebbe con più lancio di prima.

CAO è l’acronimo, come è specificato sul logo (anche questo registrato), di Coordinamento Albi Odontoiatri, ma essendo da sempre utilizzato per indicare la Commissione Albo Odontoiatri, si può cadere nell’errore di intendere che le due entità siano le stesse. Cosa che la CAO Nazionale ha prontamente smentito chiarendo che le recenti iniziative, ad esempio la lettera inviata al Ministro della Salute sulla pubblicità, non sono riconducibili all’organismo che rappresenta gli Odontoiatri all’interno della FNOMCeO.

Acronimi simili che potrebbero portare ad uno scontro legale sull’utilizzo del nome CAO, paragonandolo alla querelle che alla fine della prima repubblica si consumò sull’utilizzo del simbolo della Democrazia Cristiana. Va detto che, per ora, non ci sono segnali di azioni in questo senso. Il dominio caoce.it, verificando sull’ente di registrazione internazionale dei siti web, è del past president CAO Giuseppe Renzo, e non di FNOMCeO o della CAO Nazionale.

Dopo aver pubblicato la lettera di commento al DiDomenica del 7 luglio dalla Segretaria CAO C’è, abbiamo chiesto un’intervista per dare un volto al “laboratorio di idee”, come si sono definiti, e capirne di più. A dare la disponibilità è stato Gian Paolo Damilano (nella foto), presidente CAO Cuneo, che ha tenuto a precisare di non essere il portavoce del gruppo, ma ne assume la funzione solo in questa occasione: “in altre occasioni altri componenti si comporteranno in modo analogo”, dice ad Odontoiatria33.

Un Gruppo che il dott. Damilano dice essere apertoa “tutti coloro che vogliano fornire il proprio contributo, a patto che non si intenda la partecipazione al Gruppo come appartenenza a una corrente o un partito". Gruppo che, continua Damilano, ha “raggiunto parecchie adesioni, sia tra presidenti CAO, che tra membri delle commissioni, che tra comuni iscritti”, però non siamo riusciti a quantificare un numero.

Dott. Damilano, come è organizzata, CAO C’è? Non era meglio utilizzare un acronimo diverso da quello della Commissione Albo Odontoiatri? 

Il gruppo è nato già da circa un anno come insieme di colleghi legati da un comune sentire che trova radici in principi etici e rispetto delle regole, che nel tempo si è ampliato, e che si ritrovano in una identica visione per l’esercizio della professione. Avere un mezzo per poter esprimere questi principi, molto diffusi tra gli esercenti la professione, ci ha condotto all’ idea di dotarci di un mezzo che permettesse, al di là e senza le ovvie limitazioni dei canali istituzionali, di avere e di porre a disposizione di tutti uno strumento di comunicazione e uno spazio di dibattito per sviluppare idee. Da qui la costruzione di un sito internet dedicato, e la scelta del nome è stata conseguente. Si, perché vogliamo ricordare a tutti che siamo rappresentanti della professione odontoiatrica pienamente inseriti nel contesto istituzionale ordinistico .   


Cao C’è è un laboratorio di idee che diventerà un soggetto “politico”, una associazione per rappresentare una parte di dentisti? 

Non è mai stato inteso in quel senso, se non come, ripetiamo, luogo di discussione e elaborazione di progetti.Non esiste attualmente nulla di simile, con tali potenzialità e in grado di offrire le stesse opportunità. E’ una visione, la nostra, ben più ampia dall’ipotesi emergente che intenzionalmente vuole descriverla in modo limitato, settoriale ed esclusivo.Il progetto è invece inclusivo, aperto e funzionale al miglior coinvolgimento dei professionisti iscritti agli albi.Sarà difficile, ma riteniamo di dover modificare il “paradigma”: i colleghi possono e devono avere uno strumento di comunicazione per fare giungere ai cosiddetti dirigenti quelle che generalmente considerano le vere priorità.  


Però la lettera inviata al Ministro è un atto politico, peraltro indicando che rappresentava il pensiero di una parte dei presidenti Cao. Dall’esterno ci è sembrato come se un partito politico si presenta al Presidente della Repubblica dicendo, questo è il pensiero di solo una parte di noi. Ma la CAO è un organo istituzionale, non dovrebbe portare una voce sola? 

Infatti non vorremmo che si cadesse nell' equivoco di attribuire a CAO C'è le intenzioni di costituire una corrente, o peggio un partito. È semplicemente uno strumento, un luogo o meglio un'aggregazione che per le sue caratteristiche permette di assumere posizioni o proporre idee che ovviamente non possono essere prese in modo ufficiale dall' istituzione.Non vuole in nessun modo di sostituirsi ad essa, ma anzi intende affiancarvisi. La sua funzione principale è quella di stimolare il dibattito e il confronto, usando anche mezzi poco convenzionali, che permettano di affrontare argomenti che per la loro complessità richiedono riflessioni approfondite, sfruttando appieno le potenzialità e la rapidità, e permetterci, la libertà, la flessibilità e l'audacia che ovviamente sono precluse agli interventi istituzionali. Poi ovviamente le posizioni ufficiali della categoria andranno condivise e assunte nelle sedi istituzionali. 


Però la presa di posizione sulla pubblicità, al Ministro l’avete inviata? 

Sull'argomento specifico ci siamo resi conto che il problema ha assunto dimensioni, ma soprattutto implicazioni per l’interesse generale della popolazione tali da richiedere un intervento attivo di sensibilizzazione rivolto sia alla politica che al pubblico. Ovviamente siamo consapevoli del valore politico dell'iniziativa, ma sappiamo perfettamente che interventi di questo genere non servano che a dare attenzione all'argomento, e che poi necessitino per essere concretizzati della giusta via di presentazione e di proposta. E’ il giusto esempio di quanto già teorizzato: esiste il problema dell’uso scorretto della pubblicità. Di questo problema ci siamo fatti carico, non più in termini convenzionali, ma con fantasia ela risposta ricevuta è stata superiore alle attese, sia tra i professionisti ma a nostro avviso ancora più importante, tra i cittadini.  


Anche l’attivazione della sottoscrizione online, è una presa di posizione politica. Poi chi porterà la richiesta supportata dalle firme ai Ministri competenti? 

Senza alcuna incertezza, riteniamo che le proposte al Ministro debbano necessariamente essere discusse e condivise all'interno di tutta la categoria, e possibilmente portare ad esprimere una posizione univoca. Non è mai stata presa in considerazione l’ipotesi di prolungare nel tempo e fare diventare un inutile “simulacro” la sottoscrizione.Nel nostro impegnativo percorso, rappresentava e continua a rappresentare la voce dei medici e dei semplici cittadini che non hanno altro modo per fare conoscere il proprio disagio o il proprio pensiero. Semplici cittadini manifestano e motivano. Professionisti esprimono il loro disagio nel dover accettare la perdita del decoro professionale. Questa è la vera forza. Questo diffonderemo all’esterno. Risultato ottenuto in modo innovativo: con un importante elemento di comunicazione,  non certo da piegare agli interessi personali . In ogni caso e per gli aspetti formali, dopo la fine di questo percorso, riteniamo sia compito della CAO Nazionale ed eventualmente, nel rispetto dei rispettivi ruoli, alle forze sindacali, farsene portavoce con i ministri competenti. Ribadiamo il concetto espresso prima: il nostro compito è e rimarrà sempre quello di fungere da laboratorio senza sostituirci agli organi istituzionali, ma anzi quello di supportarli con proposte che proprio perché presentate da altre realtà permettono una  indipendenza e libertà di azione che alle sedi istituzionali sono negate.  

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