È quasi stupito il presidente della Fnomceo Amedeo Bianco, di sentirsi chiedere un parere sul decreto attuativo della riforma delle professioni perché, secondo lui, tocca l'Ordine dei medici chirurghi e odontoiatri in modo marginale.
"Perché il nostro Ordine" spiega "sui temi che interessano la riforma era già in linea con quanto previsto e su alcuni aspetti, come quello della formazione, persino molto più avanti."
E per non creare equivoci, Bianco ci ricorda per sommi capi su quali temi il provvedimento interviene.
"Il decreto interviene su questioni specifiche degli ordinamenti professionali: sugli onorari professionali, sulle assicurazioni, sulla formazione continua, sull'attività disciplinare e sulla pubblicità. Tutti temi che il nostro Ordine ha già affrontato. Pensi alla pubblicità: la norma riprende quanto indicato dal decreto Bersani sottolineando che una pubblicità scorretta è oggetto di sanzioni disciplinari, aggiungendo riferimenti al codice del consumo e ribadendo il ruolo dell'Antitrust, ma soprattutto confermando il ruolo centrale nell'attività di controllo dell'Ordine. Non mi sembra nulla di nuovo. Ben diverso è l'impatto del provvedimento su quegli Ordini che su questi temi, a differenza del nostro, erano ancora scoperti."
L'obbligo dell'aggiornamento professionale è per il presidente Bianco un chiaro esempio che chiarisce perché le professioni in ambito sanitario sono state, giustamente dal suo punto di vista, esonerate da alcuni provvedimenti.
Aggiornamento continuo
"Noi da oltre dieci anni lavoriamo su un sistema di formazione continua molto avanzato, non solo nel nostro Paese, ma anche in ambito europeo. Un sistema molto attento alle dinamiche della qualità formativa, del controllo. Altre professioni non hanno sviluppato questi aspetti e la norma non fa altro che obbligarli a definire un percorso per l'aggiornamento continuo e prevedere nei propri ordinamenti sanzioni per gli iscritti che non seguano queste nuove regole. Le professioni sanitarie invece vengono esentate dall'obbligo specifico, con l'indicazione che il nostro sistema di riferimento è quello Ecm".
Resta da capire se l'Ordine non è obbligato a sanzionare il dentista o il medico che non ottempera agli obblighi di aggiornamento.
Le sanzioni
"È un tema che stiamo affrontando in Commissione nazionale Ecm" continua. "La legge, il decreto attuativo dice che, in genere, per le mancanze formative devono essere applicate sanzioni disciplinari invitando gli Ordini a modificare i propri ordinamenti in funzione di questo. Per le professioni sanitarie indica chiaramente che vale il sistema Ecm. Ricordiamo che il nostro ordinamento è già disciplinato, compresa la parte sulle sanzioni. Quindi l'unico strumento che abbiamo per prevedere e formulare una imputazione disciplinare per una mancanza formativa è quello di intervenire modificando il Codice deontologico. Questo è quello che stiamo facendo. Bisogna però anche dire che si deve stare attenti a calare l'istituto sanzionatorio all'interno di un panorama probabilmente immaturo, come l'attuale sistema Ecm. Quando c'è un dovere, credo che debba esserci anche una sorta di diritto per l'iscritto a essere messo nelle condizioni di assolvere a quel dovere. Se io ho il dovere di formarmi, e devo formarmi in un certo modo, devo essere agevolato: devono essere resi facilmente fruibili gli strumenti formativi in modo che questi rispondano alla mie esigenze di aggiornamento."
Altre professioni
In ogni caso, la decisione di "esentare" le professioni sanitarie dalla norma che impone agli Ordini di prevedere due organismi differenti, uno decisionale e uno giudicante - quest'ultimo composto anche da soggetti terzi - ha fatto storcere il naso a chi vede il sistema sanzionatorio non abbastanza equo e trasparente.
"Sulla questione delle sanzioni disciplinari per quello che riguarda le professioni sanitarie c'è un riconoscimento genarale su un sistema che probabilmente ha anche tantissimi limiti, ma indubbiamente salvaguarda i principi fondamentali del rispetto dell'incolpato, della possibilità di difendersi, del giudizio terzo. Noi abbiamo tre gradi di giudizio: quello dell'Ordine è un atto puramente amministrativo e quello di seconda istanza è dato da una Commissione (la Commissione centrale esercenti professioni sanitarie) presieduta da un magistrato e composta per il 50% da una componente laica (formata da funzionari del Ministero).
Questo non è corporativismo. Ricordiamoci che il medico deve rispondere, in tema responsabilità, a un giudice civile, a uno penale, a uno amministrativo, a uno contabile e a un giudice del lavoro. In tema di giustizia disciplinare, norma molto specifica e su questioni meramente professionali, perché si deve pensare che la garanzia che il medico venga giudicato con chiarezza la si abbia solo con organismo terzo? A me sembra una sorta di esasperazione, anche perché le formule tecniche applicate alle altre professioni, che prevedono organismi giudicanti composti dai non eletti negli organismi gestionali, non mi sembrano una norma dettata dal buon senso. Vengono scelti gli esclusi."
Anche per quanto riguarda la norma che prevede di rendere pubbliche le sanzioni degli iscritti come atto di trasparenza non convince.
Le sospensioni
"Le sanzioni rilevanti, come le sospensioni, sono già rinvenibili, in quanto nella pubblicazione degli elenchi il medico sospeso non compare. Già una normativa europea indica che bisogna annotare nell'Albo le eventuali sanzioni dell'iscritto. Il problema è che non vengono indicate quali sono le sanzioni da annotare: solo le sospensioni o anche le censure e richiami?
Su questo non c'è molta chiarezza.
Altro problema: il medico che ha avuto una sanzione o quello che ha avuto la sospensione di un mese sarà per tutta la vita marchiato? Anche la magistratura si esprime indicando se menzionare o meno una condanna: per il medico questa opzione non ci sarà?
Mi auguro che su questo tema si voglia usare il buon senso e si smetta di voler fare a tutti i costi una caccia alle streghe che non ci sono".
Un altro tema riguarda l'esclusione di medici e dentisti dal tirocinio obbligatorio previsto invece per le altre professioni regolamentate.
Se per i medici è indubbiamente un provvedimento giusto - il tirocinio in ospedale durante l'uni-versità e gli anni di specializzazione assolvono molto meglio allo scopo - per i dentisti poteva essere uno strumento per fare pratica e testare sul campo il sapere accademico prendendo contatto con il mondo lavorativo e magari trovando anche sbocchi professionali.
"Ma non scherziamo" commenta ironicamente "se dopo sei anni di formazione uno studente non riesce a imparare a curare la bocca di una persona allora invece di preoccuparci di trovare e di come organizzare il tirocinio professionalizzante dobbiamo preoccuparci di altro".
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