Il DiDomenica di ieri si è soffermato sulle due anime che vivono la professione, gli scontenti e coloro che la vedono ancora una professione da consigliare e se il metro per capire se la professione odontoiatrica sia ancora “buona o cattiva”, posa essere la difficoltà di aprire un proprio studio. Sulla nostra pagina Facebook è nato un dibattito con molti interessanti pareri che, nostro modo di vedere, possono meritare una riflessione anche per i lettori che non hanno un accesso al famoso social.
Questi i principali tra quelli postati o inviati via mail.
Costanza Micarelli: Ormai la mia Domenica non è più solo l'inserto del Sole24, ma anche quello di Norberto... per fortuna meno ponderoso! Io sceglierei ancora questa professione, anche da mamma, e con dipendenti donne che hanno fatto le mamme forse meglio di me potendo contare sulla mia comprensione per le influenze, i vaccini, gli scioperi a scuola e le lunghe vacanze senza asilo, e tutto quello a cui il nostro (mal)governo ci ha ormai abituati.Non so se una Catena possa conciliare il profitto, la buona cura dei pazienti e il costo di un collaboratore trattato umanamente e sindacalmente protetto, mi permetto di avere dei dubbi, ma da "educatrice nel dentale" spero fortemente che la professione trovi soluzioni etiche a 360° e che continui a sfornare giovani colleghi motivati e soddisfatti.Per far ciò anche l'educazione in odontoiatria dovrà cambiare...
Laura Mostardini: Sono laureata da secoli e ho vissuto il cambiamento, sostengo che le professioni sanitarie devono svolgerle chi ha una vocazione, solo così la nostra professione sarà gratificante, per me rappresenta la mia vita e mi ha aiutato a superare tante difficoltà e ho avuto grandi soddisfazioni ogni qual volta restituivo un sorriso. I tempi però sono cambiati, invece di aumentare la cultura alla igiene orale, alla prevenzione per far si che il cittadino considerasse la sua bocca parte integrante del suo corpo intesa come un apparato medico, con il tempo la mercificazione è aumentata, i Low coast hanno privato l’odontoiatria di quel minimo di dignità che aveva. I massacri che impongono le leggi fanno passare la voglia di ricordare l’etica professionale.
La gente non chiede se sei bravo, serio ma fa li giro alla ricerca del preventivo più basso. Così è mortificante, mio figlio ha fatto odontoiatria con lo stesso amore che ho avuto io ma vedo che il futuro sarà sempre peggio e sono preoccupata e pentita per avergli consigliato questa laurea che è dura, faticosa, stressante. Una professione non retribuita e non riconosciuta nè dai pazienti né dalla Sanità in genere. Penso che dovremmo partire dalle scuole con campagne di educazione alla salute, partendo dai piccoli forse da grandi capiranno l’importanza di avere cura della propria bocca.
Azzurra Barbagallo: Mi sono laureata 16 anni fa in odontoiatria e sono entusiasta del mio lavoro! Anch'io sono figlia di un dentista, questo mi ha aiutato tanto e stimolato a cercare di "superare" la bravura di mio padre, che è stato il mio mentore in studio!! Certo è impegnativo conciliare lavoro e famiglia, puntare al massimo sulla parte clinica e gestire personale, collaboratori, ecc.. ma non potevo fare scelta migliore e sarei felice se i miei figli seguissero le orme di mamma e papà (anche lui dentista!). Fare il collaboratore vuol dire essere sfruttato? Non credo, ho amici che dopo anni di collaborazione hanno deciso di fare il grande passo e aprire uno studio: nessuno si è pentito.
Alessandra Bergamini: Tra i mille post di Odontoiatria33, che leggo sempre con molto piacere ed interesse, mi sono sentita di condividere questo. Ne sento il bisogno perché mi sento coinvolta e perchè leggerlo, mi ha emozionata. Sono una giovane odontoiatra che ancora molto ha da imparare di questa professione e di questo "mondo" così complesso da comprendere. Ho conosciuto tanti colleghi, più o meno giovani, più o meno innamorati del proprio lavoro, più o meno versatili... e più o meno ottimisti.Per ognuno di loro, il contesto di lavoro, il passato professionale, la propria vita privata ha giocato un ruolo fondamentale nella "partita" della soddisfazione personale: trarne una verità oggettiva, risulta quindi impossibile.Non esiste, dunque, una ricetta per il successo. Detto ciò, io faccio parte di quella schiera di sostenitori della facoltà di Odontoiatria, che consiglierebbe ad un giovane del 1.999 (o 2.000) di scegliere questo percorso universitario. Un neolaureato che ha la possibilità di poter esercitare la professione per cui si è formato, pur in contesti diversi e con sacrificio, è un fortunato! Al di là delle diverse valutazioni sulle opportunità collaborative in cui incapperà, per lui esiste un futuro. Magari questo non sarà sufficiente, ma è senz'altro necessario.
