Aio, fin dalla sua nascita, si è sempre battuta contro l’abusivismo e continua a farlo ritenendo questo reato un vero e proprio attentato alla salute pubblica. In primo luogo lavorando in collaborazione con le forze dell’ordine, segnalando chi svolge abusivamente la professione di odontoiatra. Sul nostro sito (www.aio.it), ma anche in altre occasioni, abbiamo promosso la raccolta, anche in forma anonima, di segnalazioni da parte dei nostri iscritti; segnalazioni che poi inviamo ai Nas. Altra azione fondamentale attivata da Aio è la sensibilizzazione dei cittadini verso il problema. Alcuni anni fa abbiamo realizzato e distribuito attraverso le farmacie italiane un opuscolo informativo che mirava proprio a sensibilizzare i cittadini sul fenomeno spiegando i rischi che si corrono a farsi curare da finti
odontoiatri e quali sono le attività proprie alle varie figure professionali che operano nel settore. Il cittadino deve sapere quali sono i professionisti che possono stare in studio, che cosa può fare l’igienista dentale, l’assistente, l’odontotecnico. Proprio per evitare il rischio di sovrapporre i ruoli, e non contro la professione di odontotecnico che rispettiamo e riteniamo fondamentale, ci siamo battuti affinché non fosse approvato il nuovo profilo dell’odontotecnico.
Ma l’abusivismo in Italia continua a essere un problema reale per le pene troppo poco severe. Aio da sempre richiede l’inasprimento dell’art. 348 del Codice penale, non solo per punire più pesantemente chi commette il reato, ma per creare un reale deterrente. Sappiamo che oggi il reato è facilmente tramutabile in una sanzione amministrativa di poche centinaia di euro. Sanzione talmente esigua che l’abusivo la considera una sorta di tassa per legittimare il proprio esercizio della professione odontoiatrica. Ma non solo; oltre all’inasprimento delle pene chiediamo che le attrezzature dello studio in cui è commesso il reato vengano confiscate e non solamente sequestrate come avviene oggi. Una volta confiscate le attrezzature potrebbero essere donate alle Asl in modo da potenziare il servizio odontoiatrico pubblico.
Così come già si fa per i beni confiscati alla mafia o alla criminalità organizzata. Certo, per fare questo ci vuole una legge e i nostri parlamentari in questi anni non si sono dimostrati molto attenti al problema. Le istituzioni, ma soprattutto il Ministero della salute, devono schierarsi con fatti concreti contro questo reato a difesa della salute pubblica.
C’è il rischio che una latitanza su questo fronte possa essere intesa da alcuni come il voler fare l’occhiolino all’abusivismo, ma ovviamente mi rifiuto di pensare in questi termini e sono certo che arriverà al più presto il segnale forte che il Ministero vuole dare per zittire queste perniciose voci di corridoio. Il fenomeno dell’abusivismo odontoiatrico è complesso e le colpe sono da ricercare non solo tra i falsi dentisti, ma anche tra gli iscritti all’Albo che si prestano a coprirli. La posizione di Aio è da sempre stata chiara, sostenendo chi esercita in maniera esclusiva la professione. Esercitare in modo esclusivo la professione di odontoiatra è già di per sé un modo per schierarsi e chi fa con dedizione il nostro lavoro difficilmente si presta a collaborazioni poco chiare. Non voglio certo dire che i non esclusivi facciano i prestanome, non lo penso neppure; diciamo che in alcuni casi possono essere meno attenti. Sul fenomeno del prestanomismo, come Aio, siamo ovviamente disposti a sostenere eventuali inasprimenti delle sanzioni ordinistiche verso gli iscritti all’Albo degli odontoiatri che sono condannati per aver sostenuto l’abusivismo odontoiatrico.
Dottor Salvatore Rampolla
presidente nazionale Aio
GdO 2010;1
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