Trent'anni. Tanto è passato da che l'Aidi è nata. Nata, come sottolinea l'attuale presidente, Marialice Boldi, con il "fiocco rosa", anche se, poi, nel tempo coloratasi anche di azzurro. Con lei - riconfermata, durante il XXI Congresso, alla guida dell'associazione fino al 2015 - abbiamo cercato di ripercorrere la storia dell'associazione e di anticipare gli obiettivi futuri
Dottoressa Boldi, partiamo dal 1981, quando un gruppo di igieniste dentali crearono l'Aidi.
Tutto è partito a Bari, quando le prime igieniste dentali ottengono il diploma attraverso la formazione universitaria e, "capitanate" da Gianna Nardi, decidono di fondare l'Aidi. L'obiettivo era quello di dare un riconoscimento giuridico alla professione e questo è stato ottenuto dopo un percorso di lotte non facili, completate dalla formalizzazione del mansionario e dalla legge 42/99 e 251/2000 che ha approvato il profilo professionale dell'igienista dentale. Da qui, questa figura ha anche conquistato il diritto, comune a tutte le altre professioni sanitarie, di operare in autonomia.
Poi tante vittorie, conquiste e riconoscimenti anche internazionali come l'ingresso nell'Ifdh (Federazione internazionale igienisti dentali) e la nascita, anche per merito nostro, della Efdh (Federazione europea degli igienisti dentali).
In questi trent'anni l'Aidi è cresciuta, ha maturato la consapevolezza che l'igie-nista dentale è divenuto, grazie ai traguardi raggiunti, il professionista dell'igiene orale.
Però non tutte le battaglie sono state vinte. Speravate di festeggiare il vostro anniversario con l'appro-vazione da parte del Senato della legge (di cui sua sorella è la prima firmataria) che istituisce il vostro Albo professionale.
La Legge istituisce gli Ordini per le professioni sanitarie, tra le quali la nostra e finalmente darebbe un riconoscimento a oltre 650mila professionisti.
Certamente speravamo nell'approvazione e non le nascondo la delusione. Il Senato ha deciso di rinviare la discussione e apportare alcune piccole modifiche al testo approvato in Commissione.
Speriamo che presto ritorni in Aula e sia approvato. Questa è una legge che aspettiamo da 10 anni e di cui si parla da 20. È fortemente voluta da tutte le professioni sanitarie e sarebbe la naturale conclusione di un riconoscimento professionale cominciato con l'istituzione del corso di laurea in Igiene dentale e del profilo professionale.
Una legge dovuta certamente a noi professionisti, ma soprattutto ai pazienti, che a oggi non hanno un organismo che li tutela nei confronti di chi svolge queste professioni, che assicuri loro che quel professionista ha un titolo di studio idoneo, che rispetti una deontologia.
Questa proposta di legge è stata oggetto di forti critiche supportate dalla "voglia" di liberalizzazioni che sta imperversando tra i nostri parlamentari.
Ma quando si parla di liberalizzazioni non dobbiamo dimenticare che per le professioni sanitarie non esiste il blocco dell'accesso alla professione: la nostra laurea è abilitante. Il numero programmato che limita l'accesso al corso di laurea in Igiene dentale non nasce per contenere il numero dei futuri professionisti ma per garantire agli studenti che la struttura universitaria che li formerà è idonea soprattutto dal punto di vista pratico. In particolare per quanto riguarda il numero di riuniti.
Però, vista l'aria che tira a livello parlamenare intorno agli Ordini professionali, piuttosto che avere un Ordine svuotato del suo potere, non potrebbero essere le associazioni a farsi da garante per i propri iscritti nei confronti dei cittadini?
Certo. Per noi è la stessa cosa. Non vogliono darci l'Albo? Diano il riconoscimento giuridico alle associazioni, così che possano certificare che quell'iscritto è in regola e possano sanzionarlo se si comporta in modo scorretto.
