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22 Luglio 2019

Autorizzazione sanitaria ed obbligo del defibrillatore. Per il dott. Mele un obbligo inutile


Egregio Direttore, 

quando diversi anni fa le Regioni misero mano alla legge Bindi, sottoponendo ad autorizzazione le attività sanitarie libero professionali, apparve subito chiaro che, oltre l’enorme differenza normativa da Regione a Regione, le nuove regole avrebbero interessato soprattutto, se non esclusivamente, gli odontoiatri e lasciato fuori quasi totalmente i professionisti di altre discipline sanitarie.Per questa discriminazione qualcuno potrebbe ipotizzare una sorta di “invidia sociale” nei nostri confronti, io più banalmente osservo che noi odontoiatri eravamo più censiti e quindi più controllabili, e per tale motivo ci siamo dovuti più o meno convintamente adeguare.
Oltretutto, a parte i fastidi burocratici aumentati in modo esponenziale e con pretese talvolta demenziali, le nuove regole intervenute non erano altro che quelle che già da tempi remoti rispettavamo ampiamente.

Nel contempo però, confrontandoci quotidianamente con i colleghi, emergeva in maniera sempre più stridente che la categoria odontoiatrica veniva sempre più discriminata rispetto alle altre discipline per le quali vigevano le stesse regole, ma che spesso venivano bellamente disattese o applicate in maniera blanda, con ritardi talvolta decennali. E, cosa non indifferente, senza subire controlli e sanzioni dell’autorità sanitaria predisposta. All’avvento dell’autorizzazione sanitaria toscana ci siamo lamentati di queste differenze, sentendoci rispondere che ai controlli sugli odontoiatri avrebbero fatto seguito quelli sugli altri liberi professionisti sanitari, il che invece non si è verificato.

In tempi più recenti ci è stata ammessa una difficoltà nell’individuare le altre attività da controllare. Sia o no questo il motivo, il risultato è che gli studi odontoiatrici toscani sono censiti e sottoposti a SCIA o autorizzazione al 95% del totale e gli studi di altre discipline lo sono al 10%, per stessa ammissione dei funzionari regionali. Pur dovendo rispettare tutti le stesse regole che prevedono una serie di attrezzature e di procedure volte ad assicurare la sicurezza di tutte le cure. Se, a giudizio della Regione Toscana, le cure sanitarie private, per essere sicure, devono essere prestate con una serie di determinati requisiti, ebbene i cittadini toscani sappiano che tali requisiti sono certamente presenti negli studi odontoiatrici.  

Negli altri non si sa. 

A fronte di questa situazione ampiamente conosciuta, l’impegno della Regione Toscana non è stato quello di colmare il gap di regolamentazione tra tutte le discipline attraverso un’azione più incisiva di persuasione verso chi probabilmente disattende le regole, bensì quello di continuare a vessare gli odontoiatri con nuove incombenze, visto che sono gli unici ad adeguarsi regolarmente.  

Tra queste spicca l’obbligo del possesso del defibrillatore per tutti gli studi odontoiatrici toscani. 

Nessuno può negare l’utilità del DAE in alcune gravi circostanze, ma risulta altrettanto evidente che tale strumento deve rispondere a precisi criteri di localizzazione e non ad obiettivi demagogici, quale quello di poter ipocritamente affermare che il territorio toscano è ampiamente coperto da qualche migliaio di DAE, localizzati però negli studi dentistici privati. Cioè dove non servono per le nostre attività e dove non possono essere utilizzati per la collettività, a differenza di quelli presenti in luoghi pubblici, meglio ancora se ad alta frequentazione. 

Di fronte alle nostre rimostranze, la Regione Toscana ha sostenuto che “…sarebbe stata una grave omissione per la Regione aver previsto i defibrillatori nello studio del medico di medicina generale e non in luoghi similari come gli studi medici dove si svolge anche attività chirurgica ed invasiva. La Regione ha ritenuto quindi di dare una ragionevole lettura del DM assecondandone le finalità di tutela della salute dei cittadini: ha quindi previsto la presenza del defibrillatore in tutti i luoghi dove si svolge attività sanitaria, compresi quindi gli studi medici ed odontoiatrici soggetti a SCIA…”. (Avvocatura Regionale – Regione Toscana al Presidente della Repubblica – Memoria di controdeduzioni). 

In buona sostanza, la Regione Toscana ha sostenuto bellamente davanti al nostro Capo di Stato di avere previsto in tutti gli studi della Regione la presenza del DAE, ed il Consiglio di Stato, sulla base di questa affermazione, le ha dato ragione, senza verificarne in alcun modo la veridicità. Peccato che non sia affatto così perchè alcune categorie ne sono state invece volontariamente escluse (vedi proprio i medici di famiglia) e, da cittadino, ne sono indignato. Rimane l’amara soddisfazione di sapere che per i miei corregionali l’unico posto sicuro è il nostro studio, visto che per la Regione il DAE è uno strumento salvavita fondamentale.  

In altri luoghi si dovranno affidare alla Divina Provvidenza che, per fortuna, non ha confini regionali, ma che talvolta ci sottopone paradossi che devono fare riflettere.  

Solo alcune settimane fa, proprio in Toscana, un parente di un ricoverato nell’Ospedale S. Iacopo di Pistoia è deceduto per arresto cardiaco mentre si aggirava all’interno del Reparto di Pediatria e senza che nessuno si accorgesse delle sue gravi condizioni.  

Dott. Renato Mele: Rappresentante toscano nella Consulta ENPAM della libera professione

 
 

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