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15 Marzo 2011

Un percorso che parte dal passato

di Norberto Maccagno


Se tutti sanno di cosa si parla quando ci si riferisce al Collegio dei docenti, molti non ne conoscono gli scopi e dove si collochi nel panorama odontoiatrico. Ce lo siamo fatti spiegare da Roberto Di Lenarda, direttore della Clinica odontoiatrica e stomatologica dell’università di Trieste - uno dei più giovani “direttori” italiani -, ma soprattutto colui che rappresenta la continuità nel Collegio dei docenti, avendo ricoperto la carica di segretario durante la precedente presidenza di Elettra De Stefano Dorigo ed essendo stato confermato, in quella carica, anche per il prossimo quadriennio, in cui è anche vicepresidente. Di Lenarda, insieme e Elettra Dorigo, è stato uno degli artefici della mutazione genetica che il Collegio ha subito in questi anni. Ma partiamo dall’Abc.

Professor Di Lenarda, cos’è il Collegio dei docenti di odontoiatria e quali sono i suoi scopi?
È, come recita lo statuto, l’associazione che ha come scopo la promozione del progresso delle scienze odontostomatologiche, il coordinamento della didattica, della ricerca e dell’attività clinico-assistenziale nei corsi di studio dell’area odontoiatrica, la collaborazione con le altre associazioni in campo nazionale e internazionale e la diffusione e la valorizzazione delle scienze odontostomatologiche universitarie. Nella concretezza, è un luogo di incontro dove le tematiche di comune interesse vengono trattate nel rispetto reciproco, cercando di cogliere le opportunità e crescere in qualità, ma anche di capire le ragioni dell’altro per raggiungere obiettivi condivisi.

Come si posiziona il Collegio all’interno dell’attuale panorama dentale italiano?
Rappresenta l’odontoiatria accademica con molta più autorevolezza e credibilità di un tempo e con piena rappresentatività. Ci rapportiamo con il mondo politico e le istituzioni e nel settore dentale con le associazioni dei professionisti, con l’industria e la distribuzione.
Direi che siamo parte integrante del settore dentale.

Con l’approvazione del nuovo statuto e l’elezione del gruppo dirigente si è completata la metamorfosi dell’associazione voluta dalla professoressa Dorigo?
Sono certo e convinto che Elettra Dorigo abbia raggiunto gli obiettivi che si era prefissata, cogliendo i frutti di un lungo lavoro di ascolto, non sempre facile.

Quali sono le principali novità introdotte dallo statuto?
Il mandato del presidente è stato allungato da tre a quattro anni ed è stato reso non rinnovabile. È stato introdotto il ruolo di vicepresidente/segretario, che non è più scelto in modo fiduciario dal presidente, ma eletto dal collegio dei referenti, ed è stato creato anche il ruolo di presidente eletto. I past-president sono stati esclusi dal gruppo dirigente. Sono state introdotte le assemblee dei professori di prima e seconda fascia e dei ricercatori/professori aggregati; i coordinatori di queste ultime due partecipano alle riunioni del collegio dei referenti. Ci sembra che lo statuto possa rispettare le esigenze di rappresentanza del mondo accademico e permetta al collegio di lavorare proficuamente.

Il collegio dei referenti rimane il “consiglio nazionale” della vostra associazione?
Questo organismo mantiene certamente il ruolo, già sperimentato con successo, di organo politico. Ne fanno parte i professori eletti, uno per ciascuna sede universitaria, tra tutti quelli di prima e seconda fascia e da due rappresentanti dei ricercatori. Partecipano alle riunioni, come detto, anche i rappresentanti dei professori di seconda fascia e i rappresentanti dei ricercatori, oltre che i presidenti della conferenza permanente dei corsi di laurea in Odontoiatria e igiene dentale, i referenti delle scuole di specializzazione e il tesoriere. È stato di recente rinnovato per il quadriennio 2010-2014 e per la sua composizione è in grado di rappresentare al massimo livello tutta l’odontoiatria accademica.

E la scelta di eleggere quattro anni prima il presidente che sostituirà quello attuale?
La nomina del presidente eletto presuppone di rinunciare alla presenza in consiglio del past-president, e non è cosa da poco, visto che rappresenta la memoria storica. Ma d’altra parte se il suo ruolo non è correttamente interpretato, può rallentare quei processi di sviluppo che ogni nuovo gruppo dirigente deve portare avanti.
L’università, infatti, nella cosciente consapevolezza della propria storia deve guardare avanti e non può abdicare alla sua funzione di orientare il futuro, ipotizzando e perseguendo progetti non solo a breve, ma anche a medio e lungo periodo.

Nella sua intervista, Antonella Polimeni ha ribadito che uno degli obiettivi della sua presidenza sarà quello di uniformare il livello, per qualità formativa offerta, degli atenei italiani. Trieste è considerato uno dei poli di eccellenza. Su cosa devono lavorare quelli che oggi sono più indietro?
Non solo condivido pienamente quanto espresso dal presidente, ma ritengo che esista un livello minimo di qualità che deve costituire una piattaforma. Questo non vuole dire replicare quanto si fa in altre sedi universitarie: ogni sede si caratterizzerà per peculiarità figlia della propria storia. Anche per questo ritengo necessario definire un punto di partenza comune, discutendolo anche con gli studenti, e invitare tutti a lavorare di concerto.

Per finire, le chiedo un parere sulla riforma Gelmini. Quando entrerà a regime, quali sono i vantaggi che porterà nelle facoltà di Odontoiatria e quali i punti che andranno meglio calibrati con i decreti attuativi che dovranno essere emanati?
Tra i numerosi punti critici della riforma Gelmini, certamente c’è il mancato adeguamento del finanziamento dell’università pubblica, come indicato da molti, anche se non sempre a ragione. Detto questo, è indubbio che la nostra istituzione avesse bisogno di un profondo rinnovamento, per certi versi già iniziato in passato.
Starà a noi essere pronti a cogliere le opportunità di crescita e di miglioramento che si creeranno soprattutto nel campo della internazionalizzazione e della valorizzazione del merito.

GdO 2011,3

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