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08 Novembre 2018

La posizione di ANCAD sui centrifugatori per il recupero dell’amalgama: ''Fate attenzione alle soluzioni che scegliete''


Credo che tutti, o quasi, si sia oramai aggiornati sul Regolamento UE 2017/852 che prevede la riduzione graduale dell’amalgama ed i vincoli sia sull’utilizzo che sulla rimozione della stessa dal gennaio 2019. Non ultimo, e proprio in questo mese di ottobre, l’informativa del Ministero della Salute ha fornito le necessarie precisazioni, a mio avviso, dettate dal buon senso. E’ stato così specificato che “gli studi e le strutture odontoiatriche in cui l’amalgama dentale viene utilizzata e/o rimossa sono obbligati a dotarsi di separatori di amalgama” precisando che “in detti studi o strutture è necessario, pertanto, garantire la presenza di almeno un riunito odontoiatrico dotato di separatore di amalgama; l’uso e la rimozione dell’amalgama dentale deve avvenire utilizzando esclusivamente la postazione di tale separatore”.

ANCAD condivide sia questo regolamento che questo modus operandi del Ministero della Salute per i risvolti positivi che avranno sull’ambiente e che andranno a vantaggio, soprattutto, delle future generazioni. Certo sarebbe stato meglio anticipare i tempi di almeno una ventina d’anni, ma anche così il dentale potrà, indirettamente, ispirare fiducia a tutto il mondo dei pazienti italiani.

Del resto noi, a dotarcene solo oggi, siamo anche fortunati perché possiamo utilizzare degli ottimi centrifugatori per il recupero dell’amalgama, definitivamente affidabili visto che sono già stati testati almeno da una ventina negli studi odontoiatrici tedeschi, austriaci, olandesi e dei paesi nordici in generale.

Cosa può fare la distribuzione in questo contesto? 

Può rivelare il proprio valore, dimostrando assoluta trasparenza su un argomento tecnicamente facile, che si complica solo per la molteplicità delle soluzioni che si possono adottare in funzione del tipo di aspirazione di cui è dotato il singolo studio e della scelta dell’operatore di operare la centrifugazione per il recupero dell’amalgama sul motore aspirante piuttosto che su un solo riunito.

Diciamoci subito ed in tutta trasparenza che sarà matematicamente impossibile mettere in regola con la direttiva tutti gli studi in Italia entro il primo di gennaio del 2019; ecco perchè ci auguriamo che venga anche concessa quella specie di vacatio legis da più parti richiesta, visto che l’obiettivo è  di arrivare ad adeguare tutti gli studi nel minor tempo possibile,  senza che lo stato debba essere inutilmente rigido e punitivo, soprattutto ora che di amalgama da togliere ne abbiamo sempre meno.

Ovviamente gli odontoiatri, con piglio pragmatico, non dimentichino la direttiva con la scadenza originale e seguano i consigli del proprio deposito di fiducia, evitando di commettere gli stessi errori che commettono i pazienti nei loro confronti quando si consultano con il “dott. Google”, spesso non allineato con la filosofia della direttiva e coi principi dettati dal regolamento.Dico questo perché vedo che, accanto alle soluzioni adottate da aziende del settore come Durr & Cattani, che da oltre trent’anni producono i centrifugatori per il recupero dell’amalgama trattando dai quattro agli oltre 12 litri di acqua al minuto, si trovano soluzioni alternative che garantiscono di filtrare l’acqua, pur sempre con il fine del recupero dell’amalgama, con dei filtri che filtrano sino ad un massimo di un solo litro di acqua al minuto.

Ora e aldilà del sistema di recupero dell’amalgama il “buon dott. Google”, che anche in questo caso pubblicizza solo il costo, non spiega quali possono essere gli eventuali risvolti tecnici negativi, visto che i litri d’acqua trattati sono così lontani. Di fatto, filtrando solo un litro d’acqua al minuto, ci saranno cali di aspirazione che potranno arrivare anche sino al 30% in meno dei 360 litri di aria al minuto che devono essere aspirati dalla cannula grande. E questo senza parlare dell’evidente intasamento dei tubi interessati e, prima o poi a dei malfunzionamenti del motore aspirante.

A cura di: Maurizio Quaranta (nella foto): consigliere ANCAD e Vice Presidente ADDE  

 
 

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