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26 Luglio 2012

2.0? Si può scegliere

Dal Visto da Fuori una riflessione su quanto sia personale la scelta di affacciarsi ai social netwprk

di Norberto Maccagno


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Penso che una delle parole più abusate e utilizzate in contesti sbagliati sia oggi duepuntozero; utilizzata come sinonimo della volontà di evolversi in una dimensione iper digitalizzata e tecnologica, di perfetta integrazione con gli strumenti di comunicazione "dei nostri tempi" - quasi come se quelli vecchi non siano più utilizzati e validi.
Oggi tutto è 2.0: c'è il cittadino 2.0, il politico 2.0, l'elettore 2.0, il delinquente 2.0, il consumatore 2.0, il giornalista 2.0, il lettore 2.0, persino il Papa 2.0 e naturalmente il paziente 2.0.
Il blog del sindaco di Roma, per fare un esempio, si chiama duepuntozeroAlemanno: con il rischio che 2 e 0 diventino i voti dati dai cittadini alla sua amministrazione.

Le tendenze
Come per tutte le nuove tendenze, che dopo poco tempo diventano vecchie per lasciare il posto a quelle ancora più nuove, si dovrebbe diversificare, capire gli utilizzi, definire a cosa servono e a chi servono. Assistiamo a file chilometriche per comperare l'ultimo smartphone che, grazie alle sue App, consente di gestire al meglio e in tempo reale il proprio business e la propria vita, di comunicare (non via telefono perché la batteria dura niente), accorgendosi poi che, con quello strumento che è un vero computer tascabile, ci si fa foto, filmati e si mandano sms. Chiaro esempio di nuova tecnologia che si deve avere non perché serve ma in quanto status symbol. Non stupisce quindi leggere che l'applicazione più premiata è "jetpak", un giochino dove un omino deve schiviare missili ed elettrodi e raccogliere monete. Ovviamente l'ho subito scaricato ed è veramente divertente. Lo spunto per questo "Visto da Fuori" arriva dall'articolo sull'utilizzo dei social network da parte dei dentisti con l'intervista di un esperto di comunicazione riportato alle pagine 6-7.

Le nuove tecnologie
Prima di continuare, dichiaro la mia posizione in merito ai nuovi strumenti: non potrei fare il mio lavoro senza un computer, i contenuti veicolati dal web e senza la posta elettronica. Anche come cittadino, faticherei a gestire la mia giornata senza essere "connesso" (altra parola stra-abusata): non riuscirei a recarmi in un posto che non conosco, a trovare un prodotto a un prezzo conveniente, a prenotare un albergo, acquistare un biglietto aereo, anche solo trovare un numero di telefono di un ristorante.
Diverso il mio rapporto con i social network. Alcuni di questi strumenti, come per esempio Twitter, rappresentano un modo per fare informazione. Per chi divulga notizie consente di dare un'informazione in tempo reale; per chi vuole trovare le notizie sugli argomenti di proprio interesse permette di creare un'informazione altamente personalizzata.
Diversa la considerazione su Facebook: uno strumento di moda, interessante per le persone, per dialogare tra amici (personalmente non lo utilizzo: non mi alletta l'idea di ritrovare gli amici persi, se li ho persi un motivo ci sarà stato).
Linkedin, altro social network di moda in questo periodo, può essere utile per scambi di informazioni tra colleghi (anche un blog lo fa) o per proporsi per collaborazioni.

Nello studio
Il punto è se questi strumenti possono essere utili allo studio odontoiatrico per dialogare con i propri pazienti, per trovare nuovi clienti. O ancora, se lo studio odontoiatrico deve investire per utilizzare questi strumenti. E questa è la domanda a cui tenta di rispondere l'esperto di comunicazione intervistato. Che il cittadino oggi utilizzi con facilità questi strumenti è una certezza, ma che poi scelga il proprio dentista attraverso Facebook o Linkedin ho tutti i miei dubbi. E ho anche gli stessi dubbi nel pensare che il paziente di un dentista abbia voglia di passare parte del tempo libero stando sulla pagina Facebook dello studio, salvo non voglia tacchinare l'assistente. Che poi è spesso chi aggiorna i profili dello studio.
Il cittadino utilizza la rete per ricevere informazioni sulle cure, ma utilizza siti considerati autorevoli come quelli delle associazioni scientifiche o che si occupano di salute e non quelli degli studi odontoiatrici. In quelli dei singoli dentisti confronta, caso mai, i prezzi, ma sappiamo come il codice deontologico dovrebbe impedire al dentista di pubblicarli, oppure acquista le prestazioni attraverso il social shopping.
È di questi giorni il dato fornito dal Censis che stima in un milione i cittadini che hanno acquistato una prestazione sanitaria evidenziando come di questi il 59% lo ha fatto per comprare un buono per una prestazione odontoiatrica.

Il paziente 2.0
Questo, fino a oggi, è il paziente 2.0 che conosciamo.
A mio parere lo studio odontoiatrico deve utilizzare le nuove tecnologie per offrire un servizio migliore ai propri pazienti e avere una finestra su internet con informazioni per farsi conoscere può essere utile. Se poi deve attrezzarsi e investire per comunicare attraverso i social network, credo che sia una scelta personale e che non bisogna farsi condizionare dalle mode. Voi che dite?

n.maccagno@d-press.it

Leggi anche:
- Investire: mattone o prevenzione?
- Chi ben comunica è a metà della cura?
- Visto da Fuori: Lo struzzo e il muro

 
 

GdO 2012;8:1-3

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