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15 Dicembre 2014

Portesi errata, dentista deve pagare i danni. L'assicurazione preferisce patteggiare invece di andare al dibattimento. Il commento del legale


Oltre 13mila euro di risarcimento per una protesi riuscita male. E' questa la somma che un pensionato di 80 anni di Mestre ha ottenuto da uno studio dentistico mestrino, reo di aver sbagliato l'intervento creando dolori e problemi di masticazione al paziente. Il rimborso, che va a coprire sia la spesa già affrontata dal pensionato sia quella che dovrà affrontare per sistemare il danno subito, è stato ottenuto grazie all'intervento dell'ufficio legale dell'Adico che, dopo aver predisposto una diffida, ha ottenuto quanto richiesto.

Il pensionato, nel 2013, si è sottoposto ad un intervento riabilitativo di protesi fissa. Nell'arcata superiore 14 elementi in zirconia, da 17 a 27. In quella inferiore sempre una protesi fissa in zierconia su denti naturali (da 48 a 35)13 elementi di cui due estenzioni (36 e 37) in quanto il paizente ha rifiutato l'inserimento di due impianti. Totale della spesa 8 mila euro.

Qualche tempo dopo la riabilitazione, l'uomo ha cominciato a rilevare problemi alla masticazione e dolori diffusi, si è rivolto al dentista per chiedere spiegazioni e farsi consegnare la documentazione necessaria per valutare come agire. Non avendo ottenuto risposte, s'è rivolto all'Adico che ha messo in moto i propri legali per ottenere giustizia.

"I nostri esperti - spiega Carlo Garofolini, presidente dell'associazione - hanno richiesto tramite una diffida la documentazione necessaria. Di fronte alle pressioni di un legale, lo studio ha fornito quanto richiesto".

A questo punto l'assicurazione dello studio dentistico ha affidato la perizia al proprio medico legale, riconoscendo l'errore commesso dal professionista e, successivamente, accordando un risarcimento di 13mila euro.

Dalla perizia emergeva, tra gli altri, una lesione apicale a carico del 16 e 17. Inoltre veniva contestata la decisione di realizzare, in estensione, il 34 ed il 35 anche se il dentista curante aveva messo in guardia il paziente dai rischi e si era fatto firmare una liberatoria evidenziando che rinunciava all'inserimento di due impianti.

"La nostra associazione - continua Garofolini - affronta moltissimi casi relativi a interventi sbagliati da parte di dentisti. Non si vuole certo colpevolizzare la categoria, però è giusto che i pazienti che subiscono danni vengano risarciti, anche perche quando si va in uno studio dentistico si esce sempre con conti salati. Per la nostra esperienza vediamo che per il paziente è sempre possibile far valere i propri diritti. L'importante è essere coscienti di ciò, come dimostra il caso del pensionato veneziano, e non rassegnarsi alla convinzione che sia inutile procedere con qualsiasi azione".

Ma è stata una scelta corretta quella di evitare il contenzioso?

"Leggendo quanto sopra -ci dice l'avv. Chiara Scarpelli-  si evince che l'assicurazione ha pagato sulla base di una consulenza tecnica di parte effettuata da uno specialista, senza tuttavia estendere il contraddittorio e riconoscendo l'errore del professionista. In casi simili, credo, sia opportuno adire l'Autorità giudiziaria - ad esempio con un accertamento tecnico preventivo ex artt. 696 e 696 bis c.p.c. (finalizzato alla conciliazione della lite) dove le parti avrebbero potuto comporre la lite in altro modo - se non altro per estendere il contraddittorio a tutte le parti in causa (ivi compreso il medico ed eventualmente la struttura sanitaria).
Il medico (che avrebbe causato il danno) infatti avrebbe potuto e dovuto difendersi e sarebbero potute emergere questioni dirimenti come ad esempio patologie pregresse, disattenzione da parte del paziente, ecc. che avrebbero portato ad una valutazione di danno inferiore a quella valutata
dall'assicurazione".

Ma non sempre le polizze assicurative prevedono nel contratto la possibilità da parte del contraente di andare, ugualmente, a giudizio.

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