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20 Luglio 2021

Università: a colloquio con il presidente del Collegio dei Docenti

Di Lenarda: dobbiamo lavorare sulla formazione pratica, tutti i laureati devono aver svolto un adeguato tirocinio clinico come primo operatore


L’annuale report di Almalaurea con i dati sui laureati offre sempre spunti interessanti. Con il prof. Roberto Di Lenarda -presidente del Collegio dei Docenti Universitari di Discipline Odontostomatologiche e Magnifico Rettore dell’Università di Trieste- abbiamo voluto approfondire cercando di capire il suo punto di vista.  


Premettendo che la ricerca di Almalaurea non è specifica per l’odontoiatria ma deve adattarsi a tutti i percorsi di studio, come giudica la fotografia emersa per Odontoiatria? 

La ricerca Almalaurea per la sua diffusione capillare in tutto il paese e i grandissimi numeri dei laureati che partecipano alla rilevazione dei dati, rappresenta uno strumento davvero importante per comprendere il grado di soddisfazione dei laureati ed il loro profilo occupazionale con il grande vantaggio di permettere di confrontarne nel tempo l’andamento.Non c’è dubbio che trattandosi di un’analisi generalista che riguarda tutti i corsi di studio di tutte le aree, alcune specificità del nostro percorso, quali il tirocinio pratico come primo operatore non hanno l’attenzione che vorremmo, ma ciò nulla toglie alla preziosità delle informazioni che si possono trarre. 


Quale il dato che l’ha stupita in positivo e quale in negativo? 

Il primo è senz’altro la altissima percentuale di laureati che ha risposto: circa il 90% del campione (957 su 1087, con solo 3 sedi universitarie con una percentuale di risposte inferiore all’80%). Ovviamente i dati relativi alle sedi con percentuali di risposta inferiori al 50% non possono essere considerati significativi, in tutti gli altri casi assolutamente si. Senz’altro molto positivo è inoltre il livello di gradimento, mediamente molto alto, dei percorsi di studio in odontoiatria in Italia.381 laureati (su 957 risposte) si è dichiarato “decisamente soddisfatto” del percorso degli studi. Ciò corrisponde al 40% del campione con una variabilità che va da 3 corsi con una percentuale di completamente soddisfatti inferiore al 25 % ma 8 con una percentuale superiore al 50% (e di questi uno superiore al 66% e uno all’80%). Se poi analizziamo la somma di coloro che hanno dichiarato una soddisfazione piena (“decisamente si”) o parziale (“più si che no”), l’85% dei laureati italiani si dichiara soddisfatto del percorso intrapreso. 6 atenei hanno avuto il 100% di valutazioni positive (anche se in un caso con un campione molto ridotto) e 11 superiore al 90%. Si confermano risultati assolutamente soddisfacenti. 


Anche i parametri indicati per giudicare gli Atenei sono molto generali, emerge però un gradimento positivo per quelli sede di corso di laurea, ma con alcune eccezioni, il 20% circa ha dichiarato che si iscriverebbe nuovamente ad odontoiatria ma in un altro Ateneo. 

Anche questo dato è molto interessante. In tre atenei più del 90% dei propri laureati si reiscriverebbe allo stesso corso della medesima università, in altri nove più dell’80%.Molto interessante il dato da Lei citato: il 22% dei laureati rifarebbe il percorso di studio ma in altra sede. Al di la di problematiche logistiche legate alla graduatoria nazionale, questo è sicuramente un dato da analizzare con serietà per il significato che si porta dietro. 


Tra i parametri non richiesti ai neo laureati quello della formazione pratica, peraltro in questo anno e mezzo limitata dalla pandemia. Dal suo osservatorio, la formazione del sesto anno come sta procedendo? 

E’ vero, come dicevo, che non ci sono domande specifiche sul tirocinio. E’ però altrettanto vero che la domanda “Valutazione delle attrezzature per altre attività tra cui le attività pratiche” ci possono dare informazioni molto utili.L’analisi di queste risposte, infatti, ci evidenzia come queste strutture, e quindi ragionevolmente la possibilità di usufruirne allo scopo formativo, siano valutate positivamente (“sempre” o “spesso” adeguate) dal 100% dei laureati per due sedi, superiore al 90% per tre sedi, sopra il 70% per una sede e sopra il 50% per ulteriori 16.Su questi dati dobbiamo lavorare soprattutto in prospettiva della laurea abilitante. Ora è ancora meno accettabile, se mai lo sia stato, che un laureato in odontoiatria e protesi dentaria non svolga compiutamente il tirocinio clinico come primo operatore in tutte le discipline previste. E non possiamo nasconderci il fatto che i numeri della programmazione delle iscrizioni molto raramente tengono conto di quanto sopra. In futuro non dovrà più essere possibile.Il sesto anno di tirocinio clinico ha senza dubbio aumentato ulteriormente le possibilità di tirocinio clinico ma, come ampiamente prevedibile e previsto, da solo non può risolvere problemi strutturali, organizzativi e di personale. 


Due dati mi hanno incuriosito: quasi il 40% di neo laureati che vorrebbe lavorare nel pubblico e quello che indica come la percentuale di laureati che vorrebbe essere assunto con un contratto di lavoro supera quello di chi predilige la libera professione. Lei è a contatto con i futuri dentisti, è realmente questa la loro intenzione, la libera professione non è più l’obiettivo?  

Credo che in parte questo dato si riferisca ad un comprensibile preoccupazione ed incertezza sul futuro, anche legata all’emergenza pandemica, in parte può essere (inversamente) proporzionale alla consapevolezza del livello di professionalità raggiunto durante il corso di studi.Ma sicuramente il tema delle prospettive della libera professione, che ricordiamolo copre 9/10 dell’offerta odontoiatrica in Italia, cosi come dell’odontoiatria pubblica e della necessità di dare una maggiore uniformità sul territorio a quest’ultima devono coinvolgere tutto il sistema.Ultima riflessione: nei concorsi pubblici non è poi cosi facile trovare candidati preparati e capaci disponibili ad essere assunti a tempo pieno nel SSR..  


Altro dato interessante quello sulla formazione post laurea. Oltre il 70% dei laureati vorrebbe iscriversi ad una scuola di specializzazione, un corso o master. E’ perché hanno voglia di specializzarsi oppure hanno la sensazione di non essere abbastanza preparati? 

Se in alcuni casi forse si tratta di necessità di colmare alcune lacune di preparazione, nel complesso si tratta di un dato assolutamente positivo. La consapevolezza che dopo la laurea la naturale obsolescenza delle conoscenze acquisite, unita alla continua evoluzione di materiali tecniche e tecnologie fa si che anche i più preparati sappiano che, al momento della laurea, la loro formazione è appena all’inizio.

 
 

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