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18 Dicembre 2018

Società in odontoiatria, la posizione del CED. Landi, non si può vietarle ma si deve regolamentare la loro attività

Nor. Mac.

Il CED (Council of European Dentists), l’associazione europea dei dentisti europei pone ai Paesi membri la questione “odontoiatria commerciale” approvando –durante il General Meeting del 16 novembre scorso- una risoluzione ed invitando le associazioni aderenti a presentarla ai propri governi. Tema che è ritornato di attualità in Italia con la presentazione degli emendamenti alla legge di Bilancio sul tema. 

Il CED si dice preoccupato dalla crescita dell’odontoiatria commerciale in Europa, una crescita - spiega ad Odontoiatria33 Marco Landi (nella foto), presidente CED- che ha implicazioni per la politica di salute orale per i cittadini e comporta implicazioni professionali, legali e commerciali per i dentisti che vi collaborano. La risoluzione, spiega Landi, nasce dalla raccolta dei casi critici nati in particolare in Spagna e Francia dove la chiusura di queste “Catene” hanno lasciato pazienti e collaboratori delle strutture “per strada”. “Sono particolarmente orgoglioso per come è stata costruita la risoluzione”, spiega Landi ricordando come i 30 paesi che compongono il CED siano stati capaci di accantonare le singole realtà, molto spesso differenti tra loro -per legislazione ed usi- “e dare una visione globale ed europea del problema mettendo al centro dell’attenzione il paziente ed il dentista, approvando all’unanimità un documento che contiene proposte e principi concreti a disposizione delle singole associazione per fare lobbie nei propri Paesi, per sottoporlo ai Governi”.  

Il CED è preoccupato che gli interessi orientati al profitto che stanno guidando il modello di business dei proprietari di queste strutture, possano incidere sulla sicurezza dei pazienti attraverso una varietà di fattori tra cui la qualità e l’erogazione delle cure oltre alle condizioni di lavoro degli odontoiatri e dei collaboratori.  

L’interesse delle società di investimento verso l’odontoiatria, spiega il CED, ha portato in tuta Europa alla nascita di società che gestiscono gruppi di studi odontoiatrici il cui fine è quello di fare “rendere l’investimento fatto”. Strutture affidate alla gestione non ad odontoiatri ma a manager.Società che sono presenti in Svizzera, Norvegia, Svezia, Danimarca, Finlandia, Italia, Germania, Belgio, Paesi Bassi, Francia e Regno Unito con l'obiettivo di creare grandi catene dentali in Europa. 

In Europa, stima il CED, i gruppi odontoiatrici sono più diffusi in Finlandia, dove le catene dentali rappresentano il 35% degli studi dentisti esercenti seguiti dalla Spagna (25%) e dal Regno Unito (24%)

Questi numeri, unitamente agli ingenti investimenti e le regole sul libero mercato, ricorda Landi, “ci dicono che non sarà possibile impedire al capitale di investine nell’odontoiatria ma questo non può e non deve impedirci di pretendere delle regole a tutela dei pazienti e degli operatori che ci lavorano”.  


Rischi per i pazienti 

Il CED è principalmente preoccupato per la sicurezza dei pazienti e la continuità e qualità delle cure. A questo proposito, il CED teme che le logiche che sono alla base del modello di business nell'odontoiatria commerciale possano, di fatto, essere dannose per la salute e il benessere dei pazienti. E quanto vissuto recentemente in Spagna, con la chiusura della catena iDental, ed in Francia sono per il CED la conferma che servono regole diverse dalle attuali.Le aggressive campagne di marketing di alcune catene, ricorda Landi, “hanno dato false aspettative ai pazienti a volte ingannandoli credano aspettative e bisogni non necessari. La chiusura forzata di un certo numero di catene a causa di comportamenti non etici e di cattiva condotta finanziaria ha poi lasciato i pazienti con trattamenti incompiuti che erano già stati pagati causando gravi problemi per i pazienti e costi sociali che si ripercuotono anche sui Sistemi Sanitari Nazionali”. 


Rischi per la forza lavoro 

“È evidente –dice Landi- che un modello di business che si basa solo su grandi profitti continua a mettere in discussione, e talvolta può oltrepassare, i confini etici relativi al trattamento dei pazienti, ma anche al rapporto con gli odontoiatri e i dipendenti che ci lavorano”. Nei casi presi in esame dal CED alcuni dentisti hanno lamentato turni di oltre 12 ore al giorno, a volte senza essere pagati, come le terapie da effettuare spesso erano imposte dalla proprietà.


La posizione del CED 

Riconoscendo che il modello organizzativo dello studio dentistico potrebbe, in futuro, cambiare, il CED segnala la necessità di approvare regole specifiche che riguardano società odontoiatriche, in modo che venga garantita la sicurezza del paziente. Per questo la cura del paziente deve essere, sempre, affidata all’odontoiatra, tutelando il rapporto dentista paziente. Le considerazioni basate sul profitto non devono influire sulle decisioni sul trattamento da proporre al paziente. 


Queste le richieste del CED: 

  • Laddove le persone giuridiche di diritto privato siano autorizzate a praticare l'odontoiatria, queste persone giuridiche dovrebbero essere fondate e gestite esclusivamente da dentisti;
  • I dentisti, che sono azionisti delle società, devono esercitare come dentisti nell’azienda;
  • Si dovrebbe anche assicurare che:
  • a) l'azienda è gestita responsabilmente da un dentista e gli amministratori delegati devono essere dentisti;
  • b) la maggior parte delle quote azionarie e dei diritti di voto devono essere in capo a dentisti;
  • c) le aziende non devono avere come fine principale il ritorno sull'investimento invece di fornire cure odontoiatriche di buona qualità per i pazienti;
  • Le entità aziendali o gli investitori non devono impedire ai dentisti di adempiere ai loro obblighi come stabilito dal codice etico e dalla legislazione nazionale;
  • Le entità aziendali non devono utilizzare il loro status legale per privare i pazienti del loro diritto a chiedere un risarcimento laddove sollevino dubbi sulla loro cura e trattamento;
  • Le entità aziendali o gli investitori non devono avere alcuna influenza sulle decisioni di trattamento adottate dal dentista con il consenso del paziente e non devono essere autorizzati a entrare nel merito delle prestazioni cliniche;
  • Le entità aziendali o gli investitori non possono fuorviare i pazienti attraverso pubblicità e prezzi o proposte di finanziamento ingannevoli. Le entità aziendali non devono indurre in errore i pazienti in merito alla proprietà della clinica.    

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