Nel mercato odontoiatrico si osservano grandi trasformazioni. I pazienti hanno meno disponibilità economiche che a catena si ripercuotono su tutta la filiera dentale determinando riduzioni di fatturato ed ulteriore competitività tra le diverse figure professionali. Così sono entrati nel mercato italiano gruppi stranieri e anche nostrani che propongono un'odontoiatria a basso costo.
Questo mercato protesico che ne deriva è affidato alla odontotecnica tradizionale oppure c'è una flessione che mette in difficoltà i laboratori italiani?
Lo abbiamo chiesto a Antonio Ziliotti presidente nazionale Confartigianato Odontotecnici.
Mi dispiace essere stato "profeta di sventure", ma fin dal 2002 avevo esternato, nell'ambito del tavolo del dentale, la previsione degli effetti negativi della globalizzazione sul nostro settore, sollecitando sinergie a difesa della filiera attraverso la realizzazione di campagne informative nei confronti dei cittadini, al di là del Mese della Prevenzione Dentale di ANDI, a sostegno delle imprese artigiane italiane.
Purtroppo l'appello è caduto nel nulla, oggi ne paghiamo le conseguenze e recuperare la situazione è estremamente difficile. I centri low cost sono ormai diffusi su tutto il territorio nazionale e si avvalgono molto poco dell'odontotecnica tradizionale, e comunque impongono tariffe assolutamente non remunerative.
La contrazione del volume di attività è peraltro facilmente riscontrabile nella diminuzione dei laboratori odontotecnici operanti nel Paese.
Quindi si fabbricano meno dispositivi protesici o, a parità sostanziale dei dispositivi prodotti, calano quelli realizzati dai laboratori tradizionali nazionali? Esiste già un mercato sovranazionale? I nuovi competitor agiscono sul territorio nazionale? Con quali punti di forza rispetto ai laboratori odontotecnici tradizionali?
Quello che c'è di certo è il netto calo di fatturato dei laboratori italiani, che testimonia una contrazione della produzione. Sicuramente esistono mercati alternativi al nostro , basta citare il turismo dentale. Il punto di forza di questi mercati consiste, ovviamente, nel costo del lavoro, notevolmente più basso del nostro, che consente di eseguire la prestazione a tariffe nettamente inferiori a quelle praticate in Italia.
L'introduzione delle tecnologie digitali è stato il principale motore dell'attuale rivoluzione. Lo è stato a tal punto che si stanno mettendo in gioco gli spazi professionali ed economici delle figure tradizionali del sistema dentale. Quella dell'odontotecnico rischia di non essere più la figura centrale della fabbricazione protesica? Quali le strategie possibili?
Sicuramente le nuove tecnologie hanno rivoluzionato il nostro lavoro e certamente non si possono fermare, ma questo è fisiologico. Ciò che è invece patologico, e non accettabile, è la forma di "abusivismo al contrario" attuata dagli odontoiatri che fabbricano protesi - sostenendo che si tratti di "terapie" - senza peraltro rilasciare alcuna certificazione di conformità del lavoro, mentre gli odontotecnici sono tenuti al rispetto di tutta una serie di adempimenti previsti dalla Medical Device 47-2007. E' evidente come questa mancanza di rispetto della normativa europea si traduca di in una carenza di garanzie per il paziente e utilizzatore finale delle protesi. E' dunque indispensabile che venga ripristinata la centralità del ruolo dell'odontotecnico, rispetto alla soddisfazione tanto del professionista che - a caduta - paziente-cliente; gli studi odontoiatrici in linea con questa impostazione riescono senz'altro ad erogare prestazioni di livello decisamente più elevato.
Per riposizionarsi in una dimensione futura del mercato professionale ed imprenditoriale, le figure storiche della filiera, industrie e fornitori, studi odontoiatrici e laboratori odontotecnici, stanno elaborando assieme strategie imprenditoriali sinergiche?
Come dicevo prima, di strategie si è parlato tanto in passato ma non sono mai state intraprese azioni concrete. Noi odontotecnici combattiamo da soli, ormai da decenni, la battaglia per il riconoscimento della figura professionale in ambito sanitario, che riteniamo assolutamente dovuto. Siamo amareggiati di dover constatare l'accanimento di lobbies contrarie che dovrebbero invece riflettere sul fatto che remare contro la nostra legittima rivendicazione di dignità e professionalità, significa mettere a rischio quelle caratteristiche qualitative che hanno contribuito a collocare l'odontoiatria italiana ai primi posti nel mondo .
In estrema sintesi, quindi, è necessario elevare la figura dell'odontotecnico e privilegiare la collaborazione con gli studi odontoiatrici in grado di apprezzare la qualità dei laboratori italiani. A livello di gestione aziendale, infine, può essere di grande supporto l'aggregazione di imprese, sia nell'ottica del contenimento dei costi che di ottimizzazione delle risorse, al fine di fronteggiare un mercato decisamente difficile.
A cura di: Lino Mezzetti, Dental Educator
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