La prof.ssa Nardi ricorda come il trattamento cosmetico di sbiancamento deve prevedere una attenta osservazione clinica e invita a prestare attenzione alla “bleachorexia”
La richiesta di procedure cliniche di sbiancamento cosmetico è molto frequente poiché il benessere psicologico è legato anche ad un sorriso luminoso, poiché migliora la vita di relazione e influenza positivamente le interazioni sociali e professionali infondendo maggiore sicurezza alla persona assistita.
I social media sono diventati canali principali per la comunicazione sociale, influenzando significativamente il ricorso a trattamenti estetici promuovendo immagini idealizzate e digitalmente modificate. L’enfasi dei social media sull’ estetica visiva ha portato a richeidere modificazioni corporee, spesso esasperate, come veri e propri “trend”.
Con l’interessamento di massa ai trattamenti estetici, le grandi distribuzioni hanno cominciato a produrre molti presidi “sbiancanti” utilizzabili domiciliarmente, senza un approccio clinico che preveda una diagnosi dello stato di salute del cavo orale ed una intercettazione degli indici di rischio prima e durante il trattamento.
È molto comune infatti imbattersi in dentifrici, collutori, striscette e penne sbiancanti ed altri prodotti cosmetici che promettono il miglioramento del colore dei denti, aquistabili anche nei comuni supermercati o addirittura (online) che vengono suggeriti sui social rimedi fai da te.
Il trattamento cosmetico deve prevedere una attenta osservazione clinica dello spessore dello smalto, livello di ipersensibilità preesistente, stili di vita alimentari fortemente pigmentanti, percezione del colore della persona assistita e aspettative estetiche realistiche.
L’approccio clinico deve prevedere l’approccio motivazionale alla scelta condivisa tra persona assistita e professionista, che deve trasferire l’attenzione agli effetti collaterali e deve prevedere particolare attenzione al controllo pre, in, e post trattamento della salute dei tessuti del cavo orale per prevenire, soprattutto se fuori dal controllo medico ed effettuato con prodotti ad alte concentrazioni o senza adeguate precauzioni e/o controlli odontoiatrici, il rischio di sensibilità dentale, irritazione delle mucose procurate da un uso scorretto delle mascherine, risultati di colore non uniformi.
Il livello di attenzione deve portare l’igienista dentale e l’odontoiatra ad intercettare quelle persone assistite che potrebbero essere affette da bleachorexia, una condizione in cui la persona assistita percepisce i propri denti gialli o scuri, anche se oggettivamente non lo sono, fino a diventare eccessivamente ossessionata dallo sbiancamento dei denti. Spesso, questa condizione, è esasperata al punto da sviluppare una dipendenza psicologica e utilizzo frequente oltre le indicazioni del produttore o del professionista.
La bleachorexia può essere legata a disturbi dell'immagine corporea, come il disturbo dismorfico corporeo, in cui una persona percepisce difetti fisici inesistenti o minimi. In questi casi è opportuno condividere a livello interdisciplinare con uno specialista gli aspetti psicologici.
Purtroppo, standard di bellezza irrealistici, sollecitati dai social media, possono sollecitare questa ossessione. L’evoluzione tecnologica ha messo a disposizione, per l’approccio clinico cosmetico di sbiancamento professionale, il Brilliant Lumina (Coltene) che ha la particolarità di essere privo di perossido di idrogeno e/o di carbamide e di avere una formula a base di acido ftalimidoperossicaproico (PAP). Il principio attivo PAP permette di ottenere un sorriso naturalmente più bianco senza generare sensibilità dentale durante e dopo il trattamento e senza compromettere la salute del dente. Oltre a dare un maggiore comfort alla paziente, presenta anche una consistenza ideale che permette all’operatore di realizzare una migliore preparazione e applicazione del gel. Vengono versate 3 gocce di liquido attivatore all’interno del barattolino di gel sbiancante da 2 ml, si mescola con una spatolina per 60 secondi, fino ad ottenere una massa omogenea. Viene apposta la diga liquida HySolate Liquid Dam, un composito microibrido fluido e fotopolimerizzabile che fornisce una protezione gengivale affidabile durante le procedure di sbiancamento e mordenzatura. Dopo avere fotopolimerizzato la diga liquida per proteggere le gengive, viene applicato il prodotto sulle superfici dentali, eseguendo 4 step da 15 minuti ognuno, aspirando e rimuovendo il gel dopo ogni step. Una volta terminato il trattamento e rimosso il gel residuo e la diga liquida, è opportuno osservare con la persona assistita il risultato finale ottenuto, confermato dalla rilevazione dello spettrofotometro e documentare fotograficamente la condizione clinica presente per comparare le condizioni cliniche pre e post trattamento.
Diventa indispensabile che la persona assistita sottoposta allo sbiancamento cosmetico professionale e/o domiciliare, si impegni ad eseguire corretti stili di vita di igiene orale domiciliare e successivi follow-up di controllo odontoiatrico.
Le abilità e competenze necessarie per una buona pratica clinica di sbiancamento cosmetico devono partire da una comunicazione efficace sulle procedure da eseguire stimolando un ascolto attivo dei bisogni della persona assistita, con la capacità di comprendere emozioni e percezioni del suo sorriso, per la decisione di scegliere le tecnologie che permettano sicurezza ed efficacia del trattamento e che limitino imprevisti di insuccesso.
Nota: immagine generata con IA
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