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21 Luglio 2021

I rischi di utilizzare immagini non proprie su siti e social

Il legale: non è possibile utilizzare fotografie scaricate da siti o pagine facebook senza autorizzazione. Cosa si rischia e cosa possono fare i proprietari dell’immagine per tutelarsi

Nor. Mac.

La facilità con cui oggi si può realizzare un sito internet, ma anche i vari profili social, hanno amplificato la possibilità di condividere contenuti ed immagini. Se da un lato questo è certamente un aspetto positivo, è più facile informarsi ma anche farsi conoscere, dall’altro c’è il rischio che le proprie immagini siano “rubate” ed utilizzate da altri come proprie.  Per capire cosa si rischia, ma anche quando è possibile utilizzare le immagini di altri e come fare per tutelarsi, abbiamo sentito l’avvocato Federico Montaldo (nella foto), autore del libro “Manuale di sopravvivenza per fotografi. Diritti, obblighi e privacy” (Emuse editore). 


Avvocato, è possibile pubblicare sul sito del proprio studio immagini prese da altri siti internet, attraverso Facebook o altri social?

Sebbene venga sovente ritenuto che tutto quanto si reperisca sul web sia di pubblico dominio o comunque liberamente utilizzabile, non è affatto così. Le fotografie, siano esse di natura “semplice” oppure “creativa”, attribuiscono al loro titolare, ovvero a chi ne sia divenuto cessionario, diritti patrimoniali e (nel caso di fotografia creativa, cioè coperta dal diritto d’autore) morali.Ciò non vale per le fotografie “libere da diritti”, che si possono trovare in rete (cd. licenze creative commons), nei limiti concessi dal titolare. 


Cosa rischia chi lo fa?

L’utilizzo abusivo di immagini altrui può esporre, oltra alla richiesta di rimozione dell’immagine, ad un risarcimento del danno, la cui quantificazione è soggetto a differenti variabili, connesse alla natura della foto, alla fonte da cui è stata tratta, all’utilizzo che ne viene fatto, alla durata ecc.  


Per evitarlo basta citare la fonte?

No, citare la fonte, il nome dell’autore, il sito di provenienza, non vale ad escludere l’utilizzo abusivo.


La tutela del diritto d’autore vale anche per scopi divulgativi? Per esempio un relatore utilizza durante la sua conferenza immagini scaricate da internet. In questo caso, trattandosi di scopi di divulgazione culturale, lo può fare? E se si basta citare la fonte o chiedere il permesso all’autore o all’editore se si tratta di immagini tratte da una pubblicazione cartacea o online?

In materia di diritto d’autore la legge prevede alcune eccezioni finalizzate a contemperare il diritto di privativa del titolare con l’interesse dei terzi alla conoscenza e alla circolazione delle idee, alla libertà di espressione, per uso di critica e di discussione, di ricerca scientifica o di insegnamento, a condizione che ciò non costituisca concorrenza all’utilizzazione economica dell’opera, per finalità illustrative e non commerciali. Ciò è quanto prevede l’art. 70 comma 1, l. aut., che si riferisce peraltro al riassunto, alla citazione o alla riproduzione di parti o brani di opere (e che in quanto tale ben si presta alle opere letterarie e musicali, molto meno ad opere pittoriche o fotografiche). Più attinente alla fotografia è la deroga contenuta nel comma aggiunto (1 bis, art. 70 cit.), che consente la libera utilizzazione, attraverso la rete internet, a titolo gratuito, di immagini a bassa risoluzione (concetto di per sé poco chiaro), per uso didattico o scientifico e sempre che ciò non avvenga a scopo di lucro. 


Come ci si può tutelare da chi scarica illegalmente le immagini pubblicate?

Premesso che non esiste una forma di tutela preventiva è certamente consigliabile assicurarsi che nel file fotografico, a livello del settaggio della fotocamera, siano presenti i metadati relativi all’autore della fotografia e del copyright. Si tratta di una cautela minima, ma che non tutti prendono. Altro strumento è quello di inserire watermarks sull’immagine, come per esempio il nome dello studio medico in “filigrana”.   


Sull’argomento leggi anche: 

24 Febbraio 2021: Fotografare il paziente, attenti alla sua privacy 

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