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28 Giugno 2020

Le tutele di chi produce e vende salute rispetto a chi produce e vende un bene: devono essere le stesse?

di Norberto Maccagno


Italia e Spagna, in queste settimane, sono alle prese con lo stesso tema: come tutelare i pazienti che si rivolgono alle Catene odontoiatriche. Spagna che dovrebbe essere anche un po’ più avanti rispetto a noi in quanto ha già dovuto affrontare negli anni alcune vicende simili: quella Vitaldent che però è stata puramente fiscale/finanziaria senza dare nessun disagio ai pazienti a differenza di altre Catene che invece hanno chiuso. Tra queste iDental che ha lasciato migliaia di pazienti con le cure da terminare ed i finanziamenti da onorare.  

L’Italia, fino ad oggi, non aveva mai dovuto affrontare un caso che coinvolgesse un numero importante di pazienti, visto che le chiusure avevano fino ad oggi interessato strutture con pochissimi studi.  

Il caso Dentix, ora, porta anche nel nostro Paese la questione della gestione dei pazienti lasciati senza cure. In realtà non è ancora chiaro quanti potrebbero essere, considerando i circa 60 studi in attività prima della chiusura per lockdown, ed ad oggi non ancora riaperti, è ipotizzabile pensare siano almeno un migliaio se non duemila (possiamo ipotizzare una trentina per studio?).  

Se per certi versi la situazione italiana non è ancora definita (almeno ufficialmente), secondo la stampa iberica Dentix Spagna avrebbe avviato le pratiche per richiedere una sorta di pre fallimento che le consente di svolgere alcune operazioni con maggiori tutele, anche per i dipendenti. Rimane il problema pazienti senza cure, in Spagna i centri Dentix sono circa 200 e più di 3mila (secondo la stampa spagnola) i pazienti con le cure da terminare.  

Pazienti che venerdì 26 giugno sono scesi in piazza in molte città spagnole per protestare e chiedere interventi.  

Già, perché nonostante il caso iDental, scoppiato nel 2018, le Istituzioni spagnole, sollecitate da Ordine e associazioni consumatori, non hanno ancora individuato le possibili soluzioni da adottare per tutelare i pazienti. Pazienti costretti ad attivare azioni legali contro la società individualmente o attraverso le associazioni dei consumatori.  

Così come sta avvenendo in Italia.  

Nei giorni scorsi alcune Associazioni dei consumatori hanno informato di centinaia di pazienti che si sono rivolti ai loro uffici legali per attivare azioni nei confronti delle società finanziare, per sospendere i pagamenti dei finanziamenti e cercare di riottenere le rate versate. Un paziente di Reggio Emilia, stando alla stampa locale, ha anche denunciato il legale rappresentante di Dentix Italia per truffa.  

Ma in Italia, come in Spagna, non c’è traccia azioni concrete per evitare altre situazioni simili.  

Nel nostro paese si è aperto nuovamente il dibattito sul limitare il “potere” del capitale nelle società odontoiatriche e per fare questo consentire alle sole STP l’esercizio dell’attività odontoiatrica (almeno per quanto riguarda il codice Ateco), come sembra aver ribadito la Regione Lazio proprio in questi giorni LINK, anche il MISE si era espresso negli stessi termini nel 2017.  

Come ho già avuto modo di scrivere LINK non entro nel dibattito sulle società, ma risollevo due questioni che a mio modo di vedere andrebbero considerate: quella della concentrazione di studi in mano alla stessa società e la necessità di regolamentare l’istituto del finanziamento, oggi pensato per l’acquisto di beni o servizi che vengono prima consegnati o attivati e poi iniziati a pagare a rate e non iniziati a pagare anche anni prima che il cliente (paziente) ottenga la riabilitazione prescritta come avviene per i quelli per le cure odontoiatriche. Finanziamenti che di fatto consentono alla struttura di ottenere in anticipo l’intero compenso pattuito e non, per esempio, man mano che vengono svolte le cure. E questo non capita solo per i finanziamenti attivati presso le Catene, ma a tutti i finanziamenti odontoiatrici.  

Anche la soluzione proposta da ANCOD, quella di prendersi in carico i pazienti di Dentix in modo da terminare le cure è certamente molto pratica, soluzione già attivata in precedenza e con successo per sopperire ai problemi legati alla chiusura di alcuni studi di una catena italiana, ma non è una soluzione strutturale.       

Sul tema c’è però un altro aspetto che molti di noi hanno totalmente dimenticato, io per primo.   Quello che Dentix è una azienda con dipendenti (500), collaboratori e fornitori a cui deve corrispondere stipendi, compensi e saldo di fatture e la cui eventuale chiusura comporterà la perdita di posti di lavoro, commesse, ordini.   Un’azienda come tutte le altre aziende di qualsiasi settore presenti sul nostro territorio.   Voi direte che non sono in regola, che non avrebbero potuto aprire, magari azzardate anche un “ben gli sta” nei confronti dei collaboratori giudicati “complici” di un modello di odontoiatria che non condividete.  

Ma il problema non è Catene o non Catene, è come tutelare i pazienti, lavoratori, indotto, sia che queste società siano di un dentista o di un imprenditore.   Fino ad allora ha ragione l’Assessore allo sviluppo economico dell’Emilia Romagna Vincenzo Colla ed il sindacalista Simone Pialli (Fisascat Cisl) quando chiedono con iniziative separate un tavolo ministeriale perché il Governo si adoperi ad intraprendere tutte le iniziative per consentire la continuità lavorativa del Gruppo Dentix. Ed in questo caso anche portare a termine le cure, magari coinvolgendo le finanziarie che hanno concesso i crediti.  

Poi l’Assessore ed il Sindacalista dovrebbero, però, anche porre il problema dei controlli per prevenire fallimenti che mettono a rischio dipendenti, fornitori e clienti. Ancora di più nel caso l’azienda “venda” salute e si faccia pagare prima che la salute venga “consegnata”.

Photo credit: Diariosur.es  

 
 

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