Come si dice in questi casi: le sentenze vanno rispettate come, soprattutto, le regole. E chi cerca nelle zone grigie delle leggi possibili soluzioni, a volte, rimane scottato.
Così è capitato con la sentenza del Consiglio di Stato che ha respinto il ricorso di DentalPro, che si era vista recapitare dal Comune di Sarzana l’ordinanza di sospensione dell’autorizzazione sanitaria per sei mesi, perché in un cartello pubblicitario posto nei pressi del Centro, che informava dei servizi del Centro stesso, non vi era indicato il nome del direttore sanitario. Come prevede la 175/92 che per alcuni era stata abolita dalla Bersani ma che per il Consiglio di Stato, e prima da altri giudici, non in tutti i suoi punti.
Ma non mi lancio in considerazioni giuridiche, già fatico a raccontare portando i pareri dei vari legali, figuriamoci se mi azzardo a commentarle.
E credo che anche il Sindaco di Sarzana non sarebbe stato in grado di cogliere la questione se mai fosse passato davanti al Centro ed avesse letto il messaggio pubblicitario. Ovviamente è stata la CAO di competenza, nel suo legittimo ruolo istituzionale, a segnargli il presunto illecito ed il Sindaco non ha potuto fare altro che verificare e procedere.
Non mi serviva scorrere i dati delle letture dell’articolo che con cui abbiamo dato notizia della sentenza, per sapere che avrebbe suscitato interesse.
Sbaglio se dico che le reazioni favorevoli sarebbero state diverse se ad essere chiuso per 6 mesi fosse stato lo studio di una delle tante Srl di proprietà di uno dei vostri colleghi dentista e non lo studio di DentalPro?
Nel DiDomenica di fine 2017, ricordando la dura battaglia che ha visto scontrasi la professione da una parte ed i rappresentati delle catene dall’atra sul Ddl Concorrenza per fare mettere, o evitare di fare mettere, paletti all’esercizio dell’attività odontoiatrica, prevedevo che siccome la Politica non ha voluto decidere sulle questioni, sarebbe stata la magistratura a farlo.
E sono pronto a scommettere che la vicenda di Sarzana è solo la prima di una serie.
Ritorno a ribadire: le leggi vanno e devono essere rispettate da tutti. Ma il fatto che perché manca un nome in un messaggio pubblicitario uno studio venga chiuso per 6 mesi, mi sembra un tantino esagerato. Certo la 175/92 impone quella sanzione, certo è giusto che il paziente sappia chi “dirige la baracca”, chi dovrebbe verificare che tutto venga svolto secondo le regole, che venga valorizzata la figura del direttore sanitario: peraltro non siamo riusciti a sapere se l’Ordine ha aperto nei suo conforti un procedimento disciplinare, ci dicono che non è iscritto a La Spezia e quindi compete all’Ordine dove è iscritto.
Ma in questo caso non parliamo di una mancanza che comporta rischi per la salute dei pazienti, come la presenza di farmaci scaduti, situazioni igienico sanitarie carenti o peggio finti dentisti che ci lavorano. Quella contestata a Sarzana è di fatto una mancanza burocratica. Non sarebbe meglio prevedere una sanzione, anche molto pesante, magari rapportata al fatturato dello studio? Così anche il Comune e la collettività ne traggono risorse da investire in servizi.
Ribadisco, la legge prevede solo la sanzione indicata nell’ordinanza del Comune di Sarzana e confermata dal Consiglio di Stato. Ma nei tentativi di modificare le leggi attraverso il Ddl Concorrenza o la Legge Lorenzin, le Catene non avrebbero fatto meglio, invece di cercare solamente di evitare che venissero normati gli aspetti che ora sono “interpretabili”, cercare di trovare con la professione e le istituzioni una soluzione condivisa. Perché, come tutte le norme interpretabili, non sempre vengono interpretate a proprio favore.
Ma il rischio –e la sentenza del Consiglio di Stato ne è la prova- è che in questo scontro giudiziario ad essere penalizzati siano i 500 pazienti attualmente in cura nel Centro DentalPro, i 6 odontoiatri che ci lavorano, gli 8 dipendenti.
Certo, come ha scritto il presidente CAO di La Spezia, anche se un libero professionista viene sospeso dall’Ordine, non può più curare i propri pazienti, che la precedente sentenza di sospensiva del Tar imponeva al Centro DentalPro di non prendere in carico nuovi pazienti fino alla sentenza definitiva.
Ma la questione che la vicenda pone, ovvero fare rispettare la legge perché come dice la sentenza il cittadino deve avere tutte le informazioni necessarie per decidere se farsi curare in quello studio, rischia di provocare danni proprio a chi dovrebbe essere tutelato: il paziente.
Quindi torno a evocare quanto avevo fatto il 31 dicembre scorso: serve un tavolo in cui Politica, Catene, Sindacati cercano di trovare una soluzione condivisa, un tavolo coordinato dall’Ordine perché il suo fine primario è la tutela del cittadino.
Per evitare altre situazioni come Sarzana non servirebbero, poi, norme sconvolgenti, basterebbe ripristinare il controllo preventivo sulla pubblicità da parte dell’Ordine o affidarlo al Ministero della Salute come avviene per la pubblicità dei farmaci o dei dispositivi medici. Un accordo su questo punto non vedo perché non debba essere trovato, è interesse anche delle Catene sapere preventivamente se il messaggio pubblicizzato è corretto, invece di vedersi ogni volta portati a giudizio.
Venerdì il Ministro del Lavoro Luigi Di Maio ha annunciato di voler introdurre nel “Decreto Dignità” di prossima stesura, una norma che regolamenta la pubblicità del gioco d’azzardo. Potrebbe essere l’occasione per farci aggiungere anche il ritorno all’obbligo di verifica preventiva per la pubblicità sanitaria.
Staremo a vedere se qualcuno lo propone.
Se invece la soluzione non la si vuole trovare, allora continuerà a decidere la Magistratura, con le conseguenze che questo comporta, che spesso sono penalizzanti per i cittadini.
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