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18 Ottobre 2011

Ordine e formazione universitaria

di Giuseppe Renzo


La Cao nazionale, da sempre attenta ai temi della formazione, ritiene necessario procedere a una riforma degli esami di abilitazione che allo stato attuale costituiscono un inutile duplicato della discussione della tesi di laurea. È evidente che questo scopo può essere raggiunto attribuendo all’ordine un ruolo più incisivo e responsabile nell’ambito della valutazione dell’esame di abilitazione. Troppo spesso, purtroppo, si dimentica che l’ordine , in quanto “responsabile” degli iscritti agli albi e quale organo ausiliario del Ministero, è posto a tutela della salute del cittadino.
Si era giunti qualche anno fa a predisporre uno schema di riforma dell’esame di abilitazione che avrebbe permesso di raggiungere una reale verifica delle capacità professionale del laureato, al fine di garantire la sua capacità di inserirsi nell’attività. Come al solito, la riforma fu bloccata da un parere dell’Antitrust, che in modo, secondo noi, del tutto errato, aveva ritenuto che l’ordine volesse soltanto imporre vincoli e paletti all’ingresso dei giovani nella professione, per altro senza avvedersi del gravissimo conflitto d’interesse che si perpetua con il doppio ruolo rivestito dai docenti di controllore e controllato. A sostenere gli esami di abilitazione alla professione sono, infatti, gli stessi docenti con cui i professionisti, poche settimane prima e ancora nel ruolo di studenti, hanno sostenuto e superato gli esami del corso di laurea.
Quanto alla durata del corso di studi, va detto che l’accettazione del prolungamento era subordinato all’accesso paritario con altri laureati ai concorsi e a un percorso che nell’ultimo anno potesse fissarsi sugli aspetti deontologici e pratici della gestione dello studio professionale e dei pazienti.
Quello che conta, infatti, al di là di un ritorno o meno ai cinque anni, è preparare un professionista in grado di inserirsi con pieno successo e immediatamente in un’attività professionale che è diretta, non scordiamolo mai, alla tutela della salute.
Mi piace ricordare, a questo riguardo, che da tempo stiamo conducendo una battaglia affinché la laurea in odontoiatria sia considerata “specializzante” e che, quindi, il laureato possa accedere ai concorso per il Ssn senza necessità di conseguire un diploma di specializzazione.
Sarebbe questo l’atteggiamento diretto a impedire l’inserimento dei giovani nel nostro lavoro? Apparirà forse scontata quest’ultima affermazione, ma non posso esimermi dal definirmi compiaciuto nel rilevare come il “clima di  negativa rappresentazione degli interessi legittimi degli odontoiatri” stia trovando sempre di più un fronte compatto, rappresentato da associazioni e istituzioni odontoiatriche che, forti dell’autonomia raggiunta, sono in modo unitario e concorde impegnati a tutelare questa nostra nobile professione e la salute dei cittadini.
Credo che sia necessaria una riflessione e la capacità di comprendere quanto sia ingiusto attribuire agli ordini volontà “persecutorie” che certamente da tempo non ci appartengono.

 
 

GDO 2011;10

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