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26 Maggio 2008

I temi caldi dell'università in Italia

di Norberto Maccagno


L’ultima edizione del congresso del Collegio dei docenti ha confermato per il prossimo triennio la presidenza del Collegio dei docenti di Elettra Dorigo, professore ordinario di materiali dentari presso l’Università degli Studi di Trieste.
Conosciuta e apprezzata da tutto il settore dentale, la professoressa Dorigo oltre a essere stata presidente del corso di laurea in igiene dentale e in odontoiatria e protesi dentaria a Trieste, vanta una grande esperienza all’interno del mondo accademico. Ha ricoperto la carica di segretario del Collegio dei docenti di odontoiatria dal 1991 al 2000; è stata presidente della Conferenza permanente dei corsi di laurea in odontoiatria e protesi dentaria dal 2000 al 2005.
All’indomani della sua elezione abbiamo voluto fare una breve chiacchierata con la professoressa Dorigo su alcune questioni che coinvolgono l’università ma ovviamente anche l’intero settore.

Professoressa Dorigo, qual è lo stato di salute dell’università italiana?
La realtà accademica odontoiatrica italiana, in virtù dell’autonomia universitaria e della regionalizzazione della sanità, è molto variegata e proprio per questo motivo estremamente interessante e viva. Assistiamo, nelle varie facoltà, a un adattamento sempre più raffinato alle situazioni contingenti, nel rispetto di un quadro normativo in continuo divenire. I vari equilibri, volti a ottimizzare l’attività didattica, di ricerca e clinico assistenziale meritano il dovuto approfondimento e la rispettosa attenzione di tutti. Dopo un periodo di crescita eccezionale è importante che l’accademia ribadisca con forza e convinzione la propria identità non per favorire chiusure antistoriche, ma per offrire con consapevolezza la propria disponibilità a un coordinamento dell’area odontoiatrica ormai indilazionabile.
Da tempo si parla di elevare a sei anni il percorso formativo necessario per diventare odontoiatri?
La laurea magistrale in odontoiatria e protesi dentaria della durata di sei anni sarà attivata contemporaneamente in tutta Italia a partire dall’anno accademico 2009/2010. La conferenza permanente dei presidenti, presieduta dal professor Alberto Barlattani, di concerto con il Collegio dei docenti, sta facendo un ottimo lavoro soprattutto per rendere più proficuo il tirocinio clinico degli studenti, reso obbligatorio dalla legge n. 47 del 20-03-1984. Proprio sulla questione del tirocinio da molte parti si chiede più attività pratica sui pazienti da parte dei futuri dentisti.
La questione della responsabilità degli studenti che operano sui pazienti è oggi ancora un problema da risolvere? 
L’erogazione di prestazioni assistenziali funzionali alla didattica è uno degli obblighi istituzionali dei dipartimenti di scienze odontostomatologiche. L’assicurazione stipulata ad hoc dall’Università copre la responsabilità dello studente, ma certamente l’attività di tutoraggio deve essere attenta e scrupolosa e deve portare gradualmente lo studente alla completa autonomia nel rapporto con il paziente.
In questi ultimi mesi molto si è parlato delle difficoltà del Ssn di offrire una adeguata assistenza pubblica. Le cliniche universitarie potrebbero farsi carico di parte di queste richieste?
Se presso il ministero della Salute fosse istituito un osservatorio permanente sulle attività odontoiatriche istituzionali, riferite ai Lea, ma non solo, si potrebbe programmare in maniera più puntuale un’offerta assistenziale pubblica valorizzando l’esistente. Compete tuttavia anche al ministero dell’Università farsi promotore delle specificità delle facoltà di medicina e chirurgia, vere risorse al servizio del paese.
In questo ultimo anno molto si è discusso sul tema del profili dell’odontotecnico e sulla necessità di inserire l’eventuale percorso formativo a  livello universitario nell’ambito della facoltà di medicina. Che cosa ne pensa?
L’iter del profilo dell’odontotecnico ha subito recentemente una battuta d’arresto che consentirà di procedere in maniera più meditata e condivisa verso la laurea triennale. È importante avanzare per passaggi successivi coerenti con il profilo di una figura professionale che non deve avere contatti diretti con i pazienti.
Il Collegio dei docenti nasce anche per promuovere la cultura post lauream. Quale è il suo giudizio sul nuovo sistema Ecm?
Il Collegio dei docenti ha un compito ben più ampio; va detto tuttavia che è, per sua stessa natura, una associazione sempre aperta al nuovo e animata da spirito critico nell’intento di un continuo miglioramento delle proprie attività. Il nuovo sistema Ecm che sta nascendo dovrà essere valutato alla luce delle esperienze legate alla sua reale applicazione prima di poterlo giudicare.
Si è appena conclusa la 15a edizione del vostro Congresso. Un bilancio?
Non spetta a me tracciare bilanci ma al professor Giovanni Dolci e al professor Guido Goracci che si sono fatti carico del pesante onere dell’organizzazione delle edizioni precedenti. Il congresso del Collegio dei docenti è diventato un appuntamento irrinunciabile sempre ricco di spunti e di novità. La sfida è il suo continuo miglioramento. All’interno della comunità accademica italiana vi sono risorse eccellenti per non sfigurare e affrontare con molta serenità un futuro di grandi soddisfazioni.

 
 

GdO 2008; 8

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