La maggior parte degli studi scientifici concorda sull’utilità dell’uso dei collutori antisettici prima del trattamento odontoiatrico per limitare la carica batterica del cavo orale del paziente, ma quasi tutti hanno analizzato solo i prodotti contenenti clorexidina o quelli a base di oli essenziali. Un nuovo studio, che ha trovato pubblicazione su JADA, ha testato invece un collutorio a base di cetilpiridinio cloruro mettendone in luce gli aspetti positivi e scoprendo, soprattutto, che ha un’efficacia simile ai prodotti contenenti clorexidina.
“Finora la maggiore efficacia dei collutori antisettici è stata sicuramente associata alla clorexidina ma questa sostanza, anche se utilizzata solo una volta prima del trattamento, può avere qualche controindicazione: alcuni pazienti infatti percepiscono un gusto metallico, altri non ne sopportano il sapore mentre in alcuni casi si può verificare un’irritazione delle mucose” descrive Magda Feres, docente presso il Dipartimento di parodontologia dell’Università di Guarulhos a San Paolo, in Brasile. “Per questo motivo abbiamo deciso di testare un collutorio contenente cetilpiridinio cloruro allo 0,05% e di confrontarne l’efficacia con un prodotto contenente clorexidina allo 0,12% prima di un trattamento di scaling. Ai pazienti è stato chiesto di mantenere nel cavo orale per un minuto 15 ml di collutorio con clorexidina o con cetilpiridinio cloruro, e a questi due gruppi sono stati paragonati i pazienti che non avevano sciacquato il cavo orale o l’avevano fatto con acqua. Per raccogliere poi i batteri provenienti dal cavo orale contenuti nell’aerosol, abbiamo sistemato tre strumenti di raccolta sospesi a breve distanza dalle labbra del paziente, un altro in basso sul suo petto e uno sulla fronte dell’odontoiatra”.
Il primo dato interessante ottenuto dai ricercatori è che la maggior parte dei batteri ricade verso in basso verso il petto del paziente, mentre la quantità minore in rapporto agli altri siti di rilevazione è stata rilevata sulla fronte, e di conseguenza anche sul viso, dell’odontoiatra. “Il collutorio con cetilpiridinio cloruro ha ridotto la presenza batterica del 77% rispetto all’assenza di sciacquo mentre quello con clorexidina l’ha ridotta del 78%, e risultati analoghi sono stati rilevati dal confronto con lo sciacquo con acqua; ciò significa che l’efficacia delle due sostanze, quando utilizzate per questo scopo, è assolutamente simile. Inoltre, anche le famiglie di batteri che questi collutori vanno a colpire è simile: essi infatti riducono in particolare le diverse specie di Fusobacterium, patogeni parodontali che possono avere un ruolo nello sviluppo di infezioni sistemiche”.
Anche il cetilpiridinio cloruro può avere effetti indesiderati, ma i ricercatori li ritengono meno importanti rispetto a quelli della clorexidina; “si tratta generalmente di lievi cambiamenti nella percezione del gusto e di una sensazione di bruciore. I vantaggi invece, oltre alla pari efficacia, sono costituiti anche dal costo inferiore rispetto alla clorexidina. Un’informazione pratica importante che riteniamo di poter dare riguarda i tempi di sciacquo: vi è un solo studio in letteratura (Bay NL. J Dent Hyg 1993) che ha valutato inefficace la clorexidina, ed è quello in cui lo sciacquo è durato solo 30 secondi; pensiamo dunque che sia consigliabile invitare il paziente a mantenere il collutorio nel cavo orale per un minuto perché possa avere un’effettiva azione antisettica”.
“The effectiveness of a preprocedural mouthrinse containing cetylpyridinium chloride in reducing bacteria in the dental office”
J Am Dent Assoc 2010;141(4):415-22.
GdO 2010;8
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