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18 Gennaio 2008

Comunicare con le impronte

di Cosma Capobianco


"Se passaste qualche ora a guardare le impronte che arrivano in un qualsiasi laboratorio odontotecnico per un lavoro di protesi fissa, rimarreste delusi vedendo che soltanto poche si possono considerare adeguate."

L’autore dell’affermazione sconsolata riportata qui sopra è Gordon Christensen, un affermato specialista che ha pubblicato su Jada un articolo dal titolo eloquente “I laboratori vogliono impronte migliori”.
Christensen comincia subito col dire che la causa di tanta delusione non sta nei materiali da impronta ma nelle mani dei dentisti: “Polivinilsilossani e polieteri, usati nei portaimpronte giusti, garantiscono una riproduzione quasi perfetta. Il problema siamo noi”.
Passando alla tecnica, l’autore consiglia innanzitutto di usare sempre portaimpronte individuali eseguiti con materiale fotopolimerizzabile per una serie di ragioni: sono facili da preparare, sono rigidi e stabili, sono facilmente modificabili per adattarli alle varie situazioni cliniche. Nel complesso, infine, fanno anche risparmiare perché riducono la quantità di materiale da impronta necessario  e danno un risultato migliore. L’autore sostiene anche l’uso dei portaimpronte double-arch, dicendo che si tratta di un’ottima tecnica una volta che dentista e laboratorio cihanno fatto l’abitudine. In secondo luogo, è necessario che le condizioni parodontali siano di buona salute o che siano trascorsi almeno due-tre settimane dal curettaggio e tre mesi da interventi più invasivi.
Allo stesso scopo, Christensen consiglia di usare giornalmente clorexidina 0,12 per cento nelle due settimane prima della preparazione dei monconi e durante la fase del provvisorio: i tessuti re-sisteranno meglio al trauma inevitabile del filo retrattore. Questo, inoltre, dovrebbe essere usato non solo al momento dell’impronta, ma anche prima di preparare il margine gengivale: si eviterà così di asportare l’epitelio e di causare eccessivo sanguinamento. Il filo può essere singolo se i tessuti gengivali sono rosei e solidi, se il margine è sopra o a livello della gengiva e se si prevede uno scarso sanguinamento; se ne dovranno, invece, usare due negli altri casi.
Quanto al trattamento delle gengive con laser o elettrobisturi, è necessario usare cautela perché, se il risultato iniziale è sempre ottimo, quello finale è imprevedibile. Infatti, non è possibile sapere dove rimarrà il margine gengivale alla fine della fase di guarigione.
Ultima raccomandazione è quella di lasciare i margini di preparazione sopra gengiva ovunque sia possibile.

Abbiamo invitato a commentare l'articolo di Christensen tre professionisti (clicchi sui rispettivi nomi per leggerne i commenti!):

Ivano Casartelli: medico specialista autore di molte pubblicazioni intema di imprionte in protesi fissa.
Loris Prosper: odontoiatra con un lungo e noto passato come odontotecnico.
Alfredo Ronchetti: un odontotecnico puro che lavora sul "fronte"

GdO 2007; 18

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