Gaetano Di Dea: Non c’è più alcuna convenienza ad iscriversi in odontoiatria .. è una professione che sta nella mano di un popolo bue incapace di capire e distinguere e che si fa trascinare dai colori più forti. Le grandi aziende cliniche, quelle complesse, applicano il metodo della “pesca a strascico “: investono, creano grande flusso pazienti, curano come ritengono più opportuno curare, entrano in deficit, perché le dinamiche aziendali necessarie non calzano in odontoiatria, entrano in deficit per definizione, e quindi quelli più intelligenti vendono l’azienda al culmine del fatturato, quelli un po’ meno quando il fatturato è già in discesa. Forse tra 30 anni l’odontoiatria cambierà il suo volto e riacquisterà la sua prerogativa e dignità ... ma per trent’anni è terreno solo per chi ha soldi da investire e anche da perdere.
Federico Zanzottera: Cari colleghi, con il massimo rispetto per tutti... L' odontoiatria è una bellissima professione per chi la vive come vocazione e lo sottoscrivo.Se non c'è passione non c'è stimolo per nessuna professione, dall'operaio al manager qualsiasi impiego sarà frustrante.Io francamente non capisco e mi dispiaccio di chi si lamenta del fatto che non ci sia più il lavoro di una volta, del fatto che non si guadagni abbastanza, del fatto che ci sia una concorrenza sleale, del fatto che il prezzo faccia la differenza... Non lo capisco perché ognuno crea la professione che vuole, lo studio che vuole e i pazienti che vuole. Ognuno è artefice del proprio destino e lo fa compiendo scelte.Un assioma fondamentale (e giusto) è quello del lavorare bene e in qualità e per quello che vedo, nel mio piccolo tanti vorrebbero lavorare tanto, senza studiare, senza curare il dettaglio (non solo terapeutico), pretendendo gli stessi guadagni di 30 anni fa. Ma si dimenticano che l'odontoiatria, i pazienti, l'informazione sono cambiati. Anche l'impegno è cambiato. Non accettano che il tutto non sia più così facile.Allora ecco che ricorrono alle scorciatoie... Convenzioni, assicurazioni, ne sono l'esempio... Lavorare bene e lavorare di qualità costano sacrificio, ma se c'è la passione tutto è più facile. Ed è un volano che gira.Perchè un ingegnere con 20 anni di esperienza deve guadagnare la metà rispetto a un neolaureato in odontoiatria che non ha imparato niente in università? Eppure fino a ieri era la normalità e non faceva alcun scandalo.Allora cerchiamo di rimettere il fuoco dell'attenzione su ciò che è giusto ed etico rispetto a ciò che si vorrebbe... Fra qualche anno ci sarà bisogno di rimpolpare la categoria con manodopera estera, la percezione della professione cambierà in positivo. Ma rimarrà sempre l'onere di lavorare bene come da giuramento di Ippocrate.
Paolo Rossetti: Non è un problema dell'odontoiatria ma del sistema che si è impoverito. Rimane una professione che può dare soddisfazioni, anche economiche, se abbinata a vocazione e sacrificio. Nulla è facile come lo era 30 anni fa. Analisti vedono che le professioni prospere per il futuro sono quelle sanitarie e tecnico scientifiche.
Riccardo Rossi: La maggior parte dei dentisti nuovi lavora a partita iva con percentuali molto basse e la situazione andrà solo peggiorando almeno per un decennio. Sia le condizioni orario che percentuali sono da sfruttamento, infatti il vero taglio di spese le molteplici cliniche lo fanno sugli odontoiatri. I dentisti che aprono studi propri sono pochissimi. Gli anni 80' finiti da un pezzo i guadagni non erano più quelli già dagli anni 90' e sempre meno anche solo considerando il numero di odontoiatri passati da circa 18.000 a circa 60.000 mila triplicati quindi e circa 1 ogni 1.000 abitanti quando l' OMS considera ottimale 1 ogni 2.000. Aggiungerei che prima i guadagni erano anche eccessivi, ma ora siamo ad estremi opposti con misure che non tutelano nè medici nè pazienti, ma solo investitori in cerca di guadagno senza guadagnare e senza responsabilità.Infatti a rendere il settore letteralmente un bordello è stato un politico nel 2006. Il decreto Bersani a 10 anni ha solo fatto danni sia a pazienti che odontoiatri in favore di società di capitali. Imprenditori fondi finanzieri che mettono soldi non lavorano e guadagnano scaricando tutta la responsabilità su odontoiatri sfruttati in parte ignari in parte bisognosi. Pubblicità senza controllo e tagli sulle remunerazioni dei medici. Il vero taglio infatti sul quale guadagnano soldi senza lavorare è lo sfruttamento degli odontoiatri senza contratti a partita Iva percentuali vergognose e orari massacranti. Se è cosi, bene se no avanti un altro vuoi lavorare questo c'è. La direzione sanitaria, e questo sarebbe molto da controllare e lascia molto perplessi, è affidata per poche migliaia di euro a giovani sempre a partita iva che senza alcun potere, se non di denuncia, dovrebbero vigilare su chi li paga. Medicina in questo momento ha invece prospettive molto molto più interessanti. Credo che escluso chi ha un buono studio di famiglia dovrebbe pensare a medicina non odontoiatria.
Lucia Ammendola:Se non si inizia dai propri collaboratori nel stimolarli e dargli loro ciò che gli spetta facendoli stare bene ... allora si che l 'odontoiatria non va avanti ... diventando una professione per sfruttati e demotivati.
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