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30 Giugno 2007

Farsi pubblicità: ecco le nuove regole

di Andrea Telara


"La pubblicità è l'anima del commercio", dicono i businessmen più navigati. Chissà se un giorno lo diranno pure tutti i liberi professionisti, per esempio gli avvocati, gli ingegneri o gli architetti e, non da ultimi, anche i medici e gli odontoiatri. Già, perché uno dei pilastri del primo e contestatissimo decreto Bersani (quello approvato dal governo nell'estate del 2006) è proprio l'abolizione del divieto di pubblicità per tutti coloro che esercitano una professione intellettuale e risultano iscritti a un apposito Ordine o Albo di categoria.

Anche i dentisti (a eccezione di chi opera nell'ambito del Servizio sanitario nazionale o in convenzione con esso), possono dunque pubblicare messaggi promozionali per far conoscere al pubblico la propria attività, i propri titoli di studio e le specializzazioni conseguite.

Nulla di male, penseranno in molti. Peccato, però, che le professioni sanitarie non possono certo essere trattate alla stregua di qualsiasi attività commerciale, in primo luogo per una evidente esigenza di tutela dei pazienti. Nasce infatti spontaneo un interrogativo: cosa potrebbe accadere se qualche medico o qualche odontoiatra non troppo serio pubblicasse delle inserzioni pubblicitarie non veritiere, capaci di illudere i pazienti sugli effetti "miracolistici" di una cura o di una terapia? Sarebbe un guaio irreparabile. Anche perché gran parte dei cittadini, si sa, spesso non possiede gli strumenti sufficienti per giudicare l'attendibilità di una informazione sanitaria.

Ecco allora che, fortunatamente, la legge attribuisce a ciascun ordine professionale il potere di vigilare attentamente sulla "serietà" delle inserzioni pubblicate dai propri iscritti e, soprattutto, di fissare alcuni paletti sui contenuti dei messaggi promozionali. Prima di mettersi a fare pubblicità, dunque, è bene che gli odontoiatri si informino in maniera adeguata sulle regole da seguire, per non incappare in qualche spiacevole conseguenza, cioè in un provvedimento disciplinare o in una sanzione.

Una "bussola" per orientarsi arriva dalla tabella, che potete stampare, e che riporta i principali contenuti di una circolare divulgata in materia di pubblicità dalla Fnomceo della provincia di Bologna.

 
 

GdO 2007; 11

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