Noi come Aidi siamo già pronti: da tempo ci siamo dotati di un codice comportamentale. Sulla base di questo abbiamo anche allontanato dei soci che non si comportavano secondo le regole che ci siamo dati; ma questi lavorano ugualmente anche se non sono iscritti ad Aidi. Cosa che non potrebbero fare se vi fosse un organismo riconosciuto.
Tornando alle Aso, l'abusivismo è ancora molto forte?
Assolutamente sì. Molto più di quanto sia quello odontoiatrico. In Italia ci sono circa 6mila igienisti dentali e 40mila studi odontoiatrici attivi. Considerando che un igienista collabora in media con 2-3 studi ne rimangono fuori circa 25mila.
Quindi in tutti quegli studi l'igiene orale dovrebbe essere praticata dall'odontoiatra. Ma sarà veramente così oppure la si demanda alle assistenti?
Su alcune questioni, come la possibilità di aprire un proprio studio di igiene o l'utilizzo di determinate apparecchiature, i rapporti con le associazioni sindacali degli odontoiatri e quelle ordinistiche sono tese.
Evito di citarle sentenze e normative che confermano che l'igienista dentale può aprire un proprio studio di igiene ma le farò un ragionamento di buon senso. Se l'igienista dentale rispetta le proprie competenze professionali perché non può lavorare in un proprio studio dove l'odontoiatra manda i pazienti che necessitano di trattamenti di igiene professionale perché lui non vuole farli?
Noi siamo abituati allo studio monoprofessionale del dentista tuttologo ma non è più così. Oggi lo studio è parcellizzato per specialità. Così come all'interno c'è l'ortodontista o l'implan-tologo, ci può essere anche l'igienista dentale. E come un dentista decide di mandare il proprio paziente per una terapia ortodontica nello studio dell'ortodontista, così, per una seduta di igiene orale lo può inviare nello studio dell'igienista.
Non a caso nel nostro profilo professionale il legislatore non ha scritto che noi lavoriamo su prescrizione dell'odontoiatra ma su sua indicazione, garantendo all'igienista dentale un'autonomia professionale.
Stesso discorso per le attrezzature che possiamo utilizzare. Quando l'igie-nista dentale rispetta il suo ambito di competenza non è importante quale strumento o materiale utilizzi per portare benefici alla salute del paziente. Se il laser - per fare un esempio su cui si è aperto un dibattito, a mio avviso, inutile - serve per detossificare e ridurre le tasche parodontali, perché non posso utilizzarlo? Non mi sembra, per altro, che ci sia una norma specifica che ne autorizzi l'uso da parte dell'odontoiatra.
L'industria e la tecnologia stanno facendo passi da gigante anche nel nostro campo; se il legislatore dovesse decidere ogni volta quali strumenti possiamo utilizzare, precluderemmo per anni ai nostri pazienti i benefici dell'innovazione scientifica.
Durante il congresso ha annunciato la prossima battaglia, cioè di portare gli igienisti dentali all'interno del Ssn.
La soluzione alle carenze del Ssn in tema di odontoiatria è quella di puntare sulla prevenzione. L'igie-nista dentale nelle strutture pubbliche può garantire quell'efficienza ed efficacia che le carenze di bilancio richiedono. Puntare sull'igiene all'interno delle strutture pubbliche porta indubbi vantaggi clinici ma può essere anche fonte di guadagno per le stesse aziende sanitarie. Penso a una attività intramoenia ma anche alla possibilità di utilizzare gli ambulatori odontoiatrici, spesso sottoutilizzati, quando sono chiusi, per dare assistenza ai cittadini che rientrano nei Lea ma anche a quelli extra Lea. Un igienista dentale all'azienda sanitaria costerebbe meno di un odontoiatra, sia che venga assunto sia che utilizzi contratti di collaborazione e un rapporto convenzionato. Anche in questo caso non è un problema di bilanci ma di lungimiranza e di volontà.
GDO 2011;12
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