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14 Novembre 2016

Stampa "open acces", quando la pubblicazione scientifica gratuita non sempre è sinonimo validazione scientifica. Prof. Gagliani, un problema da non sottovalutare


L'obiettivo dell'informazione scientifica "open access" è più che nobile: rendere accessibile a tutti la ricerca scientifica. Una esigenza quella di dare la fruizione globale, gratuita, a una grande parte dei contributi scientifici sta, oggi, animando il mondo dell'editoria rendendo trasparente e ampiamente disponibile la conoscenza in tutte le discipline mediche.

Un fenomeno associato al proliferare di numerose testate, molte delle quali "online", che richiedono contributi agli autori che maggiormente popolano l'editoria, per così dire "tradizionale", internazionale.

Osservando alcune di queste riviste viene da domandarsi: chi condurrà il processo di "peer-review" necessario per aumentare la qualità scientifica dei contributi?

Questa spasmodica richiesta di articoli, sui quali non di rado è richiesto all'autore un pagamento per la pubblicazione, rischia di innescare, vista la possibilità di lucro da parte di chi pubblica, un circolo vizioso che invoglia la pubblicazione a prescindere della qualità della ricerca proposta con la giustificazione della fruizione gratuita e del libero pensiero.

"Recentemente, provocatoriamente, abbiamo dato spazio su Odontoaitria33 a un contributo che, riferendo di una pratica clinica assai consolidata - ovvero la fabbricazione di inlay in modo diretto o indiretto - metteva in risalto ciò che già sapevamo, portando a considerazioni arbitrarie e in palese contrasto con quanto affermato da autorevoli revisioni sistematiche della letteratura su questo tema", commenta il prof. Massimo Gagliani (nella foto) Direttore scientifico dell'area odontoiatrica del Gruppo Edra.

"Per un clinico -continua Gagliani- leggere articoli che abbiano riflessi sulle pratiche lavorative credo sia importante, ma altrettanto importante è il fatto che questi siano in linea con le evidenze o, se in grado di confutarle, lo facciano in modo saldamente documentato. Articoli come quello che ho citato trovano spazio in giornali "open access", spesso perchè respinti da quella letteratura "tradizionale" che, in nome di non si sa quali principi, viene oggi guardata con sospetto perché "speculatrice" nei confronti dei lettori".

Quali indicazioni si possono dare ai lettori per scindere le indicazioni scientifiche realmente validate dalle altre?

"E' un tema molto spinoso all'interno del quale penso sia giusto entrare per sollevare dei legittimi dubbi su "movimenti di pensiero" che, in nome di principi morali forse condivisibili e lodevoli quali quello della cultura gratuita per tutti rischia di creare dubbi o dare false informazioni. Fare ricerca costa, come divulgare quella ricerca sia su carta ma anche attraverso la Rete ha un costo", dice Gagliani ricordando come sia difficile dare al lettore finale delle indicazioni su quale siano le testate più affidabili rispetto ad altre. "Sicuramente come Odontoaitria33 cerchiamo di proporre i lavori scientifici che giudichiamo autorevoli come molto lavoro potranno farle anche le Società scientifiche stilando elenchi di pubblicazioni affidabili per le singole branche." La rete ci ha spesso insegnato quanto sia reale e frequente il rischio di imbattersi in "bufale" spacciate per verità.

Un lavoro di valutare la veridicità ed applicabilità delle risultanze dei lavori scientifici che diventa ancora più necessario considerando le norme contenute nel Ddl responsabilità medico che tendono a tutelare i professionisti che rispettano le linee guida (scarse in Italia per l'odontoiatria) o la letteratura scientifica. "Affidare ad un giudice la decisione se questo o quella indicazione scientifica è affidabile diventa alquanto rischioso sia per il paziente che per il professionista", conclude Gagliani.

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