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01 Marzo 2020

Coronavirus, anche l’odontoiatria si preoccupa… ingiustificatamente?


di Norberto Maccagno


E’ stata la settimana del Coronavirus, quella in cui l’Italia si è vista costretta a rinchiudersi per proteggersi, in cui l’Italia è gli italiani del Nord sono diventati il “pericolo per il mondo”, quelli da guardare con sospetto, da respingere.

Dal punto di vista mediatico, ovviamente, il COVID19 è stato il tema predominane. Odontoiatria33 lo ha trattato seguendo la propria linea editoriale, lasciando da parte le informazioni che potevate trovare su ogni media generalista ma approfondendole dal punto di vista odontoiatrico, cercando di dare quelle notizie e quegli approfondimenti che potevano essere utili a chi opera nel settore dentale. In particolare agli Odontoiatri, Igienisti dentali ed ASO, quelli che per lavoro sono a stretto contato con i pazienti. 

Cosa ci può aver insegnato questa prima settimana di emergenza? 

Certamente che i tanti strumenti per divulgare le informazioni, se chi riceve le informazioni non è preparato a mediarle, possono essere pericolose e fare scattare inutili fobie.

Poi c’è la questione emergenza sanitaria. Era necessario confinare, bloccare il Nord d’Italia, rinchiudere in un perimetro peraltro anche esteso, intere cittadine?
Invece di discutere se l'isolamento è stato giusto o esagerato, come Odontoiatria33 abbiamo preferito raccontarvi come un dentista, Matteo Groppi, ha vissuto questa settimana (e purtroppo si appresta a viverne altre) da isolato, con l’esercito e la polizia che gli impediscono di “attraversare il confine”. 

Probabilmente in una fase di immediata emergenza, quella di “chiudere le porte” era la decisione più corretta da prendere: se un numero eccessivo di cittadini si fosse ammalato contemporaneamente le nostre strutture sanitarie sarebbero collassate.

Ora, però, si dovrebbe fare una riflessione più serena e prendere le precauzioni effettivamente necessarie.   

Aspetto invece più interessante è quello sulla sicurezza negli studi odontoiatrici. La psicosi da contagio, sembra aver colpito sia i pazienti che gli stessi operatori all’interno degli studi.

E su questo punto l’Istituzione odontoiatrica, la CAO, ha fatto quanto andava fatto: ribadire ai pazienti che andare dal dentista è sicuro, e non solo dal punto di vista del Coronavirus, e poi ricordare al Team odontoiatrico che le misure che lo studio deve adottare da sempre per prevenire le infezioni coricate, garantiscono la sicurezza di pazienti ed operatori da infezioni ben più gravi e pericolose di una influenza un po’ più aggressiva. 

Attraverso i vari approfondimenti pubblicati, abbiamo sottolineato come quanto già previsto dalla 81/08 sia sufficiente per prevenire ogni forma d'infezione. Da plaudire anche il tempestivo ed eccellente servizio che Sindacati odontoiatrici e CAO hanno fatto nel tradurre dal punto di vista odontoiatrico le indicazioni Ministeriali sulle misure specifiche da adottare per prevenire il contagio.    

Leggendo alcuni post su Facebook, ma anche quanto ci ha raccontato il Segretario Generale del SIASO sulla paura delle ASO di recarsi sul posto di lavoro, mi sembrano la conferma di come, nel nostro Paese, procedure imposte dalle norme -in questo caso quelle previste dalla 81/08 rivolte a garantire la sicurezza di lavoratori e pazienti- siano spesso viste solo come un pezzo di carta da scaricare, magari dal sito dell’Associazione di categoria, firmare ed archiviare senza neppure leggerlo. Una cosa burocratica per evitare una multa e non per evitare di mettere a rischio la propria salute e quella degli altri.

Sul tema vi consiglio di leggere l’editoriale del prof. Giovanni Lodi su Dental Cadmos di Marzo (scritto prima dell'emergenza Coronavirus in Italia) dove parlando delle norme basilari di igiene, lavarsi correttamente le mani con i prodotti adatti, conclude: “Perché tutti noi tra un paziente e l'altro usiamo un gel alcolico, indipendentemente dall'allarme del momento. Giusto?” 

Le ultime considerazioni me le ha suggerite venerdì il presidente CAO di Lodi Marco Landi, che con il presidente OMCeO da una settimana vive in prima linea l’emergenza essendo l’Ordine di riferimento delle zone maggiormente colpite in Lombardia.

Attraverso Odontoiatria33 il presidente Landi pone una questione non secondaria: il ruolo dell’odontoiatra nella tutela della salute pubblica. 

Le istituzioni, il Prefetto, hanno considerato lo studio odontoiatrico al pari di un bar, di un cinema, di una attività commerciale, con l’unica differenza (e ci mancherebbe) di poter dare assistenza ai pazienti con emergenze.  
Ma lo studio odontoiatrico capillarmente distribuito sul territorio italiano, “zona rossa” compresa, non poteva essere un utile presidio sanitario adatto a dare informazioni al paziente, a tranquillizzarlo, alleggerendo la pressione che grava sugli ambulatori pubblici, sui medici di medicina generale? Come peraltro stanno facendo tantissimi odontoiatri anche attraverso i loro strumenti sociale, come ci ha raccontato il Presidente Cao di Reggio Emilia Fulvio Curti.

Invece come ha giustamente evidenziato il presidente Landi, la scelta istituzionale è andata nella direzione opposta fino ad escludere gli odontoiatri della “zona rossa” dalla fornitura di mascherine ad alto filtraggio e camici monouso messi invece a disposizione dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta.
La possibile conseguenza di questa scelta, l’ha raccontata sempre il dott. Groppi: senza sistemi di protezione adeguati e senza personale sanitario costretto a casa, il dott. Groppi non può fare altro che gestire le emergenze con farmaci o poco di più. Quindi, i pazienti più gravi saranno costretti a rivolgersi al locale presidio sanitario che se non in grado di assisterlo dal punto di vista odontoiatrico dovrà trasportare il paziente al di fuori della "zona rossa", in un altro ospedale con tutti i rischi e le problematiche del caso. 

Poi c’è la questione approvvigionamento di queste oramai introvabili mascherine ad alta protezione. Finita l’emergenza una riflessione sul tema lo si dovrà affrontare, leggete la provenienza di quelli che avete in studio: made in Cina, made in Malaysia, prodotto importato da paesi extra UE.

   

L’immagine di copertina è di Davis Cussotto e ritrae un prodotto presentato al MidWinter di Chicago   

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