Abbandonare il convenzionamento diretto e passare solo a forme indirette, con gli assistiti che anticipano le spese presso dentisti di libera scelta per poi farsi rimborsare dal fondo. E’ il modello “sostenibile” secondo AIO, ANDI, ma anche CAO, che permetterebbe al paziente di continuare a rivolgersi per le cure al proprio dentista. Così come per mètaSalute, anche per Faschim, Casagit e Fasi, importanti fondi italiani di sanità integrativa, questa strada non è percorribile. Nemmeno nella forma proposta dal presidente dell’ANDI Carlo Ghirlanda, cioè con voucher erogati dai fondi che poi potrebbero essere spesi dal dentista che si preferisce.
Faschim: “Favorire i meno abbienti”
“Non abbiamo un provider esterno, ma gestiamo i convenzionamenti internamente ed essendo senza scopo di lucro operiamo con logiche diverse rispetto ad altri. È però fuori discussione che né il fondo né l’eventuale provider devono tiranneggiare gli studi odontoiatrici, anche perché, altrimenti, le ripercussioni sul servizio sono inevitabili” premette a Odontoiatria33 Claudio Giammatteo, direttore generale del Faschim, che assiste 125 mila lavoratori del settore chimico farmaceutico e quasi 90 mila familiari. “All’ala più conservatrice dei dentisti, che vede il convenzionamento come il diavolo l’acqua santa, vorrei far notare che il modello è cambiato, così come i bisogni e le aree lasciate scoperte dal Ssn. Chi oggi vede solo ombre dovrebbe guardare dove batte il sole: la possibilità di dare ai nostri assistiti un beneficio che diversamente non potrebbero avere”.
“La convenzione diretta - sottolinea il DG di Faschim - è un valore aggiunto per le classi meno abbienti. Un operaio non può permettersi di aspettare per mesi rimborsi da migliaia di euro, tra l’altro con tutto l’aggravio di pratiche a suo carico. In molti casi, se questa fosse l’unica strada, rinuncerebbe alla cura. Non c’è paragone con la possibilità di curarsi presso un centro della nostra rete senza anticipare l'importo dell'intera prestazione”. Quel convenzionamento, ribadisce però Giammatteo, deve essere fatto “in modo etico, no capzioso”. “Vediamo provider spuntare prezzi bassissimi, ai limiti dei costi per i dentisti, a meno che non usino poi impianti e protesi che valgono poco. Per lustri, la medicina odontoiatrica ha beneficiato di profitti molto alti, ora il tempo è cambiato, ma non bisogna certo invertire la tendenza e scaricare tutto sulla categoria”.
E i voucher ipotizzati dal presidente dell’Andi? “Credo che, così com’è, la proposta è difficile da tradurre in realtà. Se gli assistiti non devono anticipare nulla, dobbiamo intendere quei voucher come carta moneta spendibile presso ogni dentista, ma quel punto saremmo costretti a convenzionare ogni dentista d’Italia perché li riconosca. Sarebbe un inimmaginabile convenzionamento universale, qualcosa che non esiste nemmeno tra il Servizio Sanitario Nazionale e tutte le strutture sanitarie private che operano in Italia”, spiega Giammatteo.
Casagit: “Dalle convenzioni vantaggi per tutti”
Sono perplessità condivise anche da Francesco Matteoli, Direttore Generale di Casagit (circa 50 mila assistiti tra giornalisti e familiari, oltre 600 dentisti convenzionati): “Diciamo, eufemisticamente, che la proposta dei voucher non mi entusiasma. Senza un lavoro di convenzionamento per controllare le prestazioni avremmo una giungla. Inoltre, il valore del voucher sarebbe uguale per tutti e così si andrebbe contro la nostra filosofia che ognuno mette per quello che ha, ma prende per ciò di cui ha bisogno. Pur di spendere il voucher, qualcuno potrebbe farsi inutilmente quattro pulizie dei denti l’anno, mentre ad altri quel voucher non basterebbe per pagarsi tutte le cure necessarie", dice a Odontoiatria33.
Matteoli elenca vantaggi e svantaggi (“pochi”) del convenzionamento diretto per i diversi attori del sistema. “Gli assistiti non hanno esborsi né economici, perché noi copriamo quasi tutto, né finanziari, perché non devono attendere rimborso. Inoltre, ogni prestazione pre-autorizzata dal fondo ha una garanzia di appropriatezza della proposta del dentista e delle cure effettuate, anche per i materiali utilizzati che sono di primo livello. L’unico svantaggio potrebbe essere una rete non capillare, ma la nostra è costruita adeguatamente”. Casagit, da parte sua, ha “la certezza del controllo del governo della spesa, sà che le prestazioni sono appropriate e rende un buon servizio agli assistiti veicolandoli presso una rete valida dove non devono pagare un euro per essere curati. Zero svantaggi”.
Per i dentisti, inevitabilmente, qualche svantaggio c’è: “Con la convenzione si fanno carico della burocrazia del processo autorizzativo, accettano tariffe più basse e pagamenti a 60 giorni, sui quali, però, Casagit è sempre puntuale”, rivendica Matteoli, che però ci tiene anche a evidenziare l’altro lato della medaglia: “C’è una garanzia di un flusso di pazienti, a patto che le convenzioni sia fatta con criterio, come le nostre che mirano a una certa densità pro CAP. C’è la certezza, oltre che la puntualità del pagamento e c’è un indotto scaturente dai rapporti di convenzioni che consente di offrire ai pazienti anche altre prestazioni, per esempio, estetiche, non coperte dal Fondo. Una buona convenzione può mettere in piedi meccanismi di passaparola importanti”.
Fasi: “I voucher? Può darli il Ssn, non noi...”
Gli oltre 300 mila assistiti del Fasi, fondo convenzionato con 1800 studi odontoiatrici, sono dirigenti di aziende industriali (e famiglie) che in molti casi non avrebbero problemi ad anticipare le spese per poi farsi rimborsare. Eppure, il presidente Marcello Garzia difende il convenzionamento diretto: “Il primo vantaggio è la selezione di fornitori che abbiano tutti i requisiti per svolgere un servizio di qualità. Poi c’è la possibilità di tenere sotto controllo l’evolversi economico delle prestazioni, evitando un campo minato dove i rimborsi richiesti non seguono sempre logiche di mercato, con la convezione possiamo mediare identificando un nomenclatore delle prestazioni e un tariffario dei servizi”, dice a Odontoiatria33.
Il Fasi non si sente chiamato in causa dalle polemiche sollevate in questi mesi dai dentisti. “Tutto si è scatenato per la difficoltà di incassare i corrispettivi da un provider, ma noi abbiamo la coscienza a posto: siamo ottimi pagatori e non ricordo situazioni di questo tipo con alcuna entità convenzionata. Quando sorgono altre difficoltà abbiamo sempre interesse a superarle velocemente”, assicura Garzia. “Per certi versi, io potenzierei ulteriormente la diretta rispetto all’indiretta, che invece qualche problema lo dà”.
I voucher spendibili ovunque sono bocciati anche dal Fasi. “Ben vengano solo se li eroga il Servizio Sanitario, non noi”, scherza il presidente del fondo. “Comunque presupporrebbero delle convenzioni con le strutture dove potrebbero essere spesi. Non vogliamo perdere il controllo della qualità della nostra rete, dove oggi i nostri assistiti hanno la possibilità di avere le migliori prestazioni delle quali hanno bisogno senza i limiti imposti da strumenti di questo tipo”.
Articolo modificato il 26 novembre 2018 ore 10:00
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