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05 Dicembre 2016

Serve un piano nazionale per l'odontoiatria, la richiesta dal Congresso AIO. Ma dove si possono trovare i fondi? Lo abbiamo chiesto al presidente Delogu


La richiesta era stata avanzata durante l'audizione in Parlamento e ribadita venerdì dall'Auditorium delle Ministero della Salute durante il VI Congresso Politico AIO dal tema "Accessibilità alla cure odontoiatriche".

Ma come dovrebbe essere strutturato?

"E' sostanzialmente un piano di prevenzione -spiega ad Odontoiatria33 Pierluigi Delogu (nella foto)- l'odontoiatra privato offrirebbe al pari dell'odontoiatria pubblica: visita odontoiatrica obbligatoria con istruzioni sull'igiene dei denti a tutti i bambini tra 0 e 6 anni, sigillature tra 6 e 9 anni gratuite almeno per i redditi più bassi visita di screening dei tumori e delle malattie del cavo orale obbligatoria per tutta la popolazione adulta. Per queste prestazioni la spesa sarebbe intorno a 90-100 milioni di euro, un ottavo dell'attuale importo della copertura dei Lea che da 800 milioni diventerebbe 900 milioni. La quarta operazione, cure precoci tra i 6 e i 14 anni sempre per figli di famiglie a basso reddito, è da quantificare. L'odontoiatria farebbe la sua parte con un piano di formazione nella prevenzione per professionisti del territorio, odontoiatri ma anche pediatri e medici di famiglia, che si estenderebbe a una fase 2, la lotta alle antibiotico resistenze".

Da anni chiedete al governo di agevolare l'accesso alle cure la detrazione della spesa per le cure odontoiatriche per i cittadini, ma mancano i soldi pubblici. Come si fa a trovare i fondi necessari?

Il Ministero dell'Economia fin qui non ha mai aperto a maggiori detrazioni, ma da alcuni anni è proprio quello a nostro avviso il sistema dal quale si può attingere per rilanciare il dentale: su una spesa odontoiatrica di 14 miliardi di euro, un 2-3% è sostenuto dalla parte pubblica e un 10% da mutue e fondi integrativi. Insomma, i cittadini cacciano di tasca propria dal dentista 12 miliardi di euro, di questi solo poco meno di 2,4 miliardi tornano dalle detrazioni. La differenza è 9,6 miliardi. Se pensiamo che questa somma riguarda (indagine Doxa Aiop) un 70% degli italiani, la proiezione è che manca un altro 30% all'appello, 3-4 miliardi, che si otterrebbero proprio incrementando le detrazioni fino al 50% (noi abbiamo proposto il 100). Questo capitale lo ritroveremmo non nel servizio sanitario nazionale ma nei crediti d'imposta degli italiani, crediti che potrebbero essere spesi dal dentista, sotto forma di "voucher", almeno entro certi redditi. In questi anni, alla richiesta di detrazioni il Mef ha risposto di far fatica a rinunciare a risorse certe; sta a noi portargli dei dati che gli dimostrino i ritorni di una simile linea per il sistema paese.

Avete approfondito il tema dei fondi integrativi. Quale è la vostra posizione? Non potrebbero essere una soluzione almeno per i lavoratori?

Lo sarebbero. Ma come formano le tariffe? Sulla base dei nomenclatori pubblici esistenti e della domanda di una certa prestazione, criteri che non tengono conto dei problemi legati alla qualità dell'offerta. E' nostro dovere anche deontologico richiamare tale aspetto, per questo chiediamo un tavolo, per incontrarci e iniziare a parlare un linguaggio comune, non è necessario stringere per ottenere risultati in pochi mesi. Noi scommettiamo sull'assistenza indiretta, il paziente paga ed è rimborsato, loro puntano sui convenzionamenti diretti, ma in questo modo ricalchiamo un servizio sanitario parallelo e stiamo attenti alle compatibilità, ai costi, quando il vero problema è che un paziente ha tanto più bisogno di cure odontoiatriche, e di una maggiore offerta, quanto più si trova in una situazione di vulnerabilità sociale o sanitaria.

Ultima domanda certamente provocatoria. Perché un'associazione di categoria che tutela i dentisti liberi professionisti chiede al Governo di incentivare l'odontoiatria pubblica?

Non è una provocazione perché la nostra proposta è un cambio di paradigma: non più o pubblico o privato ma un integrazione dei due fattori per un piano sanitario odontoiatrico. Un 60% di pazienti ogni anno non vede il dentista ma dovrebbe, un 30% non lo conosce, c'è necessità di una maggiore offerta e dovremmo essere tutti coinvolti. L'incentivo all'odontoiatria privata starebbe nella possibilità di accettare dei voucher che poi il dentista si "spenderebbe" a sua volta con il Fisco, sotto forma di sgravi, da mirare al miglioramento dell'accoglienza e della qualità. Sarebbe una sorta di "credito d'onore", a saldo Irpef io mi spendo un benefit dato da un attivo o da una minore imposta ma vincolando la spesa alla qualificazione dell'offerta nel mio studio.

Nor.Mac.

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