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19 Gennaio 2018

Prove di congruità e intervento dell'odontotecnico in studio, quali le esigenze della professione oggi. La visione, "scientifica", di AIOP


Dopo l'approvazione del Ddl Lorenzin e l'inasprimento delle pente per chi esercita senza la necessaria abilitazione una professione, si è riaperto il dibattito su cosa l'odontotecnico può fare in studio e sulle famose "prove di congruità" che già tanto avevano fatto discutere circa venti anni fa (2001) quando il profilo dell'odontotecnico, che avrebbe consentito questa pratica (ma al di fuori del cavo orale), fu bloccato dalla modifica dell'articolo V della Costituzione.

Ma l'evoluzione della professione odontoiatrica ed odontotecnica rende ancora attuali quelle richieste? La presenza in studio di chi realizza il dispositivo protesico è necessaria e se si per fare cosa?

Lo abbiamo chiesto a chi vede la questione dal punto di vista "scientifico" e non sindacale: al presidente AIOP Paolo Vigolo (nella foto a destra) ed a Giuliano Vitale, dirigente della sezione odontotecnica della stessa Società scientifica.

Presidente Vigolo, cosa si intende per ottimizzazione della protesi? Ma il dentista non può fare da solo?

Cosa intendiamo per ottimizzazione della protesi in studio? Bella domanda. Se con questa definizione si intendono tutte quelle procedure che il clinico (e non il tecnico o l'assistente di studio) dovrebbe eseguire per far sì che il dispositivo protesico fornito dal tecnico si adatti perfettamente al cavo orale del paziente (controllo occlusale, controllo del profilo d'emergenza, controllo dei contatti coi denti vicini, ...), credo che non si possa non essere d'accordo con il fatto che il dentista possa fare da solo. Il team odontoiatrico moderno è un team maturo, nel quale i differenti componenti del team stesso conoscono perfettamente e rispettano i propri ambiti di intervento: al clinico spetta compiere tutte le procedure cliniche che lo mettono a diretto contatto col paziente.

Giuliano Vitale, ma è così frequente che il dentista chiami il tecnico in studio per verificare i dispositivi protesici realizzati? Quali gli interventi richiesti?

Per molto tempo questa consuetudine è stata praticata in maggior misura per la scelta del colore e per il controllo visivo della resa estetica del manufatto protesico in situ. Attualmente questa prassi, tradizionalmente molto in uso, sta gradualmente svanendo, grazie ai sempre più perfezionati metodi di comunicazione come foto e video dei casi trattati.
Non possiamo però negare che molto spesso si verifichi, su esclusivo invito del clinico, la presenza in studio dell'odontotecnico per visionare tutte le fasi di prova di congruità dei dispositivi protesici, affinché ci sia una consulenza immediata su eventuali problematiche emerse durante tale seduta: questa pratica sostanzialmente non produce nessun reato, anche se è evidente che avvantaggi esclusivamente lo studio dentistico committente. A mio avviso anche questa pratica, eseguita tradizionalmente, sta gradatamente scomparendo, e questo perché la figura dell'odontotecnico moderno negli ultimi anni è totalmente cambiata, acquisendo un ruolo molto professionale ed altamente specializzato, con una visione imprenditoriale che si svolge esclusivamente all'interno del laboratorio odontotecnico.
La pretesa dell'esecuzione delle prove stesse da parte del tecnico, invece, ovviamente produce reato ed è stata sempre vietata; con il decreto Lorenzin, inoltre, si sono inasprite le pene.

(Vigolo) Quale è il reale rapporto dentista odontotecnico nella professione di oggi? Ci sono degli atti a rischio abusivismo che andrebbero meglio definitivi o legalizzati?

E' da parte mia assolutamente condivisibile quanto appena espresso da Giuliano Vitale: gli ambiti sono diversi, quello a diretto contatto del paziente è di esclusiva pertinenza del clinico. Credo che una soluzione sia rappresentata dalla spinta ad aumentare la cultura tecnica dei clinici: in alcuni corsi universitari italiani si sta facendo molto sotto questo punto di vista seguendo l'esempio delle migliori università straniere; le società scientifiche stesse come l'AIOP, che è formata sia da una componente clinica che da una tecnica, devono lavorare sotto questo aspetto: nei convegni di AIOP sono molto frequenti le sessioni comuni in quanto i clinici stessi sentono il bisogno di ampliare la propria cultura protesica grazie a lectures tenute da odontotecnici di alto livello.

(Vitale) Un profilo del 1928 certamente non rispecchia la professione e la formazione di odontotecnico di oggi. Quale sono le richieste che farebbe alla politica, dove si sente limitato nella sua professione da questo profilo?

Sicuramente è un profilo obsoleto non adeguato alle esigenze professionali attuali. Un profilo che non dà dignità ad una figura professionale iper-specializzata, centrale per la salute del paziente. Nei miei trent'anni di professione ho avuto modo di assistere ad un'evoluzione straordinaria dell'odontotecnica italiana tale da essere riconosciuta tra le migliori al mondo, ma purtroppo non si può dire che ci sia stata un'analoga evoluzione, attenzione e tutela nei confronti della stessa.
Un esempio lampante di miopia nei confronti della nostra professione è l'esclusione dalle professioni sanitarie, una castrazione auto-indotta poiché una volta fuori da tali professioni non c'è più l'obbligatorietà da parte della componente odontotecnica di produrre crediti ECM: quale paese moderno civile tutela i propri cittadini in modo così limitato?
Mi rimane molto difficile da capire il perché di tali scelte; quello che è auspicabile è sperare in scelte di buon senso che tutelino la continua crescita professionale ed il benessere di una categoria che svolge un ruolo cardine per la salute della popolazione.
Leggi chiare e precise, adeguate ed attuali da rispettare e far rispettare a chi vuole invadere i campi di competenze altrui, il riconoscimento per gli Odontotecnici di unica figura professionale abilitata alla produzione di dispositivi medici in ambito odontoiatrico.

Norberto Maccagno

 
 

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