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24 Marzo 2016

Siti per prenotare medici o giudicarli. Sit a FNOMCeO: il web non si combatte ma si regola


La rete offre al cittadino elementi per accedere a prestazioni di qualità, in nome della scarsa affidabilità di certi siti non si può condannare tutto il web additandolo come concausa di asimmetria informativa. Con il vicepresidente Francesco Gabbrielli la Società Italiana di Telemedicina prende posizione rispetto ad alcune dichiarazioni del segretario FNOMCeO Luigi Conte (nella foto) su Doctor33, alquanto diffidente verso i siti di intermediazione di servizi sanitari. Piattaforme di prenotazione come DocPlanner e Medicalbox, che consentono di trovare e prenotare uno specialista o una prestazione sanitaria -nel caso di Docplanner direttamente sull'agenda del dottore - stanno ottenendo un crescente successo perché riducono i tempi di attesa e offrono servizi a prezzi medio-bassi, del tutto concorrenziali a quelli del mercato. Ma per Conte l'e-booking della Sanità oltre a far rotta verso una privatizzazione delle cure sempre più marcata, si presta ad indurre i pazienti e i loro familiari a compiere selezioni "pretestuose in partenza verso centri specialistici specifici".

Da questo punto di vista, non sarebbe sbagliata una valutazione dell'Antitrust, anche in considerazione del fatto che il cittadino non ha strumenti conoscitivi che lo mettano in grado di difendersi da prestazioni offerte sulla base del prezzo allettante ma non misurabili per qualità oggettiva. Gabbrielli non contesta il ruolo dell'ordine in questa delicata materia, ma non vede nel web una concausa nell'ampliamento delle distanze medico-paziente. Anzi, visto che con bonifici e prenotazioni online avremo sempre più a che fare a tutti i livelli, l'Omceo deve saper apprezzare i vantaggi che il web ci dà e prenderne di petto gli inconvenienti.

"Internet non ha alcun nesso causale con l'asimmetria informativa, che esiste da sempre nel rapporto di fiducia ed è composta da due elementi, uno naturale figlio del rapporto fiduciario medico-paziente che non è cambiato negli anni, neanche con le tecnologie digitali, e l'altro "artificiale", dato dagli effetti della crescita della complessità dell'organizzazione sanitaria, che invece si va ampliando. Di fronte a distanze che crescono o restano intatte, il web al contrario offre al paziente rapido accesso ad informazioni su una patologia sua o di un familiare e strumenti per parlare con il medico".

"Il problema - continua Gabbrielli - non è il mezzo, l'app informatica, ma la qualità delle informazioni: servono siti con info certificate, per le quali chi le porge si assuma responsabilità; autorità sanitarie, ordine e società scientifiche potrebbero dettare i criteri per certificare la qualità di tali informazioni e per indicare al paziente come possa distinguere, su una malattia che lo riguarda da vicino, le informazioni trasparenti dalle semplificazioni o da parole che inducono possibili errori interpretativi. L'unico caso in cui il web può favorire il travisamento è probabilmente il momento in cui il paziente vota il medico: anche qui servono criteri validati, per far capire l'affidabilità del professionista ed evitare che a valle dei giudizi sia scelto da altri pazienti per la simpatia o con criteri extraprofessionali, e anche su questo punto l'ordine può dire la sua".

"Dove l'ordine a mio avviso dovrebbe fare un passo indietro - conclude il numero due Sit - è nell'impedire a un medico di promuoversi via web; certo, se offre una prestazione a un prezzo troppo basso, ancora una volta vanno delineati criteri per chiedergli come fa a praticarla. Ma la pubblicità in sé non si può contenere se non nei limiti della legge Bersani di trasparenza e veridicità. A questi ne aggiungerei un terzo: il decoro (non citato nel nuovo Codice agli articoli sulla pubblicità ndr); al di fuori di questa parola nulla trovo il cui opposto sia rappresentabile da un medico che nella sua offerta introduce elementi fuorvianti per attrarre clientela".

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