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19 Gennaio 2016

Sentenza Consiglio di stato su pubblicità. Il commento del Ordine di Milano e dell'avv. Stefanelli


"La decisione dell'AGCM - afferma Roberto Carlo Rossi, presidente di OMCeO Milano - mediante un'interpretazione ingiustificatamente estensiva, avrebbe limitato fortemente la possibilità di intervento degli Ordini in materia di trasparenza e veridicità della pubblicità effettuata da propri iscritti, in netto conflitto con il diritto alla salute dei cittadini, costituzionalmente garantito".

"In questi anni, abbiamo assistito a promozioni in campo odontoiatrico inverosimili in termini di prezzi e di prestazioni, che sicuramente disorientano il cittadino, mettendone a rischio la salute - aggiunge Andrea Senna (nella foto), presidente del Commissione Albo Odontoiatri dell'OMCeO Milano . Un conto, infatti, è la pubblicità informativa che permette al paziente di essere edotto a pieno sulle terapie offerte compresi i prezzi, diversa è la pubblicità commerciale che ha lo scopo di attrarre mediante spot promozionali il potenziale 'cliente'. Il diritto alla salute sancito dall'artico 32 della Costituzione , va tutelato in ogni modo e deve prevalere su logiche di libero mercato e di profitto".

"Siamo consapevoli - conclude il Presidente di OMCeO Milano - che a fronte dei cambiamenti culturali e dei mezzi di informazione di massa, il medico è sollecitato a modificare le tradizionali forme di comunicazione, ma proprio per questo, come Ordine, sosteniamo con forza il nostro diritto a vigilare nell'interesse della salute dei singoli e della collettività".

Avv. Silvia Stefanelli, esperto di diritto sanitario e legale di molti Centri odontoiatrici che hanno sostenuto l'azione dell'AGCM.

"Difficile fare previsioni sulla portata futura della sentenza. Non vi è dubbio che il provvedimento AGCM del 4 settembre 2015 è annullato ab origine.

Resta il fatto che, al di là dei profili di natura procedurale emersi nella sentenza di cui sopra, sotto il profilo di merito sia l'AGCM che il Tar Lazio 4943/2015 si sono pronunciati circa il rapporto tra le prescrizioni del Codice deontologico in materia di pubblicità e le previsioni legislative del Decreto Bersani stabilendo che le stesse restringono la concorrenza (così l'AGCM) ed (altresì) non potevano essere emesse in quanto limitative della liberalizzazione promossa dal Decreto Bersani (Tar Lazio 4943/20015).

Cosa faranno ora gli Ordini e la FNOMCeO?

Prenderanno comunque atto di quanto emerso nelle orami centinaia di pagine prodotte nel corso dell'intero processo oppure ritorneranno ad una interpretazione rigida della pubblicità in questo settore?

Sullargomento leggi anche:

19 Gennaio 2016: Il Consiglio di Stato annulla la sanzione verso la FNOMCeO per prescrizione. Renzo (CAO), nessuna vittoria, confermati i ruoli di Ordine ed AGCOM

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