Molti i dubbi sulle modalità di applicazione per studi e laboratori. ANTLO: molto dipenderà dai decreti attuativi
Una vera e propria rivoluzione è stata definita quella che l’approvazione del D.Lgs 116/2020 pubblicato lo scorso 11 settembre, e che entrata in vigore sabato 26 settembre, comporterà sulla gestione dei rifiuti. Decreto che recepisce due delle quattro direttive comunitarie inserite nel cosiddetto “Pacchetto Economia Circolare”.
Decreto 116/2006 che interviene modificando profondamente il Testo Unico Ambientale anche se molte delle questioni che si aprono, anche per studi odontoiatrici e laboratori odontotecnici, saranno condizionate dai tanti decreti attuativi previsti, ma non ancora definiti.
“Da tempo –dice Mauro Marin presidente ANTLO- stiamo analizzando con i nostri esperti e con quelli dell’ufficio normative di Confcommercio la normativa, ma la mancanza dei tanti decreti attuativi pongono le imprese odontotecniche, come le altre coinvolte, in un limbo con molti dubbi interpretativi a cui non si riesce a dare risposte. Come ANTLO cercheremo come sempre attraverso i nostri uffici di guidare i titolari di laboratorio nell’applicare le nuove regole e di farci tramite presso i Ministeri competenti per ottenere i chiarimenti necessari e cercare di apportare modifiche”.
E proprio nel dare indicazioni su come applicare le nuove regole saranno determinati i sindacati odontoiatrici ed odontotecnici, anche per cercare di uniformare e condizionare le interpretazioni sull’applicazione delle regole per il settore.
Più responsabilità per produttori ed utilizzatori che generano il rifiuto
Stando ad una prima analisi della nuova normativa, uno degli aspetti importanti sono i nuovi regimi di responsabilità sia dei produttori dei materiali il cui utilizzo genera il rifiuto che degli utilizzatori (ad esempio dentisti e laboratori odontotecnici) ovvero “qualsiasi persona fisica o giuridica che professionalmente sviluppi, fabbrichi, trasformi, tratti, venda o importi prodotti”.
I produttori dovranno indicare nelle schede di sicurezza anche le modalità di smaltimento da rispettare. Da capire chi dovrà iscriversi ad un apposito Registro Nazionale dei Produttori gestito dal Ministero dell’Ambiente istituito per meglio verificare la corretta gestione dei rifiuti, questi soggetti dovranno iscriversi. E su questo fronte si dovrà capire, anche, quali saranno poi le incombenze burocratiche per titolari di studio e di laboratorio, a cominciare dalla gestione del “Registro elettronico nazionale per la tracciabilità”. Anche per questi casi determinanti saranno i decreti attutitivi.
Questione rifiuti speciali assimilabili agli urbani
Una questione già oggi controversa che cambia da Comune a Comune, con l’entrata in vigore della nuova normativa studi e laboratori si potrebbero trovare nell’impossibilità di conferire questa tipologia di rifiuti alla raccolta comunale. Il decreto legislativo impone infatti ai Comuni il divieto di poter assimilare i rifiuti speciali a quelli urbani. Da una parte questo comporta, per i Comuni, l’obbligo di detassare le attività produttive per un servizio che non potranno più ottenere, dall’altra costringeranno studi e laboratori a differenziare e stoccare (da capire anche i limiti di tempo) i rifiuti speciali assimilabili agli urbani (per esempio camici monouso e gessi), conferendoli ad una ditta specializzata ed autorizzata.
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