Sono passati otto anni dalla nascita nel 1999 del progetto PREDICA (prevenzione e diagnosi del carcinoma orale), ideato e sostenuto dal Cenacolo Odontostomatologico Milanese e dagli altri Cenacoli Nazionali, dalla SIPCO e dalla Cattedra di Patologia Speciale Odontostomatologica dell’Università degli Studi di Milano. L’iniziativa consisteva in una serie di conferenze, gestite in tutta Italia dai vari Cenacoli per gli operatori del settore odontoiatrico, accompagnate da un opuscolo con l'elenco dei centri specialistici cui inviare i casi sospetti.
Abbiamo deciso di chiedere al professor Antonio Carrassi cosa è cambiato da allora nel campo della prevenzione, diagnosi e terapia del carcinoma orale.
Antonio Carrassi è professore ordinario di Malattie Odontostomatologiche presso l’Università Statale di Milano, dove insegna nei corsi di laurea di Medicina, Odontoiatria e Igiene Dentale e nelle Scuole di Specializzazione in Chirurgia Orale, Chirurgia Maxillo-Facciale e Geriatria. Dirige inoltre l’unità dipartimentale di Medicina Orale e Odontoiatria Geriatrica dell’Ospedale San Paolo di Milano.
Già presidente dell’European Association of Dental Education, dell’European Association of Oral Medicine e della Società Italiana di Parodontologia, è attualmente il vice-Presidente della Società Italiana di Odontoiatria e Chirurgia Maxillo-Facciale; ha i suoi principali interessi scientifici nella patologia delle mucose orali, nella formazione e nei biomateriali. È membro del Board Editoriale di numerose riviste scientifiche italiane e internazionali, referee ad hoc per il Journal of Clinical Periodontology, il Journal of Periodontal Research e Oral Diseases.
Quali sono stati gli effetti della campagna di sensibilizzazione sulla prevenzione del carcinoma orale messa in atto dal progetto PREDICA?
Sono stati sicuramente effetti positivi nel senso di una decisa partecipazione dei medici dentisti e odontoiatri alle numerose conferenze che si sono tenute su tutto il territorio nazionale presso le sedi dei vari Cenacoli. I risultati sono stati esposti nel corso del V Congresso Nazionale del COI-AIOG e hanno evidenziato come circa cento neoplasie iniziali siano state intercettate grazie a questa iniziativa. Come conseguenza diretta di questa sensibilizzazione si è rilevato un aumento del numero di lesioni pre-cancerose o cancerose diagnosticate nei centri di riferimento. Si tratta di un risultato molto positivo se si considera il fatto che l’intervento si basava esclusivamente sul volontariato e quindi è stato realizzato con scarse, scarsissime risorse. In realtà c’è ancora molto da fare e sarebbe necessaria una grande campagna nazionale. Sarebbe opportuno inserire questo tema, il tema della salute orale nel suo complesso, in una vasta campagna di educazione sanitaria sostenuta da fondi governativi, seguendo l’esempio di altri Paesi. Altrettanto opportuno sarebbe che l’aggiornamento continuo di odontoiatri e igienisti comprenda moduli formativi volti ad approfondire tematiche spesso sottovalutate come la farmacologia, la medicina orale, l’anestesiologia, la gestione medica delle emergenze odontoiatriche.
Quali sono a suo parere gli interventi più opportuni da mettere in atto per migliorare nel nostro Paese la prevenzione del cancro orale?
Le patologie orali, e in particolare quelle tumorali, si trovano in una situazione per così dire paradossale, nel senso che a fronte di un’estrema facilità di diagnosi, è infatti sufficiente un esame ispettivo orale, il ritardo con cui vengono diagnosticate è paragonabile a quello con cui vengono diagnosticati i tumori al colon.
Servirebbe, pertanto, un’ulteriore sensibilizzazione non solo di tutti gli operatori del mondo odontoiatrico ma anche di quello politico e dell’informazione. Non bisogna dimenticare che il 50% della popolazione non è a conoscenza dell’esistenza di questa forma tumorale, e neppure sa che i maggiori fattori di rischio per il cancro orale e più in generale per la salute orale e sistemica sono il fumo e l’alcool. In tal senso quello che si fa per sensibilizzare la popolazione è troppo poco. I nostri pazienti devono essere consapevoli che la bocca non è solo composta da denti e gengive e che riducendo i fattori di rischio per il cavo orale si ottengono benefici anche per tutto l’organismo. Ovviamente il presupposto a questi interventi è che gli Odontoiatri siano disponibili ad assumersi nuove responsabilità e che accettino di operare oltre che come dentisti anche come medici della bocca.
