INAIL precisa: il datore di lavoro risponde penalmente e civilmente delle infezioni di origine professionale solo se viene accertata la propria responsabilità per dolo o per colpa
A buttare acqua sul fuoco delle polemiche che in queste ore vengono avanzate al Governo in merito alle responsabilità, penali, dei datori di lavoro in tema di sicurezza del lavoro e possibilità di contagio da coronavirus è la stessa INAIL che attraverso un comunicato stampa precisa che “dal riconoscimento come infortunio sul lavoro non discende automaticamente l’accertamento della responsabilità civile o penale in capo al datore di lavoro”.
Sono diversi i presupposti, viene precisato, “per l’erogazione di un indennizzo INAIL per la tutela relativa agli infortuni sul lavoro e quelli per il riconoscimento della responsabilità civile e penale del datore di lavoro che non abbia rispettato le norme a tutela della salute e sicurezza sul lavoro”.
Queste responsabilità, continua la nota INAIL, “devono essere rigorosamente accertate, attraverso la prova del dolo o della colpa del datore di lavoro, con criteri totalmente diversi da quelli previsti per il riconoscimento del diritto alle prestazioni assicurative INAIL”.
Conclusione a cui era giunta anche l’avvocato Maria Maddalena Giungato in un approfondimento pubblicato nei giorni scorsi su Odontoiatria33.
“Il riconoscimento dell’infortunio da parte dell’Istituto –precisa l’INAIL- non assume alcun rilievo per sostenere l’accusa in sede penale, considerata la vigenza in tale ambito del principio di presunzione di innocenza nonché dell’onere della prova a carico del pubblico ministero. E neanche in sede civile il riconoscimento della tutela infortunistica rileva ai fini del riconoscimento della responsabilità civile del datore di lavoro, tenuto conto che è sempre necessario l’accertamento della colpa di quest’ultimo per aver causato l’evento dannoso”.
“Al riguardo –conclude la nota- si deve ritenere che la molteplicità delle modalità del contagio e la mutevolezza delle prescrizioni da adottare sui luoghi di lavoro, oggetto di continuo aggiornamento da parte delle autorità in relazione all’andamento epidemiologico, rendano peraltro estremamente difficile la configurabilità della responsabilità civile e penale dei datori di lavoro”.
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