Chiariamolo subito, la ricerca pubblicata da Altroconsumo sulla rivista Salutest di febbraio, che fotografa le abitudini in tema di salute orale degli italiani, può essere letta sia negativamente, come fa l’associazione dei consumatori, sia positivamente, soprattutto perché altre indagini hanno rilevato una situazione peggiore.
Tre italiani su dieci non lavano i denti almeno due volte al giorno, hanno una alimentazione non certo sana e ancora troppo spesso vanno dal dentista solo quando hanno problemi. Questo sono le “odontocritiche” che avanza Altroconsumo ai nostri concittadini.
Ma vediamo i dati nel dettaglio, specificando che l’indagine è stata svolta su un campione composto da 1.661 cittadini italiani rappresentativi della popolazione adulta per sesso, residenza, età e livello di istruzione.
Il 72% degli intervistati ha dichiarato di lavarsi denti almeno due volte al giorno e il 68% di loro li spazzola, come da manuale, per almeno due minuti. I dati negativi arrivano dall’utilizzo del filo interdentale: l’82% non lo usa, mentre, orrore per le povere gengive, il 18% degli italiani utilizza ancora gli stuzzicadenti in legno.
Italiani promossi invece per l’utilizzo dello spazzolino: il 29% lo cambia come minimo dopo 4 mesi dall’acquisto, il 7% aspetta almeno sette mesi, il 3% dopo un anno, mentre il 12% lo cambia solo quando è completamente sformato. Manca il dato di come si comportano gli altri: la speranza è che lo cambino nei tempi consigliati dal proprio dentista: ogni 2-3 mesi.
La ricerca di Altroconsumo entra nel merito della scelta del dentifricio, che viene acquistato prevalentemente nella grande distribuzione, mentre è il 29% che lo compra in farmacia. Il 47% degli intervistati dichiara di utilizzarne uno che protegge da placca e gengivite, il 38% uno indicato per gengive e denti sensibili, il 33% quelli cosiddetti “sbiancanti”, il 31% antitartaro, mentre l’1% preferisce un dentifricio senza fluoro.
Sul fronte collutorio il 20% degli intervistati lo utilizza almeno una volta al giorno e lo sceglie in base alla prescrizione del proprio dentista.
Luci e ombre per quanto riguarda la frequentazione dello studio dentistico: il 32% degli italiani ci va solo quando ha male, il 30% almeno una volta l’anno, il 21% più di una volta, il 9% una volta ogni 2 anni, l’8% una volta ogni 3/5 anni. Sul fronte igiene orale, il 10% degli italiani non ha mai effettuato una seduta professionale. Chi va con regolarità, lo ha fatto prevalentemente per visite di controllo e igiene orale.
Difficile, utilizzando i dati pubblicati, cercare di capire perché gli italiani non vadano volentieri dal dentista: probabilmente una questione di mentalità, visto che a giudicare il costo delle cure un freno è solamente il 38% degli intervistati. 519 euro è la spesa media annuale nello studio odontoiatrico. L’inchiesta è stata anche per Altroconsumo l’occasione per sondare l’onestà fiscale dei dentisti italiani. Nel 21% dei casi gli intervistati ha dichiarato di non aver ricevuto la fattura e il 9% di aver dovuto pagare di più per averla.
Se la salute orale degli italiani non è al top, probabilmente lo si deve all’alimentazione, non certo corretta dal punto di vista odontoiatrico. Il 47% consuma caffè con zucchero, il 29% biscotti, il 20% caramelle e dolciumi, il 10% tè con zucchero, il 9% cioccolato, l’8% bibite e bevande contenenti zucchero mentre il 6% succhi di frutta. Dal punto di vista delle abitudini “rischiose” per il tumore del cavo orale e non solo, il 19% degli intervistati ha dichiarato di fumare “molte” sigarette (in media 15 al giorno), mentre due terzi degli intervistati beve alcolici e di questi il 20% ne fa un consumo giornaliero.
In tema di diritto alla salute, Altroconsumo approfitta della ricerca per rilanciare le proprie proposte: “Più campagne pubbliche di sensibilizzazione sull’importanza dell’igiene orale e di controlli periodici e programmi educativi nelle scuole e nei luoghi di lavoro. Il Servizio sanitario nazionale dovrebbe prevedere uno screening odontoiatrico per tutti che comprenda una visita di controllo all’anno e una radiografia per individuare le eventuali carie; dovrebbe poi garantire, a partire da sei anni, una prima visita gratuita. Il carico economico che limita, come abbiamo visto nell’inchiesta, il ricorso alle cure dentistiche dovrebbe essere alleviato sul piano fiscale; si dovrebbe introdurre una voce di detrazione ad hoc per le spese odontoiatriche che vada oltre il misero 19% previsto per le spese sanitarie (con franchigia di 129,11 euro)”.
GdO 2011;4
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