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04 Febbraio 2019

L’odontoiatria sociale: il valore etico della “qualità”. Barbon: "la professionalità dell’odontoiatria pubblica è da difendere"


Gent.mo direttore

In questi mesi il vostro giornale ha posto all’attenzione le criticità del sistema fondi sanitari in odontoiatria, con particolare attenzione alla vicenda Previmedical. Anche il presidente CAO di Messina, dott. Giuseppe Renzo ha dissertato sulle possibili cause che hanno portato, allo stato dei fatti, alla situazione ormai nota a tutti riguardante le difficoltà di sostenibilità del sistema che lo stesso definisce “terza gamba” per errati calcoli previsionali che hanno evidenziato criticità oggettive “sull'entità degli indennizzi e sulla sostenibilità economica delle coperture promesse”, ma forse non solo.

Tuttavia questa mia replica a distanza, anche di testata, vuole rimarcare e ribattere ad alcune affermazioni espresse dal dott. Renzo in uno dei capoversi dell’editoriale che ritengo essere inaccettabili e quanto meno offensive nei confronti degli operatori pubblici.E così voglio proseguire nella mia replica rivolgendomi direttamente al collega: Caro Pippo, non posso essere d’accordo con te quando affermi che “l'intervento pubblico, sempre più oneroso per le casse dello Stato non sarebbe in grado di reggere l'aumento dei costi se non a scapito della qualità e quantità dell'assistenza vedendo nascere una sanità di eccellenza per ricchi, autofinanziata, contrapposta alla sanità dei poveri, pubblica, di bassa qualità ed efficienza”. 

Certamente posso essere d’accordo ponendo l’attenzione sull’efficienza di tale sistema che limita ad una bassa percentuale di cittadini l’accesso alle cure pubbliche, ma altrettanto fermamente non posso accettare che venga messa in discussione l’etica professionale dei colleghi operanti in SSN, ospedalieri, universitari o ancora specialisti ambulatoriali che come me, malgrado le carenze strutturali, si impegna quotidianamente a fornire all’utenza prestazioni odontoiatriche operando al meglio, in scienza e coscienza, per la salute orale del cittadino. A riprova di quanto affermato ti porto a conoscenza del fatto che la mia esperienza in tali strutture odontoiatriche ambulatoriali da più di 25 anni abbia dimostrato come in gran parte dei casi l’accesso alle cure erogate in tali presidi a soggetti fragili socialmente o clinicamente (scusa ma non mi piace il sostantivo poveri da te inserito nel discorso che ritengo umiliante per quella fascia di popolazione in difficoltà) non sia stato solo determinato dall’impossibilità economica che ha portato il cittadino ad utilizzare il sistema pubblico, se non ad un primo accesso, ma sia proseguito e prosegua ancora oggi in un instaurato rapporto fiduciario col professionista, ritenendo di fatto idonea la qualità (percepita/erogata) delle prestazioni; a tal proposito il mio esempio, che può vantare casi di pazienti a cui 5 lustri fa toglievo denti da latte e che ancora oggi accedono al servizio per ricevere dal sottoscritto le intercorrenti cure del caso, in una consolidata alleanza terapeutica di fidelizzazione instauratasi periodicamente nel tempo. 

E così ritengo sia anche per tutti i colleghi specialisti ambulatoriali odontoiatri. Pertanto concludo affermando che, al di là dei mezzi, quando viene instaurato un corretto rapporto fra odontoiatra e paziente (dentista pubblico o privato che sia) a differenza di quello, in gran parte ormai spersonalizzato delle cosiddette  “strutture” a cui il cittadino accede il più delle volte “in convenzione” e dove in genere prevale l’ottica imprenditoriale e solo in subordine il rapporto di fiducia col professionista, nel primo caso si “cura” la persona mentre nel secondo si fa prevalentemente del “commercio sanitario”.Tutto questo perché nel termine “qualità”ci si dimentica troppo spesso che una delle imprescindibili e peculiari caratteristiche che la contraddistinguono sia proprio l’approccio etico della professione. 

Un caro saluto.

Dott. Giancarlo Barbon: Presidente CAO di Monza e Brianza

 
 

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