Egregio direttore,
leggo con interesse quanto uscito su Odontoiatria33 in seguito alle dichiarazioni dell’AGCM in merito alla pubblicità sanitaria. Tale parere viene inopinatamente espresso dall’Autority adesso, ad alcuni mesi dalla pubblicazione e entrata in vigore del cosiddetto “emendamento Boldi”, che in realtà non ha fatto altro che riaffermare quanto già contenuto nelle norme relative alla informazione sanitaria dal c.d. decreto Bersani in poi; e ignora che i concetti “suggestionale e promozionale” sono già stati oggetto di sentenze (una tra tutte, Cassazione SS.UU. 23287/2010 che vieta di effettuare alcuna forma di pubblicità con slogan evocativi o suggestivi).
Interessante poi che con un vero testacoda logico, nella sua nota l’agenzia richiami entusiasticamente l'impeto liberalizzatore contenuto nella Bersani, che, in realtà, delimita già abbastanza chiaramente e inequivocabilmente gli ambiti in cui è possibile fare informazione sanitaria e quali sono gli organi deputati al controllo.
La considerazione che immediatamente sovviene è che l’AGCM si senta in qualche modo defraudata di una competenza a favore di un altro organo, la AGCOM, che è l’autorità deputata alla correttezza del messaggio pubblicitario e quindi la più adatta a valutare la materia; ma anche che questa presunta rivendicata competenza derivi da improprie attribuzioni di ruolo, e che viva con sofferenza che la legislazione in campo sanitario abbia caratteristiche peculiari.
Lo dimostra il costante uso del termine consumatore riferendolo a colui che, in fin dei conti, risponde molto meglio al termine di malato. E lo dimostra anche la pesante entrata in campo tardiva, proprio ora che finalmente compaiono segnali di volontà di regolare la materia con atti concreti.
Più malignamente, si può anche notare come le maggiori preoccupazioni relativamente a una paventata “riduzione della concorrenza” e ieri le uniche note di apprezzamento siano state espresse da quelle componenti che esercitano l’odontoiatria con un’ottica puramente imprenditoriale; che già godono di un insieme di misure fiscali, finanziarie, regolatorie che indubbiamente le favoriscono nel confronto del professionista; e che basano il proprio modello di business su una pubblicità martellante, spesso caratterizzata (e anche qui, le sentenze lo dimostrano), dai contestati termini “promozionale e suggestionale”.
Permettere in nome del Mercato a imbonitori vari di "informare" senza alcun controllo e limite non aumenta la concorrenza ma la distorce a favore dei soggetti più spregiudicati e più economicamente capienti, e ha conseguenze sociali pericolose. E spesso non si capisce dove sia il reale contenuto informativo dei messaggi che propongono.
Forse è giunto il momento di chiarire ad alcuni quale è la differenza tra una associazione di imprese, che giustamente prosperano in base alla propria capacità di produrre profitto, e chi come gli Ordini ha tra i suoi scopi principali quello di garantire la sicurezza e l’appropriatezza dei trattamenti medici, non in difesa dei propri iscritti ma in difesa del cittadino. E che hanno visto mutare il proprio stato da semplici organi ausiliari a organi sussidiari dello Stato, perché garanti del diritto alla salute che anche in Costituzione riveste carattere superiore.
Questa rinnovata responsabilità impone agli Ordini di dotarsi rapidamente di strumenti interpretativi certi, efficaci e condivisi,che possano rispondere alle esigenze della società in materia di informazione sanitaria. Società che comprende al suo interno le imprese, ma soprattutto i cittadini.
Dott. Gian Paolo Damilano, presidente CAO Cuneo
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