A poche settimane dalla firma da parte del ministro del Welfare, On Maurizio Sacconi, del decreto sui fondi integrativi, un’interessante tavola rotonda organizzata nell’ambito dal 60° congresso scientifico dell’Andi ha affrontato il tema grazie alla presenza di autorevoli relatori: il presidente nazionale della Fnomceo Amedeo Bianco, quello dell’Andi Roberto Callioni e il professor Enrico Gherlone, referente per il ministero della Salute del settore odontoiatrico.
Un interessante momento di confronto che ha toccato i temi centrali della questione, evidenziando i margini d’intervento che l’odontoiatria italiana può sollecitare, ma che ha anche confermato, a chi chiede interventi drastici, il fatto che i fondi integrativi sono oramai una realtà.
“I fondi non nascono oggi - ricorda il presidente nazionale Fnomceo Amedeo Bianco - ma vengono da lontano, dalla riforma Bindi, e poi sono stati sostenuti da tutte le compagini politiche che si sono succedute fin’oggi. In medicina, i fondi integrativi sono una consolidata realtà contando circa 14 milioni di assistiti.”
A sostenere i fondi, spiega il presidente Fnomceo, sono i bisogni veri di salute dei cittadini che vanno oltre ogni ideologia politica. Quindi, il settore dentale dovrà conviverci; consiglia.
“Dobbiamo - continua Bianco - però fare attenzione che l’odontoiatria di qualità resti di qualità anche con i fondi. Dobbiamo trovare un modello di riferimento compatibile con le logiche di mercato e con la salute dei cittadini.”
Quindi, dice Bianco, si dovrà certamente mettere dei paletti sapendo però che questi non potranno e non dovranno scardinare il sistema già in essere, difficilmente smembrabile, ma dovranno servire per garantire un’assistenza di qualità al cittadino e la giusta remunerabilità al medico ricordando che, dopo scienza e coscienza, il vero “nostro padrone è il paziente”.
Sull’esigenza di governare una mutazione professionale già da tempo in essere, perché sono mutati gli scenari e i tempi, interviene il presidente Andi Roberto Callioni che indica nella riforma delle professioni la possibilità di ottenere strumenti più attuali necessari a evitare che i fondi integrativi si rivelino dannosi per la professione odontoiatrica e soprattutto per il cittadino.
“Senza una riforma delle professioni che ci dia efficaci strumenti per affrontare la problematica ma anche senza contestualizzarla con la società di oggi, le leggi europee, l’evoluzione che ha subito la nostra professione non riusciremo a capire e a intervenire” dice Callioni; e aggiunge che il parlare di fondi non vuole dire appoggiarli. “Io non voglio - sostiene - che, tra qualche anno, i colleghi, scoprendo che la loro professione è cambiata e che non si sono organizzati, accusino l’Andi di non averli avvertiti.”
Per Callioni, l’associazione dovrà saper dialogare con le istituzioni, con i gestori dei fondi al fine di rendere il cambiamento favorevole al dentista libero professionista e ai suoi pazienti.
Su quali possano essere i margini di trattative da parte dell’odontoiatria interviene il professor Enrico Gherlone.
“È sbagliato rifiutare a priori i fondi integrativi” asserisce. “Da sempre noi odontoiatri rifiutiamo i paletti, le novità, le regole. La tendenza è quella di etichettare tutti coloro che cercano di intervenire, modificando le regole o anche solo per spiegarle, come conniventi con il potere. Su questi temi il peggior rischio è la disinformazione.”
E il referente per l’odontoiatria presso il ministero della Salute interviene sul tema dal suo nuovo punto di osservazione.
“La mia esperienza al Ministero - dice - mi ha fatto vedere la nostra professione da un altro punto di vista, quello del cittadino che ha necessità di cure odontoiatriche e chiede allo Stato che gli siano dati risposte e supporto. Guardando l’odontoiatria da queste stanze ci si rende conto di quanti siano quelli che hanno necessità di cure, ma che non vanno dal dentista e si acquisisce consapevolezza anche di quanto siano importanti i bilanci; solo una sinergia pubblico-privato può dare risposte reali.”
E il consiglio di Gherlone alla professione, a chi la rappresenta, è quello di smetterla con i “no” a oltranza.
“Non è più il tempo delle ideologie e di perenni scontri all’interno della professione, ma è il tempo del dialogo e della concertazione costruttiva per poter realmente contare e incidere sulle decisioni.”
GdO 2009;18
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