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16 Luglio 2017

Equo compenso che non è il tariffario indicativo, si è perso un Ddl, i dentisti si preferiscono imprenditori


Tra i messaggi che ricevo giornalmente due mi hanno dimostrato che sulla questione equo compenso c'è un po' di confusione. Un lettore inserisce un commento all'articolo sul Ddl Sacconi sull'equo compenso e chiede: "mai i collaboratori? Sono previsti parametri per i professionisti collaboratori che forniscono prestazioni agli studi o società?" Un altro così commenta sulla nostra pagina Facebook: "proprio oggi ho letto di un all on four a 2.500 euro...", lasciando intendere che questa norma potrebbe impedire il dilagare di tariffe particolarmente basse per le prestazioni rese ai cittadini. Il dibattito politico nato in questi mesi sull'equo compenso e le proposte di legge presentate sul tema, di cui quella del Senatore Sacconi non è che l'ultima in ordine cronologico, vanno nel senso di tutelare i collaboratori professionisti.

Se si arriverà ad una legge sarà più difficile pagare un dentista 10 euro l'ora ma sarà sempre possibile trovare uno studio che offre un impianto a 10 euro. Diverso è se fosse stato preso in considerazione l'emendamento sul tariffario indicativo che ANDI aveva proposto al Ddl sul lavoro autonomo. In quel caso sì che sarebbe stato necessario stilare un tariffario delle singole prestazioni da rendere pubblico per dare una indicazione al paziente sulla cifra sotto la quale probabilmente si nascondono problemi. Invece tutti i Disegni di legge sull'equo compenso indicano chiaramente che le tariffe minime che saranno indicate valgono esclusivamente nei rapporti tra professionisti o tra professionisti ed enti e non tra professionisti e cittadini.

E non potrebbe essere diversamente. Come indicare un tariffario per le prestazioni professionali che possa andare bene per il collaboratore ed il cittadino. I duemila euro (faccio un esempio) che un paziente paga per corona ed impianto sono la somma di tanti costi: la professionalità del dentista, i costi di gestione dello studio, l'ammortamento delle attrezzature ed arredi, il personale, il laboratorio, i materiali utilizzati, l'impianto. Diverso invece dare una indicazione minima del solo valore del lavoro del professionista. E se quelle tariffe diventeranno pubbliche, il cittadino saprà fare tutte le cerette considerazioni quando pagherà una seduta di igiene orale, durata 40 minuti, 150 euro (è sempre un esempio) e avrà letto che l'equo compenso per un odontoiatria è di 50 euro l'ora? (vai alla notizia)

 

AAA Ddl Abusivismo cercasi

Bella domanda quella posta dal presidente ANDI: che fine ha fatto il Ddl Marinello? Direi che sta per fare una brutta fine. Nonostante alcuni (nel settore) sostengano che il "Bruto" sia da ricercare tra chi vuole tutelare i prestanome, il settore dentale non è neppure la causa dell'insabbiamento ma lo sono i veti dei veri "poteri forti" come gli editori che, per esempio, si vedrebbero confiscare le redazioni dei giornali se un non giornalista scrive un articolo (e sono tantissimi) o i ragionieri che potrebbero essere accusati di abusivismo se tengono la contabilità di un negozio. Come aveva ammesso ad Odontoiatria33 il Sen. Marinello tempo fa: forse sarebbe stato meglio limitare l'aumento delle pene per i soli reati in ambito sanitario. In teoria questo potrebbe ancora succedere con l'approvazione del Ddl Lorenzin, altro provvedimento a rischio non approvazione prima della chiusura della legislatura. (vai alla notizia)

La professione abbandona il modello tradizionale di esercizio?

In questo periodo alcune inchieste di Odontoaitria33 hanno confermato il cambiamento in atto del modello di esercizio professionale che rimane, però, ancora saldamente basato sullo studio monoprofessionale. Però il numero di dentisti senza studio che hanno scelto la collaborazione e le tante società nate in questi anni dimostrano una nuova tendenza. Solo il tempo indicherà quanto si radicalizzerà. Da approfondire quanto abbiamo rilevato a Milano, ovvero che negli ultimi 3 anni si aprono più società che studi tradizionali. (vai alla notizia)

Dentista e pubblicità

Amore e odio quello tra dentisti e la pubblicità. Da una parte l'odontoiatria organizzata con le campagne da milioni di euro e dall'altra i dentisti tradizionali che cercano di farsi conoscere utilizzando vari strumenti di comunicazione sul territorio e quelli che non ne vogliono sapere ritenendola uno strumento negativo per l'immagine della categoria. Una inchiesta di Odontoaitria33 ha cercato di capire quanti sono gli studi che utilizzano la pubblicità per farsi conoscere e dove e quanto investono. (vai alla notizia)


Norberto Maccagno

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