È particolarmente importante che odontoiatri e igienisti discutano con i loro pazienti i danni e i pericoli del fumo cercando di motivarli alla promozione di appropriati stili di vita. Odontoiatri e igienisti operano nelle condizioni più favorevoli (contatti continui nel tempo) per esercitare interventi di couselling in tal senso.
A suo parere servirebbe una diversa formazione degli operatori odontoiatrici sin dall'inizio del loro curriculum di studio?
Il curriculum dei Corsi di Laurea in Odontoitria è molto cresciuto durante gli ultimi 15 anni ed i nostri giovani sono ampiamente esposti alle tematiche della salute orale in molte discipline biologiche ed in molti corsi integrati di tipo clinico. Senz’altro ritengo che sarebbe anche molto utile l’insegnamento di tecniche di counselling professionale rivolte ad esempio a individuare quella fascia di fumatori che sono consci del loro problema, ne vorrebbero uscire ma non sanno come fare.
In base a quanto abbiamo detto, quale potrebbe essere il profilo ideale dell'odontoiatra e dell'igienista dentale degli anni futuri?
Sarebbe opportuna l’acquisizione di una maggiore consapevolezza da parte degli studenti di odontoiatria e di igiene dentale dell’importanza del loro ruolo per la tutela della salute dei loro pazienti. Negli ultimi cento anni l’aspettativa di vita dell’uomo è straordinariamente aumentata nei Paesi occidentali, passando dai 50 anni circa del secolo scorso ai 75 anni dell’inizio di quest’ultimo secolo. Il contributo più importante a questa eccezionale performance, è giusto ricordarlo, è legato al miglioramento delle condizioni e degli stili di vita. È molto importante che questo venga tenuto presente nel percorso formativo dello studente e in quello di aggiornamento continuo del professionista. Quindi prevenzione, diagnosi precoce, lotta ai fattori di rischio e promozione di stili di vita più appropriati sono interventi che, se praticati, tuteleranno non solo la salute orale dei nostri pazienti ma anche quella sistemica.
Va inoltre ricordato che sempre di più odontoiatri e igienisti cureranno popolazioni prevalentemente composte da soggetti anziani. È una fascia di popolazione frequentemente affetta da malattie croniche, spesso da più malattie croniche che assume farmaci che possono interferire con le nostre cure o con la normale omeostasi del cavo orale. La gestione di questi pazienti richiede un continuo aggiornamento non solo odontoiatrico ma anche medico.
Si sono fatti progressi nel campo della terapia del cancro orale?
La terapia del cancro orale resta ancora un punto dolente e non ha subito particolari cambiamenti e/o innovazioni negli ultimi anni. Fondamentalmente i metodi sono sempre gli stessi: chirurgia e radioterapia. Nelle lesioni piccole (T1NoMo) la prognosi è buona con curve di sopravvivenza a 5 anni superiori all’80%. Negli stadi più avanzati questo dato scende a meno del 50%, motivo in più per dare il massimo nelle diagnosi precoci. Sempre nelle piccole lesioni la radioterapia infissionale può raggiungere risultati molto buoni. È comunque fondamentale che questi pazienti vangano monitorati con molta attenzione perchè gli stessi agenti eziologici che hanno portato al cancro orale possono provocare una seconda neoplasia nelle strutture delle vie aeree-digestive superiori. Un paziente che si è ammalato di un cancro della bocca ha più probabilità di sviluppare una lesione neoplastica nelle vie aereo-digestive superiori rispetto a un soggetto indenne da tale patologia.
Nella pratica professionale di tutti i giorni quale comportamento suggerisce di adottare ai Colleghi nei confronti della diagnosi precoce di cancro orale?
Come primo consiglio fondamentale direi di non limitare la visita dei nostri pazienti a denti e gengive. Procedere ad un attento esame delle mucose orali è molto semplice e non richiede che poche decine di secondi. Dobbiamo esaminare, anche se le sedi maggiormente colpite dal cancro della bocca sono la lingua e il pavimento orale, tutte le mucose dalla commissura labiale all’orofaringe pronti a cogliere qualsiasi variazione nel colore, nella superficie e nella consistenza dei tessuti. Ricordiamoci che le modalità di presentazione clinica iniziale del carcinoma orale sono rappresentate prevalentemente da lesioni bianche non raschiabili, lesioni rosse, lesioni miste bianche e rosse. Talora un cancro può esordire con una piccola ulcera ad una piccola neoformazione. Procediamo ad una biopsia se non siamo in grado di escludere una lesione neoplastica e ricordiamo come regola minimale che qualsiasi lesione orale non guarisca spontaneamente in 15 giorni deve, sino a prova contraria, essere considerata una possibile neoplasia e come tale gestita. Un atteggiamento forse molto prudente ma che ci eviterà di perder tempo quando il nostro paziente abbia realmente dei problemi.
Italian Oral Surgery 2/2007
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