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28 Febbraio 2009

Deontologia medica

di Norberto Maccagno


Non fraintendetemi; non voglio minimamente sfiorare il caso Englaro.
Dal vergognoso rumore creato sulla vicenda, le parole più giuste, corrette, sagge a mio parere le ha scritte il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco.
Chiedendo silenzio ed esprimendo cordoglio alla famiglia il presidente Bianco ha scritto: “In queste ore così difficili, noi medici ribadiamo con forza che, nelle scelte di fine vita, ci riconosciamo in principi sanciti nel nostro codice di deontologia che negano ogni liceità ad atti intenzionalmente finalizzati a procurare la morte (eutanasia: art.17); che respingono ogni forma di abbandono terapeutico (artt. 28,32,38) e il perseverare in trattamenti futili e sproporzionati (accanimento terapeutico: art.16), riconoscendo altresì forza e valore etico e civile alle volontà consapevoli e informate del paziente comunque espresse e documentate (artt.33, 35, 37, 38, 53).
Nessuno più di noi e meglio di noi porta nella sua scienza e coscienza lo straordinario onere di tradurre, spesso in contesti difficilissimi, questi principi in una funzione di tutela della salute e della vita erga omnes, nel rispetto della dignità e libertà della persona (art.3): una funzione che sceglie di stare – sempre, comunque e dovunque - dalla parte del paziente.
Per questo, proprio oggi, anche per Eluana, ripetiamo a noi stessi, al legislatore, alle istituzioni e ai cittadini che va rispettata l’autonomia e la responsabilità del medico (artt.4, 22), così come quelle del paziente”.
E poi continua:
“Solo all’interno di un’alleanza terapeutica così configurata, ognuna unica e irripetibile, sarà possibile trovare risposte eque, sostenibili e condivise a dilemmi etici e civili che, avulsi da questi contesti, diventano occasioni di scontri e non di incontri tra uomini che si pongono le domande più difficili”.
Il vostro presidente con questo scritto non ha fatto altro che ricordare che su certi temi non deve e non può decidere l’On. Gasparri o chi per esso. Che la politica su certi temi non può e non deve legiferare. Inoltre, con il passaggio sull’alleanza terapeutica, ha ribadito la centralità del rapporto paziente medico.
Con il suo scritto, il presidente Bianco, non ha fatto altro che rivendicare e anche ricordare, il perché è stato creato e nel tempo aggiornato il codice deontologico. Un codice per colmare il vuoto legislativo su certe materie per le quali non si può che lasciare libero il campo alla scienza.
Ora vi chiedo: quanti di voi hanno mai visto il presidente Bianco, ma anche i suoi predecessori, nei salotti buoni della televisione?
La domanda me la sono posta ben prima del caso Englaro.
In una puntata di Exit (La7) si parlava di mala sanità. Ospiti l’ex ministro Livia Turco, Biassoli presidente della Cimo, il governatore Marrazzo, il sottosegretario alla Salute Fazio e l’On. Gasparri. E tutti a invocare l’intervento della magistratura per i medici che sbagliano.
Qualche settimana dopo anche Report si occupa di mala sanità. Stessa richiesta: che i giudici puniscano i medici che sbagliano.
Ultima, in ordine cronologico, la trasmissione Porta a Porta durante la quale si è parlato di chirurgia estetica. In studio un noto chirurgo estetico, il sottosegretario alla salute Martini, una estetista e un nutrito gruppo di “famose” ritoccate. L’obiettivo, spiegare ai cittadini i rischi di certe pratiche estetiche e del rivolgersi ai trafficoni.
Perché in nessuna di queste e di altre trasmissioni in cui si è parlato di sanità nessuno ha sentito il dovere di chiamare il presidente dell’Ordine dei medici?
Ma non solo; perché in queste trasmissioni nessuno ha ricordato che i medici violavano, oltre che le leggi anche un codice deontologico? Perchè nessuno ha invocato l’intervento dell’Ordine chiedendo invece quello della magistratura?
Capisco bene che rivendicare la deontologia medica per sottolineare che il paziente deve essere guidato dal proprio medico prima di effettuare certe scelte terapeutiche su temi alti come l’eutanasia sia diverso dall’invocare l’Ordine come organismo che punisce un iscritto che truffa. Ma nella sostanza non mi sembra lo sia.
Per me il fatto che in quelle trasmissioni nessuno abbia non solo invitato l’Ordine dei medici ma neppure abbia invocato il suo ruolo è perché si pensa che tuteli gli iscritti e non i cittadini.
Anche di questo ne ho parlato su questo giornale con il dottor Massimo Ferrero, ex segretario Fnomceo. Ferrero dice che non è vero che l’Ordine non è un sindacato; secondo lui la colpa è della stampa che spettacolarizza la mala sanità. Probabilmente ha ragione anche se, forse, più della cronaca è l’esperienza di ogni cittadino a confermare la sensazione di non sentirsi tutelati.
Se un paziente rivolgendosi al proprio dentista sentendosi dire “lei ha una carie” pensa: ma sarà proprio vero? Se un altro paziente vedendosi prescrivere un farmaco pensa: chissà che regalo ha ricevuto se mi scrive questa medicina? E ancora se un paziente aprendo la bocca pensa: “ma questo sarà un dentista o un odontotecnico; una assistente o una igienista?”.
Se i pensieri dei pazienti sono questi, allora l’alleanza terapeutica, giustamente invocata dal presidente Bianco, è perduta.
Sono convinto, come dice il dottor Ferrero, che il lavoro dei presidenti degli Albi provinciali sia difficile e capisco anche che, come ricorda il l’ex segretario Fnomceo, sia anche molto impopolare sanzionare dei colleghi ma da paziente voglio essere altrettanto certo che i 104 presidenti delle Cao provinciali appena eletti sapranno difendere, con i fatti, il vero valore dell’alleanza terapeutica tra paziente e proprio dentista: la fiducia.

Norberto Maccagno
n.maccagno@d-press.it

GdO 2009; 3

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