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03 Ottobre 2023

L’odontoiatria del futuro parte dall’Università

Con la prof.ssa Antonella Polimeni uno sguardo al ruolo centrale che l’Università ha ed avrà nel costruire l’odontoiatria del futuro attraverso la formazione della nuova generazione di professionisti, ma anche nella ricerca ed innovazione di materiali e strumenti

Nor. Mac.

L’Università sempre più protagonista della formazione del futuro odontoiatra e non solo dal punto di vista del sapere ma anche del saper fare, dell’essere in grado di competere e farsi apprezzare in un ambiente professionale in continua evoluzione e sempre più competitivo. Anche di questo ha parlato la prof.ssa Antonella Polimeni (nella foto) prima Magnifico Rettore odontoiatra dell’Università La Sapienza di Roma intervistata dal prof. Massimo Gagliani, coordinatore dell’area scientifica odontoiatrica di EDRA, in vista dell’evento che si terrà domani mercoledì 4 ottobre a Milano dal titolo “Diamo forma al futuro dell’odontoiatria”.

Un futuro che l’Università ha ipotizzato con largo anticipo, fin da quando ha modificato il percorso di studi portandolo da 5 a 6 anni dedicando l’ultimo anno alla formazione pratica, ha ricordato la prof.ssa Polimeni. «Il corso di laurea in odontoiatria era già pronto alla laurea professionalizzante» ha detto ricordando come l’aver previsto un ulteriore anno di formazione, ma dedicato alla pratica clinica, era proprio in funzione della necessità di preparare gli studenti al mondo del lavoro. 

Ora, dice la Rettrice del più prestigioso Ateneo italiano, spetta alle singole sedi organizzare il percorso formativo professionalizzante secondo quanto detta la norma. Indubbiamente, sottolinea, questo aiuterà i nostri studenti, i futuri odontoiatri, ad entrare nel mondo del lavoro «più pronti». 

Altro aspetto che segnerà il cambiamento della professione odontoiatrica è il fattore di genere. Oggi anche in odontoiatria, in medicina è da anni una realtà, le donne sono per numero al pari degli studenti maschi. Un fattore non certo solo di costume ma che indubbiamente andrà ad influire sull’esercizio della professione e non (solo) perché le esigenze di una donna sono diverse da quelle dei maschi.

Oggi le studentesse, ricorda la prof.ssa Polimeni, sono quelle che si laureano prima, con voti migliori, dimostrano di saper lavorare meglio in team e che la leadership femminile è vincente. La professoressa sfata anche il luogo comune sulle specialità scelte dalle future dentiste. Certo, dice, ci sono aree dell’odontoiatria che meglio si adattano al carattere di una donna, ma anche come avviene in medicina è in costante aumento il numero di studentesse interessate alla chirurgia. 

Ruolo centrale dell’Università anche nel campo della ricerca e dell’innovazione di nuovi materiali ed attrezzature. 

«In realtà nel settore odontoiatrico il rapporto Università e industria del settore è sempre stato più avanti che in altre aree», dice la prof.ssa Polimeni. «Oggi c’è un elemento in più, che consentirà una collaborazione più integrata grazie alle risorse messe a sistema grazie al PNR.»

Un'opportunità in più per l’area odontoiatrica sul tema innovazione con il vantaggio che i ricercatori odontoiatri in ambito universitario «sono già allenati» in questa collaborazione.

La prof.ssa Polimeni individua in un'azione di sistema il punto nodale per valorizzare le competenze e la sinergia tra Accademia ed imprese. «Una progettualità ancora più strutturata di quella attuale non potrà che fare bene.»

Infine, la domanda delle domande: che voto darà all’odontoiatria del 2035? 

«8 e non solo perché sono una inguaribile ottimista. Ho la certezza della qualità e del livello medio dei professionisti odontoiatri che lavoreranno e questo perché vedo che oggi i giovani studenti scelgono di iscriversi ad odontoiatria più per vocazione rispetto ad anni fa, e questo dà fiducia nel fatto che possa migliorare ancora di più il livello qualitativo dell’odontoiatria, già oggi molto alto».  

Photo credit: Stefania Sepulcri 



 
 

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