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09 Giugno 2016

Ddl Concorrenza, ritirati gli emendamenti su abusivismo e capitale sociale. Soddisfatta AIO, meno ANDI che annuncia battaglia alla Camera e raccolta firme contro la Bersani


Sfuma la possibilità di imbrigliare le società che gestiscono gli studi odontoiatrici obbligando l'ingresso di iscritti all'Albo degli odontoiatri nel capitale sociale. Nella riunione pomeridiana di ieri mercoledì 8 Giugno, in Commissione Industria del Senato, sono stati ritirati gli ultimi emendamenti non ancora discussi di interesse odontoiatrico.

Ritirati quelli relativi all'articolo 47 che avrebbero aggravato le pene per chi esercita abusivamente una professione sanitaria, emendamenti superati dall'approvazione del Ddl Lorenzin

Ritirati anche quelli riferiti all'articolo 36 che avrebbero previsto che i due terzi del capitale delle società che gestiscono studi odontoiatrici fossero in mano ad iscritti all'Albo degli odontoiatri.

Interessante notare come sul tema dell'ingresso dei capitali nelle libere professioni i Senatori abbiano adottato decisioni differenti. Per gli avvocati, hanno introdotto una norma che consente l'ingresso del capitale, ma nel limite di un terzo, nelle società di avvocati (come già avviene per le StP), mentre per le farmacie viene introdotto un limite massimo sul numero delle società di capitali attivabili.

Approvato, come anticipato ieri da Odontoiatria33, l'emendamento che impone per le strutture monospecialistiche l'adozione di un direttore sanitario "esclusivo" che sia iscritto all'Albo degli odontoiatri (quindi anche un medico con la doppia iscrizione) e per le strutture polispecialistiche, se il direttore sanitario non è iscritto sia all'albo dei medici che a quello degli odontoiatri, l'obbligo di nominare un "responsabile per i servizi odontoiatrici" che sia iscritto all'Albo degli odontoiatri (anche in questo caso il medico con la doppia iscrizione potrà svolgere questo ruolo).

Intanto nei prossimi giorni continua in Commissione la discussione degli ultimi articoli previsti dal Ddl che una volta licenziato approderà in Aula in Senato per la discussione ed approvazione. Ddl che poi dovrà passare alla Camera per una ulteriore discussione ed approvazione.

Le reazioni

Soddisfatta l'AIO che palude "alla commissione industria del Senato che ha recepito nella sostanza gli emendamenti da noi sostenuti, e in particolare quello dei senatori Aldo Di Biagio e Giuseppe Marinello (Ap-Ncd)". "Da sempre -afferma Pierluigi Delogu Presidente AIO- esprimiamo la necessità di garantire al paziente odontoiatrico l'attenzione, la competenza clinico-organizzativa e la continuità di presa in carico che solo un odontoiatra può riservargli. E chiediamo che la struttura sia sorvegliata continuativamente da una figura di responsabile che esprima le competenze di cui sopra. In questo caso però la Commissione ha fatto di più, affermando che solo il laureato in odontoiatria (e chi gli è equiparato per legge) è la figura di riferimento per l'offerta di prestazioni odontoiatriche".

"Il recepimento dell'emendamento -continua il segretario AIO Raffaele Sodano- lascia pensare che il Legislatore abbia definitivamente compreso chi è l'odontoiatra e in che misura è "custode" della salute del suo paziente. Auspichiamo ora che il testo del ddl concorrenza con questo articolo 47 bis sia approvato dalle Camere senza modifiche".

Decisamente meno soddisfatta ANDI.

"Sebbene l'emendamento sui direttori sanitari fosse tra quelli indicati da ANDI durante l'audizione alla Commissione Industria del 18 novembre 2015 -sottolinea in una nota il presidente ANDI Gianfranco Prada- non siamo ovviamente soddisfatti del risultato ottenuto, nonostante l'immenso lavoro svolto, anche se resta il nostro merito di essere riusciti a portare in Parlamento i problemi legati all'ingresso del "capitale" nella gestione dell'odontoiatria".

"Rimane poi il rammarico per non essere riusciti a convincere la politica sulla necessità di equiparare le regole che garantiscono i pazienti che si rivolgono ad un dentista libero professionista rispetto a quelli che si rivolgono agli studi gestiti da società di capitale, sulle quali nutriamo seri dubbi in merito alla legittimità".

"Restiamo inoltre perplessi -continua- rispetto alla soddisfazione manifestata da AIO, che anzi ha fornito una via d'uscita ai politici, allontanando l'obiettivo fondamentale auspicato da tutta la libera professione. La nostra battaglia ora prosegue in aula sia al Senato che alla Camera, dove tenteremo di fare presentare un nuovo emendamento che riprenda i nostri principi".

Intanto ANDI sta cominciando a studiare il percorso organizzativo per la raccolta di firme per predisporre un disegno di legge di iniziativa popolare che permetta di abrogare le norme dettate dalla Legge Bersani in tema di pubblicità sanitaria.

Norberto Maccagno

 
 

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